Antoni Simon Mossa
Patriotu sardu, sotzialista rivolutzionariu e babu mannu de s'Indipendentismu modernu


«Le finzioni sono finite. I miti non possono più nascondere la verità. Uno Stato sardo sovrano e indipendente è diventata l'unica strada che ai giorni nostri può portare ad una cooperazione fruttuosa non solo tra la Sardegna e l'Italia, ma tra il Popolo Sardo, l'Europa e il resto del mondo»
Nuoro, 16 ottobre 1946

«Il capitalismo e il colonialismo rimangono indissolubilmente legati: l'uno opera a Roma, l'altro a Cagliari, e non si può combattere uno senza attaccare l'altro. Il fatto che in Italia esista un proletariato rivoluzionario ed esistano i liberali, non muta in niente i dati fondamentali del problema coloniale»
Cagliari, 21 maggio 1948

«Non si uccide un'idea con la stessa facilità con cui si uccide un uomo. Se il Popolo Sardo, la Nazione Sarda, come ogni altro popolo del mondo, come ogni alta nazione, non tenesse ben alta la propria bandiera rinuncerebbe all'onore e porrebbe la propria candidatura all'umiliazione e al disprezzo»
Pisa, 14 maggio 1949

«Perché siamo in questa posizione di indipendentismo? Primo: perché noi sardi siamo diversi dagli altri popoli, per ragioni etniche, di cultura, di civiltà, di mentalità e sempre abbiamo conservato questa differenza che non ci consente una qualunque integrazione con altri popoli, come quello italiano, o francese, o spagnolo. Ma questa differenza, unita alla comune origine della nostra civiltà nel grembo del Mediterraneo, ci consente di vivere in piena armonia con tutti quei popoli, l’italiano, il francese, il catalano, lo spagnolo, il maghrebino, in una unione spirituale che è però il contrario di una unione politica di sottomissione»
Lula, 27 novembre 1967



«Se domani, fra due, dieci, cinquant'anni (il tempo è infinito) la Sardegna dovesse diventare Stato Indipendente, dopo tanti secoli di servilismo totale e rassegnato, avremmo una "repubblica di straccioni", come qualcuno ha qui dichiarato? Ebbene, diremo che è meglio una repubblica di straccioni che una colonia di miserabili»

«Il Sardismo è una esigenza, è un fattore determinante. E’ la componente valida di quel vasto e dinamico movimento comunitario che oggi si allarga in tutti i paesi della terra, verso conquiste certe, durature, assolute. In nome della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Il Sardismo è esigenza di giustizia, è simbolo di pace, è pegno per l’avvenire del popolo sardo e di tutti gli altri popoli oppressi»

«L'Italia ha impostato tutta la sua politica economica e la programmazione in termini chiaramente capitalistici, per cui qualsiasi intervento di solidarietà nazionale nei confronti della Sardegna si risolve in in rafforzamento del Neocolonialismo che già ci soffoca.
Diminuisce in altri termini la nostra libertà individuale e collettiva, a vantaggio dei nuovi feudatari industriali. E non possiamo fare riforme. Se avessimo invece lo Stato saremmo noi a dirigere la politica economica e la pianificazione, saremmo noi a fare le riforme sociali, a far cessare il regime coloniale. La rivoluzione sociale non è quindi possibile senza la conquista dell'Indipendenza.
Ed è con questa Indipedenza, con questa Autonomia politica ed economica, che noi possiamo inserirci nell'Europa Confederale e disporre, ben diversaemnte da oggi, del nostro destino.
La questione è quindi squisitamente politica»
Ollolài, 10 giugno 1967



«Noi crediamo che non la proprietà determini un certo equilibrio sociale, ma l'uso di essa in termini collettivi. E, quando diciamo proprietà e uso di essa, non intendiamo la sola povera terra, ma tutti i beni e i mezzi di produzione che debbono essere gestiti dalla collettività»
Lula, 27 novembre 1967

«Noi siamo un Partito rivoluzionario a forte contenuto sociale. Noi intendiamo mobilitare a fini di riscatto sociale tutto il Popolo Sardo per liberarlo dalla miseria e dalla schiavitù coloniale e neocoloniale che lo opprime; intendiamo affrancarlo dalla segregazione razziale e sociale... Intendiamo creare un benessere diffuso... Vogliamo che la produzione e la conseguente ricchezza che ne deriva sia equamente ripartita tra tutti coloro che lavorano e producono»
Bosa, 31 dicembre 1967

«Il Sadismo è un movimento popolare di riscossa nazionale e sociale dei Sardi. Esso interviene ed opera per la soluzione rivoluzionaria di questo angolo di Terzo Mondo, di cui la Sardegna è parte integrante; esso si protende verso l’avvenire del Popolo Sardo, lottando contro il suo isolamento, ma inserendolo nel contesto dei movimenti etnico-comunitari internazionali»
Sassari, 7-8 giugno 1970



«Ma se vogliamo veramente dare vita ad un movimento popolare che abbia come obiettivo la libertà del popolo sardo, il suo riscatto sociale, la sua indipendenza politica ed economica, nel quadro più ampio di un'Europa delle Etnie, è indispensabile trovare le matrici storiche della situazione odierna, ricercare e definire gli errori del passato e le cause del fallimento di tutti i tentativi di riscatto (a cominciare da quello di G. M. Angioy che merita uno studio approfondito)»

«Il Sardismo non è soltanto il principio autonomistico universale applicato alla Sardegna, ma anche e soprattutto il principio del Socialismo Rivoluzionario mondiale applicato al Popolo Sardo... Ma soprattutto rappresenta il principio universale della lotta contro l’oppressione coloniale che ha posto la Sardegna al margini dello sviluppo e del progresso civile»
Sassari, 14 gennaio 1971

«Il Sardismo è come una quercia saldamente piantata sulla roccia. Nessuno potrà mai sradicarlo da questa terra. Fintanto che esisteranno i Sardi, continuerà ad esistere il Sardismo»
Sassari, 13 luglio 1971