La strategia che il 28 de Abrili
assume, preso atto del fatto che la forma fondamentale in cui si manifesta in
Sardinnya la contraddizione capitale-lavoro è quella dell’oppressione nazionale
e dello sfruttamento coloniale della borghesia imperialista italiana
(attraverso lo stato italiano, sua istituzione politica e statuale) ai danni
del Popolo Lavoratore Sardo, è riassumibile nei due seguenti principi:
- non può esserci
lotta di liberazione sociale senza lotta di liberazione nazionale: per una
comunità dai caratteri nazionali di lingua, cultura, storia, territorio, vita economica
e conformazione psichica così spiccati e caratteristici come quella sarda, non
è pensabile una costruzione del socialismo che non sia autonoma da quella del
popolo italiano e di tutti gli altri popoli della terra, all’insegna
dell’autodecisione e dell’autodeterminazione nazionale e della cooperazione
internazionalista con tutti i popoli del mondo, nel rispetto del principio marxiano
secondo cui “non può essere libero un popolo che opprime un altro popolo”;
il socialismo in Sardinnya non potrà essere edificato se non attraverso il
conseguimento della piena indipendenza politica, economica e sociale del Popolo
Lavoratore Sardo, che potrà così e solo così avviare la costruzione della
propria via nazionale al socialismo;
- non può esserci
lotta di liberazione nazionale senza lotta di liberazione sociale: la lotta
indipendentista è lotta contro un sistema politico, economico e sociale che ha
come carattere intrinseco la negazione del diritto dei popoli
all’autodeterminazione; se il futuro stato sardo rimarrà interno a questo barbaro
sistema fondato sullo sfruttamento e sull’oppressione delle masse popolari del
mondo da parte di una potente oligarchia finanziaria, la stessa indipendenza
rimarrà un fattore del tutto formale e illusorio e lo stato e il popolo sardo
rimarranno in un rapporto di sudditanza e sottomissione rispetto al grande
capitale internazionale.
Quindi, da un lato il
conseguimento dell’indipendenza nazionale non può che essere l’unico
presupposto per la costruzione del socialismo, dall’altro il socialismo non può
che essere l’unico disinteressato garante della piena ed effettiva indipendenza
politica, economica e sociale del Popolo Lavoratore Sardo. Come diceva il
compagno-patriota Antoni Simon Mossa, «Il capitalismo e il colonialismo rimangono indissolubilmente legati:
l'uno opera a Roma, l'altro a Cagliari, e non si può combattere uno senza
attaccare l'altro. Il fatto che in Italia esista un proletariato rivoluzionario
ed esistano i liberali, non muta in niente i dati fondamentali del problema
coloniale». Quindi l’unica
strada da percorrere per una totale, completa e definitiva sconfitta del
capitalismo colonialista italiano è quella della lotta nazionale e di classe
come unica e inscindibile lotta.
Per la messa in atto di questa
linea politica e per il conseguimento degli obiettivi dell’indipendenza, della
democrazia autentica e del socialismo riteniamo tappa necessaria e imprescindibile
la costruzione di due strumenti politici fondamentali: il Fronte ampio di
liberazione nazionale e sociale e il Partidu Comunista Sardu (PCS):
- il Fronte ampio di
liberazione nazionale e sociale come compimento dell’Unità patriottica e
popolare e alleanza strategica (definita da un programma minimo) di tutte le forze che lottano per l’indipendenza
della Patria Sarda inserita nel contesto di un’Europa antimperialista e dei
Popoli e per la costruzione di un modello di società realmente alternativo a
quello impostoci dal capitalismo colonialista italiano.
- il PCS come
aggregazione organica della componente del movimento anticolonialista sardo che,
partendo da posizioni marxiste, leniniste e gramsciane, inserisca gli obiettivi
della liberazione nazionale e dell’indefinita e generica alternativa societaria
al capitalismo colonialista italiano in un chiaro ed esplicito progetto di
costruzione della via nazionale sarda al Socialismo del XXI secolo.
Dal nostro punto di vista un
Fronte ampio di Unità popolare che non abbia tra le sue componenti un Partito
Comunista Sardo che sappia interpretare e dare voce alle aspirazioni più
avanzate del Popolo Lavoratore Sardo sarebbe fortemente limitato e un Partito
Comunista Sardo che non agisca nel contesto di un Fronte ampio di Unità
popolare regolato da un programma minino
di liberazione nazionale e sociale, cercando di caratterizzare questo da un
punto di vista sempre più progressivo e rivoluzionario, sarebbe addirittura inutile.
La lotta nazionale di classe, per
trasformarsi da lotta di avanguardia a lotta di massa, fatta propria e
combattuta attivamente da operai e pastori, impiegati e contadini, artigiani e
pescatori, studenti e minatori, precari e disoccupati, deve andare ad
analizzare, a smascherare e a colpire tutti gli aspetti dello sfruttamento che
il capitale coloniale esercita sul Popolo Lavoratore Sardo: dalla scientifica
imposizione dello “sviluppo” di un singolo settore industriale (quello
petrolchimico) col fine di creare una sempre maggiore dipendenza economica dal continente, ai danni provocati dalle
criminali esercitazioni militari degli eserciti di occupazione, che per
pastori, contadini e pescatori delle aree interessate, oltre che salutari, sono
anche economici, ai drammatici tassi di disoccupazione che costringono migliaia
di giovani a non avere altra scelta fra l’emigrazione e l’arruolamento nelle
istituzioni militari colonialiste, all’insostenibile instabilità che la
condizione di precarietà comporta alla vita della ormai grande maggioranza di
“fortunati” che riescono prima o poi a trovare un lavoro nella propria Terra.
Con il consolidamento e
l’avanzamento della lotta nazionale di classe si andrà delineando sempre più la
strada da percorrere per il conseguimento della piena liberazione nazionale,
sociale, economica, politica, culturale e linguistica del Popolo Lavoratore
Sardo. Questa strada emancipatrice, che noi chiamiamo via sarda al socialismo, porterà alla costruzione di un nuovo
modello di società, radicalmente alternativo a quello del capitalismo
colonialista impostoci d’oltremare. Punti fondamentali di questa saranno:
- La costruzione di una repubblica indipendente,
democratica e popolare che, partendo da un analisi critica ma costruttiva del
modello socialista del secolo scorso e dalle peculiari sue applicazioni
(traendo insegnamento dai numerosi e incancellabili aspetti positivi e, ancora
di più, dai non secondari limiti), lavori all’edificazione di un socialismo
sardo ed euro-mediterraneo, che si inserisca a pieno titolo fra i diversi
modelli di socialismo in corso di elaborazione e di sviluppo per il XXI secolo,
da quello bolivariano del Venezuela
(con influssi in tutta l’America Latina) a quello maoista del Nepal (con influssi in tutto il Sud-Est Asiatico). Il
compito fondamentale della Repubrica
Sotzialista de Sardinnya dovrà essere la graduale ma completa eliminazione
dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo (secondo la parola d’ordine Liberus in Terra libera) e, quindi,
l’edificazione di un economia socialista pianificata sotto il controllo del
Popolo Lavoratore Sardo, detentore e gestore di tutti i mezzi di produzione,
distribuzione e credito, attualmente nelle indegne mani della borghesia
imperialista italiana e internazionale e amministrati dalla borghesia
compradora sarda.
- La costruzione di un modello di democrazia
diametralmente opposto a quello “rappresentativo” e “indiretto” delle potenze
imperialiste occidentali e delle loro colonie (anche se formalmente
indipendenti) politiche ed economiche sparse in giro per il mondo: socialismo
del XXI secolo significa rapportazione diretta del Popolo al potere politico,
partecipazione diretta del Popolo a tutte le scelte strategiche per la Nazione
e, laddove rimanga il principio rappresentativo (che comunque dovrà avere un
ruolo del tutto secondario rispetto a quello centrale e assoluto delle
“democrazie” imperialiste occidentali) revocabilità dal basso e in ogni momento
di qualsiasi carica di ogni grado e livello. Solo garantendo il controllo popolare al processo rivoluzionario e
rendendo il popolo un artefice diretto del processo rivoluzionario stesso è
possibile prevenire la restaurazione controrivoluzionaria in seguito al ricambio
generazionale del gruppo dirigente. Questo è stato il vero limite del
socialismo novecentesco, l’aver affidato a una semplice classe dirigente la
costruzione rivoluzionaria del socialismo e l’aver tagliato fuori, a lungo
andare, il popolo dalla partecipazione attiva a questo processo. Una volta
venuta meno la classe dirigente che ha preso parte alla presa rivoluzionaria
del potere politico, l’infiltrazione della controrivoluzione nella classe
dirigente di ricambio si è rivelata sistematica nel corso della storia in
assenza di una partecipazione popolare diretta alla vita politica.
- Opposizione assoluta e serrata a qualsiasi tipo di
occupazione militare straniera, sia di eserciti nazionali (italiano,
statunitense, ecc.) che sovranazionali (NATO) e totale liberazione dagli
eserciti occupanti. Questa dovrà essere, se non un presupposto, comunque un
effetto immediato della conquista dell’Indipendenza: la presenza di eserciti di
stati i cui interessi cozzano con le più alte aspirazioni di libertà del Popolo
Lavoratore Sardo, sarebbe una minaccia e un arma da ricatto in una fase
avanzata di lotta di liberazione nazionale e, soprattutto, nel momento in cui
risultasse chiaro che la già poco gradita Repubblica Sarda indipendente intenda
sviluppare una politica socialista e antimperialista.
- Salvaguardia, incentivazione e valorizzazione dei
tessuti e delle strutture comunitarie sopravvissuti al genocidio etno-culturale
del capitalismo colonialista italiano. Ogni comunità paesana e cittadina potrà
godere di un ampia autonomia rispetto all’autorità centrale dello stato, in un
sistema di unità nazionale caratterizzato da un ampio federalismo interno.
Dovrà essere messa in atto una campagna di ripopolamento dei paesi e
rivalorizzazione delle attività tipiche della nostra economia nazionale
scoraggiate e combattute dal potere coloniale: agricoltura, pastorizia, pesca,
estrazione dei minerali e artigianato.
- Difesa dell’ambiente e del sistema ecologico della
Nazione Sarda e contribuzione, a livello internazionale, per la salvezza
dell’intero Pianeta. E’ un dato di fatto ormai incontrovertibile che
basterebbero pochi altri decenni di simile sfruttamento del nostro Pianeta da
parte del sistema capitalistico mondiale per fare in modo che l’intera civiltà
umana, così come la concepiamo attualmente, non sopravviva al secolo appena
avviato. Occorre quindi porre in una posizione di assoluta centralità, nella
prospettiva socialista del XXI secolo, la ferma e decisa lotta contro la
scellerata, disastrosa e criminale distruzione e devastazione dell’ecosistema
da parte di una minuscola oligarchia di esseri umani, perché non potrà esserci
riscatto del Popolo Sardo se non esisterà più il Popolo Sardo e non potrà
esserci riscatto dell’Umanità intera se non esisterà più l’Umanità intera.