Il
tavolo di lavoro sulla questione sarda tenutosi il 30 ottobre alla
Facoltà di Lettere autogestita è stato interessante sotto molteplici
aspetti. Hanno partecipato alla discussione molti studenti, lavoratori,
insegnanti e sindacalisti che hanno deciso di continuare a mantenere in
vita il tavolo. Gli interventi sono stati diversi e naturalmente le
posizioni in campo sono molte, talvolta anche contraddittorie tra loro
e difficilmente sintetizzabili, almeno su un piano squisitamente
politico. Ma il tavolo ha raggiunto un pieno accordo su alcune linee
guida che credo di poter sintetizzare così:
Questione
linguistica: Rivendicare piena dignità alla lingua sarda, nella
ricchezza di tutte le sue varianti, anche se non è un atto di per sé
indipendentista, va certamente nella direzione di una affermazione più
piena di sovranità e di consapevolezza del popolo sardo. Parlare sardo,
scrivere in sardo, pensare in sardo, sognare in sardo significa dare
dignità alla nostra lingua dopo 50 anni di repressione linguistica,
eliminare le discriminazioni di fatto che esistono per i sardi
madrelingua, rispondere ad un principio pedagogico della scuola per
l’infanzia quale quello di valorizzare e non reprimere l’habitat
linguistico e sociale di appartenenza dei bambini, arginare e
combattere la fossilizzazione, la marginalizzazione e la
folklorizzazione della lingua e della cultura sarda oggi relegate alla
sfera dei sentimenti e della commercializzazione turistica.
Ruolo
della scuola e dell’Università nel tessuto sociale sardo: La scuola e
l’Università sarde oggi sono tutto tranne che «sarde». Essa infatti è
del tutto slegata dal contesto storico, sociale, linguistico, artistico
e produttivo della nostra terra. È necessaria una loro profonda
riforma; in particolare esse devono dare vita ad un’ampia produzione
scientifica bilingue e ripristinare un legame organico con le questioni
e i problemi che caratterizzano la nostra terra.
Cultura sarda
e modernità. Oggi la cultura moderna non è in sardo! La scuola e
l’Università devono essere all’avanguardia nel fronteggiare il processo
di rimozione-fossilizzazione della cultura dei sardi e ripristinare la
comunicazione fra la cultura popolare, ancora viva, e la ricerca
scientifica.
Lavoro. Una scuola e una Università sarde così
concepite sarebbero utilissime alla ripresa economica della nostra
economia attualmente in forte crisi. Una volta ripristinato il rapporto
fra istruzione e contesto sociale, antropologico e produttivo sardo, i
diplomati e i laureati sardi tornerebbero ad essere una risorsa per la
comunità sarda e non sarebbero più costretti ad emigrare.
Questione
sarda e riforma Gelmini. La riforma Gelmini avrà un impatto devastante
non solo sulla scuola, ma anche e soprattutto sull’intera società
sarda. Favorirà l’accelerazione dello spopolamento delle zone interne
condannando definitivamente decine di paesi. Le Università sarde
faticheranno poi a trovare industriali e capitalisti disponibili a
finanziare la loro trasformazione in fondazioni e gli studenti sardi
che vorranno avere una istruzione universitaria di qualità dovranno
emigrare in continente.
domenica 2 novembre 2008