Stralcio del documento costitutivo dell'«Organisassyone Sotzialista "Sardinnya Nassyone"» (1976-1981)


Nel documento costitutivo della predetta organizzazione, subito dopo aver sostenuto che «il Movimento Sardista, non necessariamente ristretto nei limiti del Partito Sardo d’Azione, è stato il primo tentativo moderno di organizzare a livello politico il bisogno di libertà dei Sardi», affermammo che «nella sua dirigenza però, fin dalla nascita (come spesso avviene per i movimenti di liberazione dei popoli oppressi) c’è stata la convivenza, più o meno “cordiale”, di due correnti: una puramente borghese, interclassista, privilegiante il compromesso autonomistico con lo Stato colonialista; l’altra profondamente socialista, popolare, consapevole della necessità di liberare sia economicamente che politicamente il Popolo Sardo».

In esso sostenemmo che, poiché «la corrente italianista ha preso ormai il sopravvento in quel che rimane del Partito Sardo d’Azione, portando il PSd’Az a enormi confusioni ideologiche e al fallimento politico», i Sardisti di base, preso atto dell’impossibilità «di liberare il Popolo Sardo dall’oppressione straniera, senza contemporaneamente lottare anche per l’abolizione del capitalismo, responsabile di ogni tipo di sfruttamento, compreso quello operato da una “nazione” nei confronti di un’altra Nazione», la lotta di liberazione nazionale della Sardegna «deve pertanto, per ottenere il successo, assumere su di sé anche il compito di liberare il proletariato sardo dallo sfruttamento di classe, così come la lotta di classe, in una Nazione in lotta contro il nemico straniero, deve prendere la forma di lotta nazionale».

Pertanto dichiarammo che «essendo la Sardegna una colonia dell’Italia ed il “capitalismo” la causa di tale aberrante condizione, la lotta anticolonialista deve necessariamente essere anche una lotta anticapitalista e socialista». Ed inoltre, che «il proletariato sardo deve assumersi in prima persona (avendo la borghesia sarda sempre tradito il suo stesso popolo) il compito di liberare se stesso e la sua Patria dall’oppressione dei padroni stranieri e dai loro funzionari sardi».

Riflessioni, queste, che hanno portato «la sinistra sardista a considerare chiusa l’avventura equivoca del Partito Sardo d’Azione e a promuovere la fondazione di un’“Organizzazione socialista rivoluzionaria sarda di liberazione nazionale”, che collaborasse con le altre forze sinceramente anticolonialiste, in vista della costituzione del “Partito Sardo dei Lavoratori” e della costituzione di una “Sardegna Libera e Socialista”», tenendo ben presente che “la Sardegna è un’entità storica”, e che «per lunghi secoli essa è esistita come Stato indipendente con la sua lingua, la sua cultura, le sue istituzioni, la sua vita religiosa, economica e sociale».

Poiché «la nostra lotta di liberazione non è (semplicemente) una lotta per l’Indipendenza e la libertà nazionale in astratto: siamo patrioti e socialisti, il nostro obiettivo finale è la liberazione integrale del nostro popolo», affermammo in quel documento: «vogliamo sviluppare la lotta patriottica nell’ambito di una prospettiva socialista, all’interno di un’ottica anticapitalista», in quanto «ciò significa essere decisi a realizzarci in quanto Nazione in una società libera dallo sfruttamento. Vogliamo, cioè, condurre avanti una lotta rivoluzionaria (che potrebbe avere momenti radicali), contro l’apparato di occupazione e di sfruttamento dello Stato oppressore come sola via per la realizzazione dei nostri obiettivi».

Infime ribadimmo che «il Popolo Sardo è una realtà oggettiva, è il prodotto storico-dialettico del rapporto di vari nuclei umani giunti in epoche diverse nell’isola di Sardegna, amalgamatasi nel tempo tra loro e inseritisi gradualmente in stretta simbiosi con l’ambiente specifico nella natura isolana», e che «da questo rapporto plurimillenario tra uomo e natura ha preso forma e sostanza una serie di caratteristiche che costituiscono i contorni dell’identità sarda, espressione diretta di una Comunità di lingua, di territorio, di vita economica e di formazione psichica…(qual è appunto) la Nazione Sarda», così come «la millenaria resistenza del Popolo Sardo allo straniero è un’altra realtà oggettiva, (che) si è espressa nei secoli in svariati modi, senza avere però fino ad oggi riportato pieno successo».

Ragione per cui, in conclusione, ritenemmo “irreversibile” il processo che Sardinnya Nassyone intendeva innescare per giungere in tempi brevi alla «costituzione del “Partito dei Lavoratori Sardi” e delle masse popolari». «Tale convinzione parte dalla constatazione che lo sfruttamento della Sardegna ha raggiunto  livelli tali da mettere seriamente la stessa sopravvivenza e l’avvenire del Popolo Sardo».

Naturalmente sapevamo benissimo che «la libertà e il futuro del Popolo Sardo dipendono anche dal sostegno dei rivoluzionari operanti nella Repubblica italiana e dall’esito della lotta di classe in Italia, nel Mediterraneo e nel mondo intero. Ma internazionalismo proletario non significa subordinazione degli interessi di un popolo a quelli di altri popoli: significa lottare contando principalmente sulle proprie forze e contribuire autonomamente al processo liberatorio dei popoli del mondo, in vista di una futura umanità senza classi e sfruttamento di nazionalità, di lingua o cultura, di sesso o religione».

Ribadimmo infine che «la gravità della crisi “che scuote lo Stato italiano”, i cui effetti (negativi) si ripercuotono amplificati in Sardegna, sta facendo nascere nell’isola due blocchi distinti: i “privilegiati” (compradori, notabili, industriali continentali) che partecipano allo “sviluppo” da una parte; dall’altra parte la quasi totalità del “popolo senza lavoro sicuro”, duramente sfruttata, costretta all’emigrazione», e che «i Sardi -davanti alla gravità della crisi- acquisteranno certamente una “sempre maggiore coscienza che il loro problema non può essere risolto in nessuno dei suoi tanti aspetti, se non con una modifica radicale nella distribuzione nella ricchezza e delle strutture del potere».

In calce al documento in questione compariva poi lo “slogan”: “Fedulàrios e Pòbulos Oprimìdos de totu su mundhu, aunìdebos! Illiberàdebos dai s’isfrutuamentu sotziale e de crasse, e illiberade sa Nassyone Sarda e sa Patria ‘ostra da-i su Colunialismu italianu!” (Proletari e Popoli Oppressi di tutto il mondo, unitevi! Liberatevi dallo sfruttamento sociale e di classe, e liberate la Nazione Saeda e la vostra Patria dal Colonialismo italiano!).


Tratto dal libro “Antonio Simon Mossa visto da vicino” di Giampiero “Zampa” Marras