PRESENTAZIONE “COMITATO PER L’ASTENSIONE”

Venerdì 5 ottobre alle ore 10.30 presso Hotel Mediterraneo a Cagliari verrà presentato il comitato per l’astensione al referendum del 21 ottobre sulla legge STATURARIA.

Il nucleo promotore è costituito da indipendentisti dei movimenti SARDIGNA NATZIONE INDIPENDENTZIA, A MANCA PRO S’INDIPENDENTZIA e del 28 DE ABRILI e da altre organizzazioni e singoli che nel frattempo daranno l’adesione.
Verranno illustrate le motivazioni dell’astensione e le iniziative che il comitato intende intraprendere per invitare i sardi liberi a disertare le urne e non cadere nell’inganno del referendum polverone.
Sa proposta de adesione est istada fata puru a IRS e a ateros tzirculos indipendentistas a sos cale est istadu imbiadu puru su documentu unitariu.
Semus isperantzosos chi sos indipendentistas , in custa ocasione, atzapent mamentos de unione.

Casteddu, 03/10/07

pro su COORDINAMENTU NATZIONALE
Bustianu Cumpostu, Erricu Madau, Fidelicu Giuntini



.: bisi su jassu de su Comitau - vedi il sito del Comitato :.

COMITADU ASTENSIONE STATUTARIA

Coordinadores – 3394232098 - 3478575807- 3474230015

Il 21 ottobre il Popolo Sardo sarà chiamato ad esprimersi attraverso un referendum sull’approvazione o meno della cosiddetta “legge statutaria”.

Tale legge è il frutto di mesi di aspro dibattito tra le forze politiche “compradoras” intorno alla questione della riforma dello statuto autonomistico. Ricordiamo che su questo tema varie sono state, nei mesi scorsi, le proposte dei diversi partiti e altrettanto deciso è stato l’intervento dello stato italiano il quale, in barba a qualsiasi principio di “autonomia”, non ha avuto alcuna remora ad impugnare, di fronte alla corte costituzionale, la legge istitutiva della Consulta proposta dalla regione sarda. Secondo lo stato italiano la semplice utilizzazione della parola “sovranità del Popolo Sardo” viola la Costituzione repubblicana italiana. Varie le “motivazioni” utilizzate: “La sovranità è dell'intero popolo italiano. Un popolo sardo sovrano non esiste”, e poi ancora: ”Il popolo sardo non è sovrano” e “no alla sovranità, si associa all’indipendenza”.

Si è trattato di una palese e chiara dichiarazione di timore che in Sardigna il Popolo Sardo possa prendere coscienza dei propri naturali diritti e rivendicare il legittimo diritto all’autodeterminazione.

In questi giorni si assiste ad un “fervente” dibattito politico tra chi sostiene le ragioni dell’approvazione e costituisce i cosiddetti comitati per il “Si”, e coloro i quali, invece, argomentando la necessità che la legge non venga approvata, costituiscono i comitati per il “No”. Al di là della retorica, di cui entrambi gli schieramenti fanno abbondantemente uso, è opportuno chiarire che lo scontro maggiore in atto tra le varie forze politiche è quello sulla forma di governo, ovvero presidenzialismo o parlamentarismo (maggiori poteri alla giunta o al consiglio?) e sui “poteri” del presidente. Inutile forse sottolineare il fatto che, dietro colte enunciazioni che si richiamano a termini quali “giustizia”, “democrazia”, “autonomia”, etc., altro non si cela se non il desiderio da parte della classe politica “compradora” sarda, nelle sue varie componenti, di avere assicurato il proprio spazio nella “divisione della torta” che lo stato italiano, da buon padrone, assicura ai suoi fedeli servitori.

Recandoci alle urne per votare, indifferentemente dal “si” o dal “no”, noi non faremo altro che ratificare il contesto di una istituzione autonomistica che ci cancella come Nazione e che ci impone la sudditanza all’Italia, stato centralista ed attuale dominatore della Sardigna.

Ciò che realmente muove gli schieramenti che invitano a recarsi alle urne, al di là delle fumose distinzioni, sono gli stessi interessi: la gestione del potere delegata dallo stato centrale in colonia; che poi alcuni lo facciano in maniera sfacciata, barattando senza alcun pudore il proprio servilismo per una carriera da “compradore” a Roma, o che altri si presentino invece come gli uomini della svolta per poi comunque rispondere sempre chinando il capo di fronte alle richieste dello stato italiano a noi non interessa e non ci trae in inganno.

La statutaria regola la struttura che è stata decisa e imposta dallo stato italiano per perpetuare la dipendenza dei Sardi ed impedire che si creino aggregazioni socio-economiche e politiche in grado di organizzare l’aspirazione del nostro Popolo all’indipendenza e alla sovranità sul proprio territorio nazionale.

Questa classe politica e dirigente ha fallito! I fatti e i numeri parlano da soli: sotto l’esperienza autonomistica la Sardigna ha avuto una perdita secca di oltre un milione di abitanti con l’emigrazione, la rovina della sua economia agropastorale, il disastro di un errato, oltre che disumano, insediamento industriale estraneo all’isola ed infine la progressiva distruzione dell’identità etnico- linguistica e culturale dei sardi.

La Sardigna vive oggi ai limiti di un genocidio culturale ed etnico. Questa classe politica, anche se nel corso degli anni, indistintamente, si è ammantata di una vernice sardista, ha la responsabilità di aver favorito e di continuare a favorire i tentativi di genocidio culturale ed etnico portati avanti dallo stato italiano. Altro che autonomia!!! Altro che “statutaria”!!!

La truffa che si prospetta ai danni del nostro Popolo ha inoltre un altro pericolosissimo risvolto. La nuova legge Statutaria non muta affatto il carattere coloniale dell’attuale Statuto regionale. Tutte le proposte di cambiamento riguardano esclusivamente delle modifiche di assetto burocratico, ed esse non hanno altro interesse che quello di sedimentare il potere della servile classe politica sarda, garante del potere italiano sulla nostra terra. La “regione sarda” si ritrova a non avere, nelle competenze previste dalla “statutaria”, alcuna autonomia in ambito di programmazione della propria economia produttiva. La nostra situazione di sottosviluppo cronico deriva proprio dall’impostazione di stampo coloniale della nostra economia, perché l’Italia pretende che essa debba essere funzionale agli interessi “italiani” e non dei lavoratori sardi. Il disastro dello “sviluppo industriale” attualmente in atto, così come la beffa del latte pagato a prezzo di acqua, così come le scelte energetiche finalizzate solo a dare elettricità all’Italia anziché lavoro ai Sardi, la rapina indiscriminata delle materie prime, sono solo alcune tra le più evidenti e vergognose operazioni di sopruso coloniale nei confronti del Popolo Sardo. Il principale garante giuridico di questa situazione è appunto lo Statuto autonomo sardo, il quale, essendo costruito secondo gli interessi dell’Italia, altro non è che uno Statuto coloniale.

Per un indipendentista, aderire ai comitati per il “NO” o per il “SI” significa accettare di essere funzionale al sistema mediante il quale l’Italia impone la sudditanza alla Sardigna e illudersi che la sovranità e l’indipendenza si possano raggiungere rendendo più o meno democratico il “sistema” che regola la ripartizione dei poteri e specialmente dei privilegi della Casta che gestisce e media la nostra umiliazione e la nostra soggezione.

Mentre le due fazioni di servi coloniali battibeccano per un “si” o per un “no” ad una formalità che è comunque permanenza del colonialismo, Noi, ancora una volta stiamo dalla parte del Popolo Sardo ed in totale antitesi con la classe politica italianista.

Il 21 ottobre è una data importante! Disertando le urne daremo un segno evidente di rifiuto della “Sudditanza” imposta dallo stato italiano
alla Nazione sarda.

Proponiamo una astensione consapevole, attiva e di massa
al referendum coloniale

Invitiamo tutti i Sardi a ribellarsi all’ennesimo inganno e a difendere la propria dignità nazionale di fronte alla truffa che ancora una volta viene presentata come risoluzione dei nostri problemi

La vera risoluzione dei nostri problemi sta solo in noi stessi e nella nostra capacità di affermare unitariamente:
L’unico referendum che vogliamo votare è quello sull’Indipendenza della Nazione Sarda!


pro su COMITADU PROMOTORE
Bustianu Cumpostu, Erricu Madau, Fidelicu Giuntini