PROPOSTA PER UN'INIZIATIVA UNITARIA IL 28 APRILE, FESTA NAZIONALE DEL POPOLO SARDO
Alle organizzazioni:
- aMpI - a Manca pro
s’Indipendèntzia
- SNI - Sardigna
Natzione Indipendèntzia
- iRS - indipendèntzia
Repùbrica de Sardigna
Anche quest’anno il 28 Aprile,
Festa Nazionale del Popolo Sardo, si avvicina. E anche quest’anno le
istituzioni “autonomiste” (leggesi coloniali) si apprestano a svuotare e
folklorizzare il significato di questo giorno con una pratica ormai
consolidata: dedicare “Sa Die” a un presunto simbolo di sardità (dalla Brigata
Sassari, che invece altro non è che simbolo di morte e oppressione esportata in
mezzo mondo sotto l’etichetta di “democrazia”, a personaggi già sicuramente più
nobili su cui però possiamo avere differenti vedute come Lussu e, quest’anno,
Gramsci) e svuotarla, in maniera totale e quasi scientifica, di una anche solo velata
e superficiale analisi di quella che fu la sollevazione popolare di Cagliari
del 28 Aprile 1794 e dei moti rivoluzionari (noti con la denominazione di
“angioyani”) che nei due anni successivi coinvolsero tutta la Sardinnya con
l’obiettivo, in certi contesti cosciente e definito, in altri più vago, confuso
e in fase, per così dire, “embrionale”, dell’abbattimento del sistema feudale e
dell’emancipazione nazionale e sociale del Popolo Sardo dall’oppressione del
colonialismo sabaudo.
Sta al movimento indipendentista
armarsi di scopa e spazzare via fino all’ultimo granello quel folklorismo a cui
le celebrazioni istituzionali di una controversa sardità hanno relegato il 28
Aprile e onorare questa data non già come la festa della Regione Autonoma della
Sardegna, quale la si sta tentando di trasformare, bensì come la Festa
Nazionale del Popolo Sardo, ridando piena linfa a quel carattere di centralità
politica e sociale che gli è intrinseco.
Un carattere di centralità
politica e sociale che, partendo dall’analisi del movimento rivoluzionario che
si rese protagonista dei moti del 1793-’96 e proiettando alla fase attuale i
sentimenti e le aspirazioni della parte più avanzata e cosciente di questo, non
può che tradursi nella lettura indipendentista e anticolonialista dello stesso
28 Aprile. Quella lettura che terrorizza le istituzioni coloniali e le porta a
depredare, con l’ausilio della titanica e onnipotente azione dei media, sempre
a suo fedele servizio, quei fatti e il contesto storico e politico in cui si
verificarono dalla memoria collettiva del Popolo Sardo.
L’operazione in questione di
folklorizzazione e banalizzazione del 28 Aprile è parte funzionale e integrante
dell’etnocidio culturale e linguistico che il colonialismo italiano attua
contro la Nazione Sarda, nonché di quella massiccia offensiva repressiva che
dall’11 luglio scorso lo stato italiano ha avviato contro il movimento di
liberazione nazionale, sia dal punto di vista poliziesco (dagli arresti, le
perquisizioni e le inquisizioni dell’Operazione Arcadia, alla assurda e
paradossale denuncia da parte dei carabinieri italiani del coordinatore
nazionale di SNI Bustianu Cumpostu per aver prelevato durante un blitz con dei
pescatori del luogo dei fortemente inquinanti e dannosi resti di munizioni da
guerra dalla base militare di Capo Teulada, fino alla recentissima chiusura de
La Tana del Luppolo, uno dei punti di incontro e attività della sinistra
indipendentista a Cagliari), sia dal punto di vista istituzionale (dalle
umilianti dichiarazioni di quest’estate del ministro italiano degli Affari regionali Linda Lanzillotta secondo cui “non esiste un popolo sardo sovrano”,
alla nulla considerazione del ministero della difesa italiano di quella che è
la posizione della Regione sui territori soggetti a occupazione militare, come
La Maddalena e Santo Stefano, che dopo una ultratrentennale occupazione
statunitense è stato annunciato dover passare a esercito e marina italiani, e
come Capo Teulada, Capo Frasca e Quirra, che addirittura sarebbero in procinto di
passare agli eserciti francese e tedesco, fino al vergognoso, razzistico e
colonialistico atteggiamento tenuto da parte dei delegati della triplice
padronale CGIL-CISL-UIL contro il delegato del Sindacadu de sa Natzioni Sarda CSS
Anghelu Marras, costretto dopo una serie di improperi e sfottò contro il
carattere “nazionale sardo” della CSS ad abbandonare, in quanto appartenente a
un sindacato “non abbastanza rappresentativo”, una riunione svoltasi a Roma l’8
Marzo di quest’anno su delle controversie determinatesi tra le diverse OO.SS.
nella Banca di Sassari).
Quindi l’operazione che spetta a
noi patrioti sardi di seria analisi storica, politica e sociale sul Triennio
Rivoluzionario Sardo non può che essere parte funzionale e integrante del
percorso che ci proponiamo di percorrere che abbia come culmine la definitiva rinascita
nazionale, culturale e linguistica del Popolo Sardo, nonché della risposta e
dell’opposizione popolare alla repressione dello stato italiano contro il
movimento di liberazione nazionale e sociale sardo e all’occupazione militare
degli eserciti nazionali (italiano, statunitense e, da quel che si prospetta,
francese e tedesco) e transnazionali (NATO) stranieri.
L’iniziativa che ci proponiamo di
realizzare per il 28 Aprile è, pertanto, quella di una giornata di dibattito
sulle radici storiche del fenomeno indipendentista e sulle sue ragioni
politiche (che veda protagonisti i militanti e i simpatizzanti delle nostre
organizzazioni e vari intellettuali di area nazionalitaria), oltre che di
confronto sulle prospettive del movimento anticolonialista, da tenersi in un
luogo simbolico e geograficamente centrale che abbiamo individuato in Santa
Cristina di Paulilatino.
Invitiamo le forze
indipendentiste sopraccitate a lavorare con noi per una degna celebrazione
della nostra Festa Nazionale e per la realizzazione di questa giornata di
dibattito su “Le ragioni dell’indipendentismo”. Proponiamo un incontro per la
discussione dell’organizzazione di questa iniziativa domenica 1 Aprile alle ore
10:30 all’ingesso del sito archeologico di Santa Cristina di Paulilatino.
Bivat su 28 de Abrili!
Bivat sa Sardinnya lìbera!
Bivat su Pòpulu Sardu soberanu!
Fintzas a s’Indipendèntzia et a su Sotzialismu!
Casteddu, 21 de Martzu
de su 2007