MAO TSE-TUNG
Ancora a proposito dell'esperienza storica della dittatura del proletariato
Nell'aprile 1956 abbiamo discusso
dell'esperienza storica della dittatura del proletariato in rapporto alla
questione di Stalin. In seguito, un certo numero di altri avvenimenti che hanno
avuto luogo nel movimento Comunista internazionale hanno attirato l'attenzione
del nostro popolo. La pubblicazione sui nostri giornali del discorso del
compagno Tito datato 11 novembre e dei commenti formulati su di esso dai vari
partiti comunisti hanno sollevato molte nuove domande che esigono una risposta.
In quest'articolo noi ci soffermiamo in particolare sulle seguenti questioni:
1. la valutazione del corso
fondamentale seguito dall'Unione Sovietica nella sua Rivoluzione e nella sua
costruzione socialista; 2. la valutazione dei meriti e degli errori di Stalin;
3. la lotta contro il dogmatismo e il revisionismo; 4. la solidarietà
internazionale del proletariato di tutti i paesi.
Nell'esaminare le questioni
internazionali contemporanee si deve procedere in primo luogo dal fatto che sta
al fondo di tutto, Cioè l'antagonismo tra il blocco aggressivo imperialista e
le forze popolari del mondo intero.
Il popolo cinese, che ha tanto
sofferto sotto l'aggressione imperialista, non dimenticherà mai che
l'imperialismo si oppone sempre alla liberazione dei popoli di tutti i paesi e
all'indipendenza delle nazioni oppresse, che l'imperialismo ha sempre
considerato come la sua bestia nera il movimento Comunista che difende nel modo
più risoluto gli interessi dei popoli. Dopo la nascita del primo stato
socialista, l'Unione Sovietica, l'imperialismo cercò di nuocergli con ogni
mezzo. Dopo la formazione di tutto un gruppo di stati socialisti, l'ostilità
del campo imperialista verso il campo socialista e le attività di sabotaggio
condotte apertamente dal campo imperialista contro il campo socialista sono
diventate una caratteristica ancora più accentuata della politica mondiale. Gli
Stati Uniti, che sono alla testa del campo imperialista, intervengono con un
odio e un cinismo particolari negli affari interni dei paesi socialisti. Da
anni essi impediscono al nostro paese di liberare Taiwan, che fa parte del
nostro territorio e da anni hanno apertamente adottato come politica di governo
il sovvertimento dei paesi dell'Europa orientale.
Dopo la guerra di aggressione
scatenata in Corea, l'attacco più serio dell'imperialismo contro il campo
socialista è stata l'attività dispiegata durante gli avvenimenti dell'ottobre
1956 in Ungheria. Secondo quanto è stato indicato dalla risoluzione adottata
dal Comitato centrale provvisorio del Partito operaio e socialista ungherese,
gli avvenimenti d'Ungheria sono stati provocati da cause diverse tanto esterne
che interne e ogni interpretazione unilaterale sarebbe sbagliata ma nella
provocazione di questi avvenimenti l'imperialismo internazionale ha svolto un
"ruolo essenziale e determinante". Dopo che il loro complotto, che
mirava a restaurare la controrivoluzione in Ungheria, fu smascherato, gli
imperialisti, con gli Stati Uniti in testa, hanno manovrato all'ONU perché si
adottassero risoluzioni dirette contro l'Unione Sovietica allo scopo di
intervenire negli affari interni dell’Ungheria, scatenando nello stesso tempo
in tutto il mondo occidentale una forsennata campagna anticomunista. Benché gli
imperialisti americani, approfittando della disfatta della Gran Bretagna e della
Francia nella guerra d'aggressione contro l'Egitto, cerchino con tutti i mezzi
di impadronirsi delle posizioni britanniche e francesi nel Medio Oriente e
nell'Africa del Nord, essi si sono impegnati a risolvere i
"malintesi" che esistono tra di loro da una parte e la Gran Bretagna
e la Francia dall'altra e a realizzare una "comprensione più stretta e più
profonda", allo scopo di ricostituire il loro comune fronte di lotta
contro il comunismo, contro i popoli dell'Asia e dell'Africa, contro i popoli
amanti della pace di tutto il mondo I paesi imperialisti devono unirsi per
lottare contro il comunismo, contro il popolo, contro la pace:
questo in parole povere il senso
della "filosofia di vita e d'azione che deve essere la nostra in questo
momento critico della storia mondiale", filosofia che Dulles ha formulato
nella sessione del consiglio della NATO. Essendosi lasciato un poco andare alle
sue illusioni, Dulles ha affermato: "la struttura Comunista sovietica si
trova in uno stato di degenerazione (?) e il potere dei dirigenti è in sfacelo
(?)... Di fronte a questa situazione le nazioni libere devono mantenere una
pressione morale che contribuirà a scuotere il sistema Comunista
sovietico-cinese e devono mantenere la loro potenza militare e la loro fermezza".
Egli ha invitato i paesi della NATO a "rovesciare il potente dispotismo
sovietico (?), che si basa su concezioni militariste (?) e atee" e ha
dichiarato che "sembra che una modificazione del carattere del mondo
(Comunista) sia ormai una possibilità (!)".
Noi abbiamo sempre considerato il
nemico come il nostro migliore maestro e Dulles ci da oggi una nuova lezione.
Che egli ci calunni mille volte, che ci maledica diecimila volte, nulla di
nuovo né di stupefacente; ma quando egli pretende da un punto di vista "filosofico"
che il mondo imperialista ponga, sopra tutte le altre, le contraddizioni che
esistono tra esso e il comunismo, che ogni sforzo sia consacrato a
"modificare il carattere del mondo (Comunista)", a
"scuotere" e a "rovesciare" il sistema socialista con alla
testa l'Unione Sovietica, benché i suoi sforzi siano certamente inutili, la sua
lezione è tuttavia utilissima per noi. Noi siamo sempre stati e continueremo a
essere partigiani di una coesistenza pacifica dei paesi socialisti e
capitalisti e della loro competizione pacifica, ma gli imperialisti cercano
continuamente di annientarci. Così noi non dobbiamo mai dimenticare la lotta di
classe su scala mondiale. Noi siamo in presenza di due tipi di contraddizioni a
carattere differente: le prime sono le contraddizioni fra i nostri nemici e noi
(fra il campo imperialista e il campo socialista, tra gli imperialisti da una
parte e tutti i popoli del mondo, tutte le nazioni oppresse dall'altra, tra la
borghesia e il proletariato nei paesi imperialisti, ecc.). Queste sono le
contraddizioni fondamentali: esse poggiano su un conflitto di interesse tra
classi ostili. Le seconde sono le contraddizioni in seno al popolo (tra una
parte di popolo e l'altra, tra certi compagni e altri, in seno a uno stesso
Partito comunista, tra il governo e il popolo nei paesi socialisti, tra paesi
socialisti, tra partiti comunisti, ecc.). Queste non sono contraddizioni
fondamentali; esse nascono non da un conflitto fondamentale tra interessi di
classe, ma da conflitti tra opinioni giuste e opinioni errate, o da
contraddizioni parziali di interesse. La soluzione di queste contraddizioni
deve prima di tutto essere subordinata agli interessi generali della lotta
contro il nemico. Le contraddizioni in seno al popolo possono e devono essere
regolate ispirandosi a una volontà unitaria attraverso la critica o la lotta e
questa soluzione deve portare a una nuova unità in nuove condizioni. Certo la
vita pratica è complessa. Classi i cui interessi si trovano in un conflitto
fondamentale possono talvolta unirsi per fronteggiare il loro principale nemico
comune; viceversa in determinate condizioni certe contraddizioni in seno al
popolo possono trasformarsi progressivamente in contraddizioni antagoniste se
una delle parti in questione passa progressivamente al nemico. Le
contraddizioni di questo genere finiscono per mutare del tutto di natura e
cessano di essere contraddizioni in seno al popolo, per divenire una componente
della contraddizione tra i nostri nemici e noi. Fenomeni di questo genere si sono
prodotti nella storia del Partito comunista dell'Unione Sovietica e del Partito
comunista cinese. In breve. chiunque si mantiene sulle posizioni del popolo,
non dovrebbe mai trattare alla stessa stregua le contraddizioni all'interno del
popolo e le contraddizioni tra il nemico e noi stessi, non può confondere i due
tipi dì contraddizioni nè tanto meno porre le contraddizioni tra le forze
popolari al di sopra delle contraddizioni tra il nemico e noi stessi. Coloro
che negano la lotta di classe e non distinguono tra il nemico e noi non sono nè
comunisti. nè marxisti-leninisti.
Prima di affrontare l'esame delle
questioni indicate, pensiamo che sia necessario risolvere questo problema della
posizione fondamentale. ltrimenti perderemmo necessariamente il nostro
orientamento e saremmo incapaci di dare una spiegazione corretta degli
avvenimenti internazionali
La valutazione del corso fondamentale seguito dall'Unione Sovietica
nella sua rivoluzione e nella sua costruzione socialista
Da tempo gli attacchi degli imperialisti
contro il movimento Comunista internazionale sono soprattutto diretti contro
l'Unione Sovietica. Ora anche le discussioni nate in questi ultimi tempi in
seno al movimento Comunista internazionale riguardano per la maggior parte la
concezione che si ha dell'Unione Sovietica. Anche la corretta valutazione della
via fondamentale che la Rivoluzione e la costruzione socialiste hanno seguito
in Unione Sovietica è uno dei problemi importanti ai quali marxisti-leninisti
devono rispondere.
La teoria marxista della
rivoluzione proletaria e della dittatura del proletari:
costituisce la generalizzazione
scientifica dell'esperienza del movimento operaio. Ma, fatta eccezione della
Comune di Parigi che durò soltanto 72 giorni, Marx Engels non hanno potuto
vedere realizzare né la Rivoluzione proletaria, nè la dittatura del
proletariato, per le quali essi hanno combattuto tutta la loro vita. Nel 1917,
proletariato russo guidato da Lenin e dal Partito Comunista dell'Unione
Sovietica ha condotto la Rivoluzione proletaria alla vittoria e instaurato la
dittatura del proletariato; in seguito è riuscito a costruire una società
socialista. Il socialismo scientifico, che fino a quel momento non era stato
che una teoria e un ideale, era diventato una realtà vivente. Così la Rivoluzione
dell'ottobre 1917 in Russia ha aperto una nuova era, non soltanto nella storia
del movimento Comunista ma anche nella storia di tutta l'umanità.
L'Unione Sovietica ha riportato
dei prodigiosi successi durante i trentanove anni che sono trascorsi dalla
rivoluzione. Dopo aver abolito il sistema di sfruttamento essa ha posto fine
all'anarchia, alle crisi e alla disoccupazione nella sfera economica.
L'economia e la cultura si sviluppano nell'unione Sovietica con un ritmo che
nessun altro paese capitalista può raggiungere. Nel 1956 la produzione
industriale globale dell'Unione Sovietica è già trenta volte più alta di quella
del 1913, livello record raggiunto prima della rivoluzione. Un paese che prima
della rivoluzione era arretrato da un punto di vista industriale e la cui
popolazione presentava un numero elevato di analfabeti, è divenuto oggi la
seconda potenza industriale del mondo e possiede forze scientifiche e tecniche
che sono superiori a quelle degli altri paesi, nonché una cultura socialista altamente
sviluppata. I lavoratori dell'URSS, oppressi prima della rivoluzione, sono oggi
i padroni del paese e della società; essi hanno sviluppato una grande attività
e dato prova di uno spirito di iniziativa crescente nella lotta rivoluzionaria
e nel lavoro di edificazione; la loro situazione materiale e la loro vita
culturale sono state radicalmente trasformate. Prima della Rivoluzione
d'Ottobre la Russia era una prigione per i popoli che l'abitavano; dopo la
Rivoluzione questi hanno tutti uguali diritti e si sono rapidamente trasformati
in popoli sociali avanzati.
Il cammino seguito dall'Unione
Sovietica non è stato in alcun modo un cammino facile. Dal 1918 al 1920 essa è
stata attaccata da 14 Stati capitalisti. Nel primo periodo della sua esistenza
è stata sottoposta a dure prove: la guerra civile, la carestia, difficoltà
economiche, l'attività settaria e scissionistica in seno al Partito. Nel
periodo decisivo della Seconda guerra mondiale, prima che i paesi occidentali
aprissero il secondo fronte, l'Unione Sovietica sopportò da sola il peso
dell'attacco di milioni di uomini dell'armata hitleriana e dei suoi alleati e
li sconfisse. Queste dure prove non hanno spezzato l'Unione Sovietica nè
arrestato la sua marcia in avanti.
L'esistenza dell'URSS ha scosso
fino dalle sue fondamenta il dominio dell'imperialismo; essa ha fatto nascere
in tutti i movimenti di liberazione nazionale dei popoli oppressi speranze,
fiducia e coraggio senza limiti. I lavoratori di tutti i paesi hanno offerto il
loro appoggio all'Unione Sovietica; questa a sua volta ha offerto il suo
appoggio ai lavoratori di tutti i paesi. L'Unione Sovietica ha praticato una
politica estera a difesa della pace mondiale, del riconoscimento
dell'uguaglianza giuridica di tutte le nazioni e della lotta contro
l'aggressione imperialista. L'Unione Sovietica è stata la forza principale che
ha trionfato su scala mondiale sull'aggressione fascista. L'eroica armata
sovietica ha liberato i paesi dell'Europa orientale e una parte dell'Europa
centrale, il nord est della Cina e il nord della Corea, cooperando con le forze
popolari di questi paesi. L'Unione Sovietica ha stabilito relazioni amichevoli
con tutti i paesi delle democrazie popolari, li ha aiutati nella loro
edificazione economica e ha formato con loro una potente roccaforte della pace
nel mondo: il campo socialista. Essa ha anche offerto un potente sostegno ai
movimenti di indipendenza delle nazioni oppresse, al movimento mondiale dei
popoli per la pace e ai numerosi giovani stati pacifici, che, dopo la Seconda
guerra mondiale, si sono costituiti in Asia e in Africa.
Questi sono fatti indiscutibili,
noti da lungo tempo. Perché richiamarli di nuovo alla memoria? Perché i nemici
del comunismo oggi come altre volte li negano interamente e perché nel momento
attuale certi comunisti, quando analizzano l'esperienza dell'unione Sovietica,
concentrano spesso tutta la loro attenzione su di un aspetto secondario della
questione e trascurano l'essenziale.
Per ciò che concerne l'esperienza
della Rivoluzione e della costruzione socialista in Unione Sovietica, essa
presenta, rispetto alla sua portata internazionale, molti aspetti diversi. Una
parte dell'esperienza dei successi riportati in URSS ha un carattere
essenziale, un valore universale nel momento attuale della storia dell'umanità.
Ciò è la cosa principale, l'essenziale nell'esperienza sovietica. L'altra parte
di questa esperienza non ha una portata universale. Inoltre l'esperienza
dell'Unione Sovietica comporta anche degli errori e degli insuccessi. Benché
gli errori e gli insuccessi possano manifestarsi in forma diversa ed essere più
o meno gravi, nessun paese potrà mai evitarli completamente. L'Unione
Sovietica, primo paese socialista, non poteva beneficiare dell'esperienza dei
successi di altri paesi per ispirarsene e le era ancora più difficile evitare
certi errori e certi insuccessi.
Questi errori e questi insuccessi
sono per tutti i comunisti una lezione estremamente utile. Perciò l'esperienza
dell'Unione Sovietica, ivi compresa quella di certi errori e di certi
insuccessi, merita di essere studiata con cura, rimanendo inteso che
l'esperienza fondamentale dei successi riportati dall'Unione Sovietica riveste
l'importanza principale.
Il solo fatto dei progressi
compiuti dall'Unione Sovietica prova che la fondamentale esperienza sovietica
nella rivoluzione e nella costruzione è una grande conquista. È il primo canto
di vittoria del marxismo-leninismo nella storia dell'umanità ed esso risuona in
tutto il mondo.
In che cosa dunque consiste
l'esperienza fondamentale compiuta dall'Unione Sovietica nella sua Rivoluzione
e nella sua costruzione socialista? A nostro giudizio cinque sono gli aspetti
fondamentali:
1. l'avanguardia del proletariato
si organizza in un Partito comunista che prende il marxismo-leninismo come
guida per l'azione, che si organizza secondo il principio del centralismo
democratico, che stabilisce stretti legami con le masse, che diventa il nucleo
delle masse lavoratrici ed educa i suoi membri e le masse popolari al
marxismo-leninismo.
2.Il proletariato, sotto la guida
del Partito comunista, unendo intorno a sé tutti i lavoratori, strappa il
potere dalle mani della borghesia mediante la lotta rivoluzionaria.
3. Dopo la vittoria della
rivoluzione il proletariato guidato dal Partito comunista unendo intorno a sé
le larghe masse popolari sulla base dell'alleanza tra operai e contadini,
stabilisce una dittatura del proletariato sopra le classi dei proprietari
terrieri e della borghesia, infrange la resistenza dei controrivoluzionari,
attua la nazionalizzazione dell'industria e la graduale collettivizzazione
dell'agricoltura eliminando così il sistema dello sfruttamento, la proprietà
privata dei mezzi di produzione e le classi.
4. Lo Stato guidato dal
proletariato e dal Partito comunista conduce il popolo sulla via dello sviluppo
pianificato dell'economia e della cultura socialista e su questa base migliora
gradualmente il livello di vita della popolazione e prepara attivamente
condizioni che permetteranno di impegnarsi nella lotta per il passaggio alla
società Comunista.
5. Lo Stato, guidato dal
proletariato e dal Partito comunista, si oppone risolutamente all'aggressione
imperialista, riconosce l'eguaglianza di tutte le nazioni e difende la pace
mondiale, aderisce fermamente ai principi dell'internazionalismo proletario, si
adopera per ottenere l'appoggio dei lavoratori di tutti i paesi e al tempo
stesso si adopera per aiutarli e per aiutare tutte le nazioni oppresse. In
genere, quando parliamo dell'esperienza della Rivoluzione d'Ottobre abbiamo in
mente precisamente questi elementi fondamentali senza arrestarci alla forma
specifica che questa rivoluzione ha rivestito nelle circostanze deterrninate di
tempo e di luogo. Questi elementi fondamentali sono tutte verità universali del
marxismo-leninismo, verità di applicazione generale.
Il processo della rivoluzione e
della costruzione socialista in ogni paese presero tratti comuni e tratti
diversi. In questo senso ogni paese segue la sua propria via, la via concreta
del suo sviluppo. Ritorneremo su questo problema. Ma dal punto di vista delle
tesi fondamentali il cammino seguito dalla Rivoluzione d'Ottobre segue le linee
generali della rivoluzione e della costruzione socialista a una tappa
determinata sulla lunga via dello sviluppo della società umana. Non si tratta solo
della larga via che il proletariato dell'Unione Sovietica segue, ma anche di
quella che devono seguire i proletari di tutti i paesi per ottenere la
vittoria. Così il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha indicato
nel suo rapporto politico all'ottavo Congresso nazionale del Partito: "Se
la Rivoluzione nel nostro paese ha numerosi tratti che sono propri, ciò
nondimeno i comunisti cinesi considerano la causa alla quale essi si dedicano
come la continuazione della grande Rivoluzione d'ottobre".
Difendere la via
marxista-leninista tracciata dalla Rivoluzione d'Ottobre riveste un'importanza
tutta particolare nell'attuale situazione internazionale. Gli imperialisti, che
proclamano il loro desiderio di "modificare il carattere del mondo Comunista",
vogliono modificare appunto questa via della rivoluzione. Da decine di anni
tutte le concezioni revisioniste formulate al posto del marxismo-leninismo,
tutte le idee opportuniste di destra che i revisionisti hanno propagato, mirano
precisamente a distogliere il proletariato da questa via, che sola può condurlo
alla sua liberazione. Tutti i comunisti hanno il dovere di riunire il
proletariato, di riunire le masse popolari, di respingere energicamente i
furiosi attacchi degli imperialisti contro il campo socialista, di marciare
decisamente in avanti sulla via tracciata dalla Rivoluzione d'ottobre.
La valutazione dei meriti e degli errori di Stalin
Alcuni si domandano: se la strada
fondamentale della Rivoluzione e della costruzione in Unione Sovietica è
giusta, in che cosa consistono dunque gli errori di Stalin?
Noi abbiamo già esaminato questa
questione in un articolo apparso in aprile, ma, vista la piega degli ultimi
avvenimenti in Europa orientale, e certe circostanze strettamente connesse, una
giusta comprensione degli errori di Stalin e un giusto modo di considerare
questi errori si impongono. Ciò è diventato infatti un problema serio, che
influenza lo sviluppo interno dei partiti comunisti di numerosi paesi e la
coesione dei partiti comunisti di diversi paesi; un problema serio, che
influenza la lotta comune delle forze del comunismo di tutto il mondo contro
l'imperialismo. Ecco perché noi abbiamo ritenuto di dover sviluppare il nostro
punto di vista su questo problema.
Stalin ha dato un grande
contributo al progresso dell'Unione Sovietica e allo sviluppo del movimento
Comunista internazionale.
Nell'articolo intitolato A proposito dell'esperienza storica della
dittatura del proletariato, noi scrivevamo:
"Dopo la morte di Lenin,
Stalin, come massimo dirigente del Partito e dello Stato, applicò in modo
creativo e sviluppò il maxismo-leninismo nella lotta per la difesa dell'eredità
del leninismo contro i suoi nemici: i trotzkisti, gli zinovevisti e gli altri
agenti borghesi. Stalin espresse la volontà e il desiderio del popolo e fu egli
stesso un eminente combattente del marxismo-leninismo. Stalin si conquistò
l'appoggio del popolo sovietico e svolse una funzione storica importante, prima
di tutto perché, insieme con gli altri dirigenti del Partito comunista dell'Unione
Sovietica, egli difese la linea di Lenin per l'industrializzazione del paese
dei soviet e la collettivizzazione dell'agricoltura. Il Partito comunista
dell'Unione Sovietica, realizzando questa linea, ha determinato la vittoria del
socialismo nell'Unione Sovietica e ha creato le condizioni per il trionfo
dell'unione Sovietica nella guerra contro Hitler. Tutte queste vittorie del
popolo sovietico rispecchiavano gli interessi della classe operaia di tutto il
mondo, di tutta l'umanità progressista: per questo contemporaneamente il nome
di Stalin conquistò ovviamente in tutto il mondo immensa gloria".
Ma Stalin ha fatto alcuni seri
errori relativi alla politica interna ed estera dell'Unione Sovietica. I suoi
metodi di lavoro, falsati dall'arbitrio, hanno, in un certo senso attentato al
principio del centralismo democratico nella vita del Partito e nel regime
statale dell’Unione Sovietica e hanno parzialmente infranto la legalità
socialista. Dato che in molti campi Stalin si era fortemente diviso dalle masse
e prendeva decisioni su molte questioni politiche importanti fidandosi della
propria autorità, egli doveva inevitabilmente commettere gravi errori. Questi
errori si sono manifestati soprattutto nella liquidazione della
controrivoluzione e nei rapporti con certi paesi. Nell'eliminare la
controrivoluzione, Stalin ha punito numerosi controrivoluzionari che bisognava
punire e ha in sostanza realizzato i compiti che si ponevano su questo fronte,
ma d'altra parte egli ha accusato gratuitamente molti comunisti leali e buoni
cittadini, cosa che ha causato dei gravi pregiudizi. Per quanto concerne i
rapporti con i paesi fratelli e i partiti fratelli, Stalin è rimasto
nell'insieme sulle posizioni dell'internazionalismo; ha aiutato nella lotta i
popoli di paesi differenti e ha contribuito allo sviluppo del campo socialista.
Ma, trattando certi problemi concreti, ha manifestato una tendenza allo
sciovinismo di grande nazione e non ha avuto un sufficiente senso di
uguaglianza; in tal modo gli riusciva tanto più difficile educare la grande
massa dei quadri in uno spirito di modestia. Egli è perfino talvolta
intervenuto erroneamente negli affari interni di alcuni paesi fratelli e di
alcuni partiti fratelli e ciò ha avuto molte conseguenze gravi.
Come spiegare i gravi errori commessi
da Stalin? Che rapporto vi è tra questi errori e il sistema socialista
dell'Unione Sovietica?
La scienza della dialettica
marxista-leninista ci insegna che ogni forma di rapporti di produzione e ogni
sovrastruttura basata su questi rapporti di produzione nasce, si sviluppa e
sparisce. Quando le forze produttive hanno raggiunto un certo stadio di
sviluppo, gli antichi rapporti di produzione cessano di corrispondere
fondamentalmente allo stato di queste forze; quando la base economica ha
raggiunto un certo stadio di sviluppo, l'antica sovrastruttura cessa di
corrispondere a questa base:
intervengono allora
inevitabilmente dei fondamentali cambiamenti qualitativi e chi cerca di opporsi
a questi cambiamenti è spazzato via dalla storia. Questa legge si applica sotto
forme diverse a tutte le società. Essa è dunque valida anche per la società
socialista attuale e per la società Comunista di domani.
Questi errori di Stalin furono
forse dovuti al fatto che il sistema socialista dell'economia e della politica
dell'Unione Sovietica era stato superato dai tempi e non conveniva più ai
bisogni dello sviluppo sovietico? Certamente no. La società socialista
sovietica è ancora giovane, non ha neppure 40 anni di esistenza, il fatto che
l'Unione Sovietica abbia conseguito un rapido progresso economico dimostra che
il suo sistema economico è, in complesso, adatto allo sviluppo delle sue forze
produttive e che il suo sistema politico è anch'esso, in complesso, adatto ai
bisogni della sua base economica. Gli errori di Stalin non ebbero origine dal
sistema socialista: ne consegue che per correggere quegli errori, non è
necessario "correggere" il sistema socialista. La borghesia
occidentale tenta di utilizzare gli errori di Stalin come prova degli
"errori" del sistema socialista. Ciò è privo di fondamento. C'è anche
chi cerca di spiegare gli errori di Stalin con il fatto che nei paesi
socialisti lo Stato amministra l'economia e chi ritiene che se il governo
dirige l'attività economica, esso diviene inevitabilmente un "apparato burocratico"
che ostacola lo sviluppo delle forze del socialismo. Questa argomentazione non
è più convincente dell'altra. Nessuno può infatti negare che lo straordinario
sviluppo economico dell'URSS deriva precisamente dal fatto che lo Stato operaio
assicura la direzione pianificata dell'attività economica, mentre i principali
errori di Stalin hanno ben scarso rapporto con i difetti di funzionamento
dell'apparato dello Stato nella direzione degli affari economici.
Ma anche quando il sistema dì
base corrisponde ai bisogni, vi sono ancora determinate contraddizioni tra i
rapporti di produzione e le forze produttive, tra la sovrastruttura e la base
economica. Tali contraddizioni trovano espressione in certe deficienze di
collegamenti nel sistema economico e politico. Anche se non è necessario
ricorrere a delle trasformazioni radicali per risolvere queste contraddizioni,
è tuttavia necessario procedere tempestivamente a delle correzioni. Ma, una
volta che si abbia un sistema di base corrispondente ai bisogni e una volta che
si siano riaggiustate le contraddizioni ordinarie esistenti in questo sistema
(per usare il linguaggio della dialettica, le contraddizioni allo stadio dei
"cambiamenti quantitativi"). sì può essere certi che non accadranno
errori? La cosa non è così semplice. Il sistema ha un'importanza decisiva, ma
non è qualcosa di onnipotente in se stesso. Per quanto buono sia un sistema,
esso non dà garanzie contro i gravi errori che possono essere commessi nel
lavoro. Quando si abbia il sistema giusto. la questione principale è se si sia
o no in grado di usarlo in modo giusto; se si sia o no in grado di svolgere una
giusta politica, di adottare dei metodi e uno stile di lavoro giusti. Senza di
che anche con un sistema giusto si possono commettere degli errori e anche con
un buon apparato statale si può
arrivare a fare un cattivo lavoro.
Bisogna regolare questi problemi
attraverso una somma di esperienze e la loro verifica nella pratica; è
impossibile regolarli dall'oggi al domani. Inoltre la situazione cambia continuamente:
nel momento stesso in cui si risolvono dei vecchi problemi ne sorgono dei nuovi
e non può esserci soluzione valida una volta per tutte. Nulla di strano dunque
se nei paesi socialisti, dove è stata creata una base solida, tuttavia certe
maglie dei rapporti di produzione e di sovrastruttura presentano ancora dei
difetti, se si constatano ancora delle deviazioni di un tipo o di un altro
nella politica, nei metodi e nello stile di lavoro del Partito e dello Stato.
Nei paesi socialisti il compito del
Partito e dello Stato consiste, appoggiandosi sulle masse e sulla collettività,
nel riaggiustare tempestivamente le diverse smagliature del sistema economico e
politico, nello scoprire e nel correggere in tempo gli errori di lavoro. È
sottinteso che i punti di vista soggettivi dei dirigenti del Partito e dello
Stato non possono mai essere conformi al cento per cento alla realtà oggettiva.
Così certi errori di carattere isolato, parziale e passeggero sono inevitabili.
Quanto agli errori seri, di lunga durata e di portata nazionale essi possono
essere previsti soltanto se ci si tiene rigorosamente fedeli alla scienza del
materialismo dialettico marxista-leninista e se la si sviluppa energicamente;
soltanto se si osservano senza venir meno i principi del centralismo
democratico nel Partito e nello Stato e se ci si appoggia veramente sulle
masse.
Le ragioni per le quali alcuni
degli errori compiuti da Stalin nei suoi ultimi anni divennero errori seri, di
portata nazionale e persistenti e non furono corretti tempestivamente,
consistettero precisamente nel fatto che, in determinati campi in una certa
misura, egli si isolò dalle masse e dalla collettività e violò il principio del
centralismo democratico del Partito e dello Stato. La ragione di certe
infrazioni del centralismo democratico deve essere ricercata in certe
condizioni sociali storiche: in materia di direzione dello Stato, il Partito
mancava ancora d'esperienza, il nuovo regime non era ancora sufficientemente
consolidato per resistere a tutte le influenze dei tempi passati (il processo
del rafforzamento di un nuovo regime e della scomparsa delle antiche influenze
non è rettilineo, sovente nelle svolte della storia prende la forma di
movimenti ondulatori e di oscillazioni); la tensione della lotta all'esterno e
all'interno del paese ebbe l'effetto di limitare lo sviluppo di certi aspetti
della democrazia; ecc... Nondimeno tali condizioni obiettive non sarebbero
bastate a trasformare la possibilità di commettere errori in errori reali. In
condizioni molto più complesse e difficili di quelle in cui Stalin si è
trovato, Lenin non ha commesso errori analoghi a quelli di Stalin. Qui il
fattore decisivo è la condizione spirituale dell'uomo. Una serie di vittorie e
gli elogi che gli vennero tributati negli ultimi anni della sua vita, gli
dettero alla testa, lo fecero deviare parzialmente, ma gravemente dal modo di
pensare del materialismo dialettico e lo fecero cadere nel soggettivismo. Egli
cominciò ad avere una fede cieca nella sua saggezza e nella sua autorità; e si
rifiutava di condurre ricerche e studi seri della complessa realtà, di prestare
attenzione all'opinione dei suoi compagni e alla voce delle masse. Di
conseguenza; certe tesi e misure politiche da lui adottate si muovevano spesso
in direzione contraria alla realtà obiettiva; egli s'è spesso ostinato a far
applicare, durante un lungo periodo di tempo, queste misure errate e non ha
potuto rettificare tempestivamente i suoi errori.
Il Partito comunista dell'Unione
Sovietica ha già preso delle misure per rettificare gli errori di Stalin e
rimediare alle loro conseguenze. Queste misure cominciano a dare i loro frutti.
Il ventesimo Congresso ha dato prova di grande fermezza e di grande coraggio
nell'eliminazione del culto di Stalin, nella rivelazione della gravità dei suoi
errori e nella liquidazione delle conseguenze di questi errori. Nel mondo
intero i marxisti-leninisti e quelli che simpatizzano con la causa del
comunismo sostengono gli sforzi del Partito comunista dell'Unione Sovietica per
rettificare questi errori e si augurano che gli sforzi dei compagni Sovietici
siano coronati da un pieno successo. È evidentissimo che questi errori, non
essendo di breve durata, non potevano essere corretti tutti in un giorno. Ciò
esigerà degli sforzi per un periodo relativamente lungo e un minuzioso lavoro
di educazione ideologica. Noi siamo convinti che il Partito comunista
dell'Unione Sovietica, che ha già superato difficoltà innumerevoli, saprà
superare queste difficoltà e raggiungere il suo obiettivo.
La lotta che esso conduce per
correggere gli errori commessi non può naturalmente avere l'appoggio della
borghesia e dei socialdemocratici di destra dei paesi occidentali.
Approfittando dell'occasione per cercare di cancellare ciò che c'era di giusto
nell'attività di Stalin, di cancellare gli immensi successi ottenuti
dall'unione Sovietica e da tutto il campo socialista, di seminare la confusione
e di provocare la scissione nei ranghi comunisti, essi si ostinano a dare alla
correzione degli errori di Stalin l'etichetta di "destalinizzazione",
descrivendola come una lotta di elementi antistalinisti contro elementi
stalinisti. L'intento della borghesia e della destra socialdemocratica è
abbastanza evidente. Sfortunatamente, interpretazioni di questo tipo hanno
guadagnato terreno anche fra alcuni comunisti. Noi riteniamo estremamente
nocivo per dei comunisti far propri, simili punti di vista.
Come tutti sanno, sebbene Stalin
abbia commesso alcuni grandi errori nei suoi ultimi anni, la sua vita fu
nondimeno quella di un grande rivoluzionario marxista-leninista.
Nella sua giovinezza egli ha
lottato contro lo zarismo e ha propagandato il marxismo-leninismo; entrato
nell’organo centrale dirigente del Partito, ha lottato per preparare la
Rivoluzione del 1917; dopo la Rivoluzione d'Ottobre ha lottato per difenderne i
frutti; dopo la morte di Lenin, durante circa trent'anni, ha lottato per
l'edificazione del socialismo, per la difesa della pace socialista, per lo
sviluppo del movimento Comunista mondiale. Insomma egli è sempre stato all'avanguardia
del movimento storico, ha diretto la lotta, è stato l'intransigente nemico
dell'imperialismo. La tragedia di Stalin fu di aver creduto, nel momento stesso
in cui commetteva i suoi errori, che i suoi atti fossero necessari per
difendere gli interessi dei lavoratori contro gli attacchi del nemico. Gli
errori di Stalin recarono all'Unione Sovietica un danno che avrebbe potuto
essere evitato. Nondimeno l'Unione Sovietica fece immensi progressi durante il
periodo in cui Stalin fu alla sua testa. Questo è incontestabile e testimonia
non soltanto la forza del sistema socialista, ma anche il fatto che Stalin era
malgrado tutto, un Comunista incrollabile. Perciò, nel riassumere l'ideologia e
l'attività di Stalin, dobbiamo considerare sia gli aspetti positivi che quelli
negativi sia i successi che gli errori. Se si esamina la questione tenendo
conto di ambedue gli aspetti, anche se qualcuno vuole assolutamente parlare dì
"stalinismo", si può dire solo questo: "stalinismo" e
innanzitutto comunismo, marxismo-leninismo. Questo è l'aspetto principale. In
secondo luogo restano alcuni errori estremamente seri in contrasto con il
marxismo-leninismo e da correggere a fondo. Se è necessario in certi casi
sottolineare questi errori per correggerli, è altrettanto necessario
ristabilire la loro vera entità per darne una valutazione giusta e non
permetterne un’interpretazione errata. A nostro avviso gli errori di Stalin
stanno in secondo piano rispetto ai suoi successi.
Solo un'analisi obiettiva ci
permetterà di dare un giudizio corretto su Stalin e su tutti i compagni che,
sotto la sua influenza, hanno commesso analoghi errori; di dare un giudizio
corretto sui loro errori. Poiché questi errori sono stati commessi dai
comunisti durante il loro lavoro, essi costituiscono una questione interna ai
partiti comunisti, quella di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e
non di sapere con chi si ha a che fare nella lotta di classe, se con un nemico
o con un compagno. Noi dobbiamo trattare questi compagni come compagni e non come
nemici; criticando i loro errori dobbiamo difendere ciò che essi hanno fatto di
giusto e non respingere tutto ciò che essi hanno fatto. I loro errori hanno
delle origini sociali e storiche e le loro cause appartengono al campo
dell'ideologia e della comprensione. Poiché essi sono stati commessi, altri
compagni potrebbero commetterne; è per questo che bisogna, dopo aver compreso
questi errori e aver cominciato a correggerli, considerarli come una lezione
seria, come dei beni che possono essere messi a profitto per elevare la
coscienza di tutti i comunisti, prevenire così il ripetersi di tali errori e
fare progredire la causa del comunismo. Al contrario adottare rispetto a quelli
che hanno commesso questi errori un atteggiamento totalmente negativo. trattarli
con discriminazione e ostilità dando loro questa e quell'etichetta, non è fatto
per aiutare i nostri compagni a trarre da ciò che è passato la lezione che deve
essere tratta; inoltre, poiché in tal modo si confonderebbero due tipi di
contraddizioni di carattere diverso, contraddizione tra ciò che è giusto e ciò
che è sbagliato nei propri ranghi e contraddizione tra i nostri nemici e noi
stessi, questo non potrebbe di fatto che favorire gli attacchi del nemico
contro i ranghi comunisti, i suoi tentativi di smantellare le posizioni del
comunismo.
L'atteggiamento preso dal
compagno Tito e da altri compagni dirigenti della Lega dei comunisti jugoslavi,
così come è apparso dalle loro recenti dichiarazioni sugli errori di Stalin e
su altre questioni connesse, non può essere considerato da noi né equilibrato
né obiettivo. È comprensibile che i compagni jugoslavi nutrano particolare
risentimento contro gli errori di Stalin. In passato essi fecero sforzi
meritori per mantenersi sulla strada del socialismo in condizioni difficili.
Nelle imprese e in altre
organizzazioni sociali, essi hanno realizzato esperienze di gestione
democratica che hanno attirato l'attenzione. Il popolo cinese applaude alla
riconciliazione tra l'Unione Sovietica e altri paesi socialisti da una parte e
la Jugoslavia dall'altra; applaude allo stabilirsi e allo svilupparsi di
rapporti amichevoli tra la Cina e la Jugoslavia. Insieme al popolo jugoslavo,
esso augura alla Jugoslavia di accrescere continuamente la sua prosperità e la
sua potenza, seguendo la via del socialismo. Noi siamo anche d'accordo con
certi punti di vista espressi nei discorsi del compagno Tito, per esempio
quando egli condanna i controrivoluzionari ungheresi, quando sostiene il
governo rivoluzionario operaio e contadino dell'Ungheria, quando condanna la
Gran Bretagna, la Francia e Israele per la loro aggressione all'Egitto, quando
condanna il Partito socialista francese per la sua politica di aggressione. Ma
ci stupisce che in quel discorso egli abbia attaccato quasi tutti i paesi
socialisti e molti dei partiti comunisti. Il compagno Tito afferma che
"stalinisti inveterati cercano tuttora di mantenersi ai loro posti nei
diversi partiti ed essi sperano ancora una volta di consolidare il loro dominio
e di imporre queste tendenze staliniste ai loro popoli e anche agli
altri". Egli dichiara: "Noi dobbiamo lottare con i compagni polacchi
contro queste tendenze che si manifestano in altri partiti, sia nei paesi
orientali che in occidente". Noi non abbiamo letto nei discorsi dei
compagni dirigenti del Partito operaio unificato polacco che essi ritengano di
dover assumere questo atteggiamento ostile riguardo ai partiti fratelli.
A proposito delle vedute che il
compagno Tito ha espresso, riteniamo necessario dire che egli ha assunto un atteggiamento
sbagliato quando ha preso il cosiddetto "stalinismo", gli
"stalinisti", ecc... come obiettivi di attacco e quando ha sostenuto
che la questione ora sarebbe se debba vincere il "corso seguito dalla
Jugoslavia" o il corso detto
"stalinista". Questo può solo portare a una frattura nel movimento
Comunista.
Il compagno Tito ha avuto ragione
di dire: "Considerando lo sviluppo attuale della situazione in Ungheria,
nella prospettiva socialismo o controrivoluzione, noi dobbiamo difendere
l'attuale governo Kadar, noi dobbiamo aiutarlo". Ma non si può affermare
che il grande discorso sulla questione ungherese pronunciato alla sessione
dell'Assemblea nazionale della Repubblica popolare federativa Jugoslava dal
compagno Kardelj, vice presidente del consiglio esecutivo federale jugoslavo,
difenda il governo ungherese e gli venga in aiuto. Non soltanto egli ha dato
degli avvenimenti ungheresi un'interpretazione in cui non esiste differenza fra
noi e i nemici, ma ha inoltre presentato ai compagni ungheresi "la necessità
di cambiamenti radicali nel sistema politico" come un'esigenza. Egli ha
preteso che essi trasmettessero tutto il potere ai consigli operai di Budapest
e agli altri consigli operai regionali, "di qualsiasi tipo fossero questi
consigli" e ha chiesto loro di non fare "tentativi sterili per
restaurare il Partito comunista", "perché - egli dice - questo tipo
di Partito incarnava per le masse il dispotismo burocratico". Questo è il
modello del "corso non stalinista" che il compagno Kardelj ha messo a
punto per i paesi fratelli. I compagni ungheresi hanno rifiutato questa
proposta del compagno Kardelj, hanno sciolto i consigli operai di Budapest e
gli altri consigli operai che erano nelle mani dei controrivoluzionari e si
sforzano di allargare i ranghi del Partito operaio socialista Noi riteniamo che
i compagni ungheresi abbiano perfettamente ragione di agire in questo modo,
altrimenti non vi sarà socialismo in Ungheria, ma controrivoluzione.
È chiaro che i compagni jugoslavi
hanno oltrepassato la misura. Anche se alcune parti delle loro critiche ai
partiti fratelli sono ragionevoli, la posizione e il metodo che essi adottano
sono contrari ai principi della discussione fra compagni. Noi non desideriamo
interferire negli affari interni jugoslavi, ma le questioni sopra menzionate
non sono affatto delle questioni interne. Allo scopo di consolidare l'unità del
comunismo internazionale e per evitare che si creino condizioni che il nemico
può sfruttare per causare nelle nostre file confusione e divisione, non possiamo
fare a meno di offrire il nostro consiglio fraterno ai compagni jugoslavi.
La lotta contro il dogmatismo e il revisionismo
Una delle gravi conseguenze degli
errori di Stalin fu l'estendersi del dogmatismo. Insieme alla critica degli
errori di Stalin, i partiti comunisti di tutti i paesi lottano per avere la
meglio sul dogmatismo nelle loro file. Questa lotta è assolutamente
indispensabile. Ma, impegnandosi sulla via di un rifiuto totale di Stalin e
inalberando l'errata parola d'ordine della lotta contro lo
"stalinismo", un certo numero di comunisti ha contribuito allo
sviluppo di una corrente ideologica che tende a rivedere il marxismo-leninismo.
Questa corrente revisionista facilita senza dubbio alcuno l'attacco condotto
dall'imperialismo contro il movimento Comunista e infatti l'imperialismo
utilizza attivamente questa corrente. Perciò, combattendo risolutamente il
dogmatismo, noi dobbiamo combattere non meno risolutamente il revisionismo. Il
marxismo-leninismo sostiene che lo sviluppo della società umana ubbidisce a
delle leggi generali e fondamentali, ma che ogni paese, ogni nazione,
presentano delle particolarità che li differenziano nettamente. Così tutte le
nazioni passano attraverso la lotta di classe e finiscono per procedere verso
il comunismo seguendo delle vie i cui caratteri essenziali sono gli stessi per
tutti, ma le cui forme concrete differenziano. Soltanto se si sa applicare la
verità universale del marxismo-leninismo tenendo conto delle particolarità di
ogni nazione, la causa del proletariato dei diversi paesi può trionfare. Agendo
in questo modo il proletariato di ogni paese potrà arricchirsi di una nuova
esperienza e apportare così un contributo, che sarà prezioso anche alle altre
nazioni, al comune patrimonio del marxismo-leninismo. I dogmatici non
comprendono che la verità universale del marxismo-leninismo si manifesta
concretamente e diviene operante nella vita reale solo attraverso le specifiche
caratteristiche nazionali. Essi non vogliono impegnarsi in uno studio serio
della particolare situazione sociale e storica del loro paese, della loro
nazione, non vogliono applicare la verità universale del marxismo-leninismo
concretamente tenendo conto di queste particolari circostanze. Perciò sono
incapaci di condurre la causa del proletariato alla vittoria.
Poiché il marxismo-leninismo è la
generalizzazione scientifica dell'esperienza del movimento operaio nei diversi
paesi, non bisogna mancare, si intende, di guardare attentamente il problema
dell'utilizzazione dell'esperienza dei paesi avanzati. In Che fare? Lenin scriveva:
"Il movimento
socialdemocratico è, per la sua stessa natura, internazionale. e consegue che
non soltanto noi dobbiamo combattere lo sciovinismo nazionale, ma anche che un
movimento che inizia in un paese giovane non può essere fruttoso se non quando
assimila l'esperienza di altri paesi".
Lenin dichiara qui che il
movimento operaio, che fa i suoi primi passi in Russia deve mettere a profitto
l'esperienza del movimento operaio dell'Europa occidentale Il suo punto di
vista è altrettanto valido quando si tratta di applicare l'esperienza sovietica
nei giovani paesi socialisti.
Ma questo studio deve effettuarsi
secondo metodi adeguati. Tutta l'esperienza dell'Unione Sovietica, anche la sua
esperienza essenziale, è legata a delle particolarità nazionali ben determinate
e nessun altro paese deve copiarla tale e quale l'esperienza sovietica,
l'abbiamo già detto, comporta anche una parte di errori e d’insuccessi. Nel suo
insieme quest'esperienza, quella dei successi come quella degli insuccessi, è
un inestimabile tesoro per coloro che la sappiano studiare, perché esso può
aiutarli a fare meno deviazioni e a subire meno perdite. Ma se al contrario si
copierà questa esperienza senza discernimento, l'esperienza stessa dei successi
in Unione Sovietica, nonché quella degli insuccessi, può trascinare a degli
smacchi in altri paesi Nel passo che segue immediatamente la precedente
citazione, Lenin scrive:
"Ora per far questo non è
sufficiente conoscere questa esperienza o limitarsi ricopiare le ultime
risoluzioni; bisogna analizzare criticamente quest'esperienza controllarla di
persona. Coloro che si rendono conto di quanto si è sviluppato il movimento
operaio contemporaneo e di come si è ramificato, comprendemmo quale riserva di
forze teoriche e di esperienza politica (e rivoluzionaria) richieda l'adempiere
questo compito".
Ora è evidente che nei paesi in
cui il proletariato ha già preso in mano il potere, la questione è più
complessa ancora dì quella di cui parla Lenin.
Nella storia del Partito comunista
cinese, dal 1931 al 1934, ci sono stati dei dogmatici che negavano le
particolarità della Cina e copiavano meccanicamente certe esperienze
dell'Unione Sovietica; questo provocò per le forze rivoluzionarie del nostro
paese dei gravi rovesci. Questi rovesci hanno dato al nostro Partito una grande
lezione. Nel periodo che corre dalla conferenza di Tsunyi del 1935 al settimo
Congresso nazionale del Partito, tenuto nel 1941, il nostro Partito ha chiuso
completamente con questa linea dogmatica, che aveva causato un grave danno. Ha
espulso tutti i sostenitori di questa linea, compresi i compagni che avevano
commesso degli errori, ha sviluppato le forze popolari e assicurato così la
vittoria della Rivoluzione. Se noi avessimo agito in modo diverso, la vittoria
sarebbe stata impossibile. Soltanto perché noi abbiamo trionfato sulla linea
del dogmatismo, è stato possibile al nostro Partito, studiando l'esperienza
dell'Unione Sovietica e degli altri paesi fratelli, commettere un numero
relativamente minore di errori. E’ per
questo che noi siamo perfettamente in grado di comprendere la necessità e la
difficoltà, per i compagni polacchi e ungheresi, di rimediare nel momento
attuale agli errori dogmatici del passato.
Gli errori dogmatici devono
essere corretti sempre e dovunque. Come per il passato noi ci sforzeremo di
correggere e prevenire tali errori nel nostro lavoro. Ma la lotta contro il
dogmatismo non ha niente in comune con la tolleranza verso il revisionismo. Il
marxismo-leninismo riconosce che il movimento Comunista nei diversi paesi
possiede necessariamente le sue particolarità nazionali, ma ciò non significa
affatto che questo movimento non possa avere dei punti comuni fondamentali nei
diversi paesi o che esso si possa allontanare dalla verità universale del
marxismo-leninismo. Nel movimento attuale contro il dogmatismo, vi sono alcuni
che, sotto il pretesto di lottare contro una cieca imitazione dell'esperienza
dell'Unione Sovietica, negano la portata internazionale e il valore essenziale
dell'esperienza dell'Unione Sovietica, e vi sono altri che, sotto il pretesto
di sviluppare creativamente il marxismo-leninismo, negano l'importanza della
verità universale del marxismo-leninismo.
Poiché Stalin e i vecchi
dirigenti di qualche altro Partito comunista hanno commesso il grave errore di
violare la democrazia socialista, certi elementi insicuri nelle file dei
partiti comunisti, protestando di voler sviluppare la democrazia socialista,
tentano di indebolire o di ripudiare la dittatura del proletariato, il centralismo
democratico dello Stato socialista, il ruolo dirigente del Partito.
Non può esserci dubbio che, in
una dittatura proletaria, la dittatura sopra le forze controrivoluzionarie deve
essere strettamente combinata con la più larga misura di democrazia popolare e
cioè socialista.
La dittatura del proletariato è
forte e può trionfare su nemici potenti all'intemo e all'estero, assumersi il
grande compito storico della costruzione del socialismo, proprio perché essa è
la dittatura delle masse lavoratrici sugli sfruttatori, la dittatura della
maggioranza sulla minoranza, perché essa assicura alle grandi masse dei
lavoratori una libertà democratica che nessuna democrazia borghese potrebbe
loro offrire. Senza uno stretto legame con le larghe masse popolari, senza l'appoggio
attivo di queste ultime, non è possibile nessuna dittatura del proletariato, o
almeno nessuna solida dittatura del proletariato. Più la lotta di classe è
spietata, più il proletariato deve appoggiarsi in modo risoluto e completo
sulle larghe masse popolari e stimolare la loro attività rivoluzionaria per
vincere le forze della controrivoluzione. L'esperienza ardita e grandiosa della
lotta delle masse in Unione Sovietica durante la Rivoluzione d'Ottobre e la
guerra civile che la seguì, ha pienamente provato questa verità, La "linea
di massa", di cui parla così sovente il nostro Partito, è tratta appunto
dall'esperienza dell'unione Sovietica in quel periodo. La lotta accanita
combattuta allora in Unione Sovietica poggiava soprattutto sull'azione diretta
delle masse popolari e ovviamente riusciva difficile seguire una via
perfettamente democratica. Dopo l'annientamento delle classi sfruttatrici e la
liquidazione delle forze della controrivoluzione, la dittatura del proletariato
era ancora necessaria dì fronte ai resti della controrivoluzione nell'interno
del paese (resti che era impossibile fare sparire del tutto per l'esistenza
stessa dell'imperialismo), ma il suo attacco doveva essere diretto soprattutto
contro le forze aggressive dell'imperialismo estero. In queste condizioni
bisognava sviluppare e perfezionare progressivamente, nella vita politica del
paese, i diversi metodi democratici, perfezionare la legalità socialista,
rafforzare il controllo del popolo sugli organi statali, sviluppare i metodi democratici
nell'amministrazione dello Stato e delle imprese, stringere i legami tra gli
organi statali e l'amministrazione delle imprese da una parte, e le larghe
masse dall'altra. rimuovere gli ostacoli che potevano opporsi a questi legami,
combattere sempre più le tendenze burocratiche, invece di insistere
sull'aggravarsi della lotta di classe dopo la liquidazione delle classi e
impedire così il sano sviluppo della democrazia socialista come fece Stalin. Il
Partito comunista dell'Unione Sovietica ha avuto completamente ragione nel
rettificare energicamente gli errori commessi da Stalin su questo punto. Non si
potrebbe in alcun caso ammettere che la democrazia socialista sia opposta alla
dittatura del proletariato né che la si confonda con la democrazia borghese.
Dal punto di vista politico come dal punto dì vista economico e culturale il
solo obiettivo della democrazia socialista è di rafforzare la causa del
socialismo, che è quella del proletariato e di tutti i lavoratori, di stimolare
la loro attività nella costruzione del socialismo, nella lotta contro tutte le
forze antisocialiste. Di conseguenza se esiste una democrazia che può essere
utilizzata in vista di attività antisocialiste per indebolire la causa del
socialismo, tale "democrazia" non può avere nulla in comune con la
democrazia socialista.
Alcuni, tuttavia, non la vedono
così e le loro reazioni agli avvenimenti ungheresi lo hanno rivelato molto
chiaramente. Nel passato in Ungheria i diritti democratici non sono stati
sempre rispettati, l'attività rivoluzionaria dei lavoratori è stata
compromessa, mentre i controrivoluzionari non erano stati sufficientemente
sconfitti. Così essi hanno potuto
facilmente approfittare nell'ottobre del 1956 del malcontento delle masse per
organizzare una ribellione armata. Ciò mostra che l'Ungheria non aveva ancora
instaurato una reale dittatura del proletariato.
Quando l'Ungheria si trovava a
fronteggiare la sua crisi, quando stava tra la Rivoluzione e la
controrivoluzione, tra il socialismo e il fascismo, tra la pace e la guerra,
gli intellettuali comunisti in alcuni paesi come hanno visto il problema? Non
solo non hanno sollevato la questione della realizzazione della dittatura
proletaria, ma si sono pronunciati contro i giusti passi compiuti dall'Unione
Sovietica per aiutare le forze socialiste in Ungheria. Si sono fatti avanti a
dichiarare che la controrivoluzione in Ungheria era una "rivoluzione"
e a chiedere che il governo rivoluzionario operaio contadino estendesse la
democrazia ai controrivoluzionari!
Certi giornali continuano anche
oggi, in qualche paese socialista, a screditare senza limiti le misure
rivoluzionarie dei comunisti ungheresi che lottano eroicamente nelle condizioni
più dure; gli stessi giornali non dicono parola o quasi sulla campagna
organizzata dalla reazione mondiale contro il comunismo, contro il popolo e
contro la pace. Cosa significano questi frutti stupefacenti?
Ciò significa che essi,
allontanandosi dalla dittatura del proletariato per invocare la democrazia, in
realtà si pongono dalla parte della borghesia contro il proletariato: che in
effetti chiedono il capitalismo e si oppongono al socialismo anche se molti di
loro possono non rendersi conto di questo fatto. Lenin ha più di una volta
sottolineato che la teoria della dittatura del proletariato costituisce
l'essenza del marxismo. Il riconoscere la dittatura del proletariato
"distingue radicalmente il marxista dal volgare piccolo (e anche grande)
borghese". Lenin richiedeva che il potere del proletariato in Ungheria nel
1919 "usasse la violenza con una severità assoluta, rapidamente e
risolutamente" per reprimere i controrivoluzionari e ha anche dichiarato
che "chiunque non ha compreso ciò non è un rivoluzionario, bisogna
scacciarlo dal suo posto di capo o di consigliere del proletariato"[2].
Si riconosce così che coloro che,
soltanto per aver messo in luce gli errori di Stalin nell'ultima parte della
sua vita e quelli dei dirigenti ungheresi in passato, ripudiano le tesi
fondamentali del marxismo-leninismo sulla dittatura del proletariato e le calunniano
qualificandole come "stalinismo" e "dogmatismo",
s'incamminano sulla via del tradimento del marxismo-leninismo, sulla via
dell'abbandono della causa della Rivoluzione proletaria.
Coloro che rifiutano la dittatura
del proletariato negano anche la necessità del centralismo nella democrazia
socialista e la funzione dirigente del Partito del proletariato nello Stato
socialista. Tali idee non sono certamente delle novità per i
marxisti-leninisti. Engels rilevava parecchio tempo fa, nel lottare contro gli
anarchici. che fintanto che vi è in qualsiasi organismo sociale un'azione
concertata, deve esservi una certa misura di autorità e di subordinazione. I
rapporti autorità-autonomia hanno un carattere relativo, il loro campo di
applicazione cambia secondo le diverse fasi dello sviluppo sociale. Engels
diceva che "è assurdo parlare del principio di autorità come di qualcosa
di assolutamente cattivo e del principio di autonomia come qualcosa di
assolutamente buono!" e diceva anche che chiunque insistesse su una simile
assurdità rendeva di fatto "un servizio alla reazione". Nella lotta
contro i menscevichi, Lenin mise in luce con estrema chiarezza il significato
decisivo della guida organizzata del Partito per la causa del proletariato.
Criticando nel 1920 il Comunismo "di sinistra" in Germania, egli
sottolineava che ripudiare il ruolo dirigente del Partito, ripudiare il ruolo
dei dirigenti, ripudiare la disciplina equivaleva a disarmare il proletariato a
profitto della borghesia. Equivaleva cioè a fare propri quei difetti della
piccola borghesia che sono la dispersione, l'instabilità, la mancanza di
fermezza, di unione, di azione concertata, difetti che causeranno
inevitabilmente la perdita di tutto il movimento rivoluzionario del
proletariato per poco che li si incoraggi"[3]. Queste tesi sono superate?
Sono forse inapplicabili alle condizioni specifiche di certi paesi? La loro
applicazione comporterebbe la ripetizione degli errori di Stalin? I fatti
smentiscono chiaramente queste affermazioni. Queste tesi del marxismo-leninismo
hanno resistito alla prova della storia durante lo sviluppo del movimento
Comunista internazionale e dei paesi socialisti e fino a oggi non si è trovato
un solo caso che possa essere considerato un'eccezione. Gli errori di Stalin si
spiegano non con la pratica del centralismo democratico negli affari dello
Stato, non con il ruolo dirigente assunto dal Partito, bensì precisamente con
il fatto che Stalin ha infranto, in certi campi e in una cena misura, il
centralismo democratico, il principio della direzione del Partito. Applicare
correttamente il centralismo democratico negli affari dello Stato e rafforzare
come si deve la direzione della causa rivoluzionaria da parte del Partito è la
garanzia essenziale per i paesi del campo socialista di realizzare l'unione dei
loro popoli, di vincere i loro nemici, di superare le difficoltà, di ottenere
uno sviluppo vigoroso. È proprio per questo che gli imperialisti e tutti i
controrivoluzionari, tesi ad attaccare la nostra causa, ci hanno sempre chiesto
di "liberalizzare", hanno sempre concentrato le loro forze per
disgregare gli organismi dirigenti della nostra causa e per distruggere il
Partito comunista, nucleo del proletariato. Essi non hanno nascosto la loro
grandissima soddisfazione per la "situazione instabile" che si è
attualmente creata in certi paesi socialisti in seguito all'infrazione della
disciplina nel Partito e nell'apparato statale, ed essi ne approfittano per
intensificare le loro attività sovversive. Questi fatti mostrano come sia importante
tenere alta l'autorità del centralismo democratico e la funzione dirigente del
Partito, nell'interesse fondamentale delle masse popolari.
È innegabile che la
centralizzazione nel sistema del centralismo democratico deve poggiare su
larghe basi democratiche e che la direzione esercitata dal Partito deve operare
in stretto legame con le masse popolari. Bisogna criticare e correggere
risolutamente i difetti scoperti in questo campo. Ma ogni critica di questi
difetti deve avere per scopo di rafforzare il centralismo democratico e la
direzione da parte del Partito e non deve in alcun modo provocare sconcerto e
confusione nelle file del proletariato come il nemico vorrebbe. Tra coloro che
cercano di rivedere il marxismo-leninismo con il pretesto di combattere il
dogmatismo, vi sono certuni che semplicemente negano che vi sia una linea di
demarcazione tra la dittatura del proletariato e la dittatura della borghesia
tra il sistema socialista e il sistema capitalista e tra il campo socialista e
il campo imperialista. Secondo loro, è possibile in certi paesi borghesi
costruire il socialismo senza passare attraverso una Rivoluzione proletaria
guidata dal Partito del proletariato e senza creare uno Stato guidato dal
proletariato. Secondo loro il capitalismo e, perfino, la società umana nel suo
complesso sarebbero già in procinto di "integrarsi" nel socialismo.
Ma mentre costoro danno pubblicità a una simile propaganda, gli imperialisti
mobilitano tutte le forze militari, economiche, diplomatiche, spionistiche e
"morali" a loro disposizione, per "minare" e
"disgregare" i paesi socialisti che esistono da parecchi anni. I
controrivoluzionari borghesi di questi paesi, nascosti in patria o viventi in
esilio, compiono ancora ogni sforzo per restaurare l'antico regime. Se le
correnti revisioniste servono gli interessi degli imperialisti, le azioni degli
imperialisti non confortano gli argomenti dei revisionisti, ma al contrario ne
sottolineano l'erroneità.
La solidarietà internazionale del proletariato in tutti i paesi
Uno dei compiti più urgenti del
proletariato di tutti i paesi per respingere l'offensiva dell'imperialismo
consiste nel rafforzare la solidarietà internazionale proletaria. Per
annientare il comunismo, gli imperialisti e i reazionari dei vari paesi
sfruttano i sentimenti angustamente nazionalisti e certe incomprensioni di
carattere nazionale tra i diversi popoli, in modo da nuocere con tutti i mezzi
alla solidarietà internazionale del proletariato. I rivoluzionari proletari
conseguenti difendono fermamente questa solidarietà, che essi considerano come
un bene di interesse comune al proletariato di tutti i paesi. Quanto agli
elementi esitanti essi non occupano una posizione ferma e netta in questa
questione.
Il movimento Comunista è stato un
movimento internazionale fin dal suo inizio poiché gli sforzi congiunti dei
lavoratori dei vari paesi possono permettere di liberarsi dall'oppressione
esercitata dalla borghesia mondiale coalizzata e realizzare i loro interessi
comuni. La solidarietà internazionale del movimento Comunista ha molto
contribuito a sviluppare l'opera della Rivoluzione proletaria nei diversi
paesi, il trionfo della Rivoluzione d'Ottobre ha dato un enorme impulso
all'avanzata rivoluzionaria del movimento proletario internazionale. Nei 39
anni trascorsi dalla Rivoluzione d'Ottobre, i successi del movimento Comunista
internazionale sono stati immensi ed esso è divenuto una potente forza politica
mondiale. I proletari di tutto il mondo e tutti coloro che aspirano
all'emancipazione ripongono le loro speranze, per un avvenire radioso
dell'umanità, nel trionfo di questo movimento. Nei 39 anni trascorsi dalla
Rivoluzione d'Ottobre, l'unione Sovietica è divenuta il centro del movimento
Comunista internazionale in quanto essa è stata il primo paese socialista vittorioso,
il paese più potente e più ricco di esperienza nel campo socialista sin da
quando questo si è formato, il paese capace di dare il maggior aiuto ad altri
paesi socialisti e ai popoli dei vari paesi del mondo capitalista. Non si
tratta del risultato dì una decisione arbitraria di qualcuno, ma del naturale
risultato di condizioni storiche. Nell'interesse della causa comune del
proletariato dei diversi paesi, della comune resistenza all'attacco contro la
causa del socialismo condotto dal campo imperialista con alla testa gli Stati
Uniti e nell'interesse del comune sviluppo economico e culturale di tutti i
paesi socialisti, dobbiamo continuare a rafforzare la solidarietà del
proletariato internazionale di cui l'Unione Sovietica è il centro.
La solidarietà internazionale dei
partiti comunisti è un rapporto di tipo completamente nuovo nella storia
dell'umanità. È naturale che il suo sviluppo non possa essere scevro di
difficoltà. I partiti comunisti debbono ricercare l'unità reciproca e al tempo
stesso mantenere la rispettiva indipendenza. L'esperienza storica prova che gli
errori sono inevitabili se questi due aspetti non vengono giustamente
integrati, se l'uno o l'altro viene trascurato.
Quando i partiti comunisti hanno
tra loro rapporti fondati sull'uguaglianza dei diritti e realizzano l'unità
teorica e pratica attraverso consultazioni vere e non formali, la loro
solidarietà s'accresce. Al contrario se in questi rapporti un Partito impone la
sua opinione agli altri, oppure se i partiti adottano il metodo di ingerirsi
negli affari interni dell'uno e dell'altro piuttosto che quello dei
suggerimenti e delle critiche fraterne, la loro solidarietà è compromessa.
Poiché i partiti comunisti dei paesi socialisti assumono già la responsabilità
di dirigere gli affari dello Stato e i rapporti tra i partiti si estendono
spesso direttamente ai rapporti tra paese e paese e popolo e popolo, il buon
regolamento di questi rapporti è diventato un problema che esige la massima
circospezione. Il marxismo-leninismo ha sempre insistito sulla necessità di
combinare l'internazionalismo proletario con il patriottismo dei popoli dei
vari paesi.
I partiti comunisti devono
formare i loro membri ed educare il popolo nello spirito
dell'internazionalismo, i veri interessi nazionali di tutti i popoli esigono
una collaborazione amichevole tra le nazioni. D'altra parte i partiti comunisti
devono farsi interpreti dei giusti interessi e dei sentimenti nazionali dei
loro popoli. I comunisti sono sempre stati e restano dei veri patrioti. Essi sanno
che soltanto quando rappresentano correttamente gli interessi e i sentimenti
della loro nazione possono godere della fiducia e dell'affetto reale di larghe
masse popolari, realizzare efficacemente in mezzo a loro un lavoro di
educazione nello spirito dell'internazionalismo e conciliare in modo
conveniente i sentimenti e gli interessi nazionali dei popoli dei diversi
paesi.
Per rafforzare la solidarietà
internazionale dei paesi socialisti, i partiti comunisti di questi paesi devono
rispettare reciprocamente i loro interessi e sentimenti nazionali. Ciò è tanto
più importante quando si tratta di rapporti fra il Partito di un grande paese e
quello di un paese più piccolo: il Partito del paese più grande deve vigilare
costantemente perché siano mantenuti rapporti di uguaglianza. Lenin aveva
ragione quando sottolineava "il dovere, per il proletariato Comunista
consapevole di tutti i paesi, di manifestare una particolare circospezione e
attenzione verso le sopravvivenze del sentimento nazionale dei paesi e dei popoli
oppressi da un tempo molto lungo"[4].
Come abbiamo già notato, Stalin
manifestò una certa tendenza allo sciovinismo di grande nazione nei rapporti
con i partiti e i paesi fratelli, tendenza che consiste nel disconoscere di
fatto l'indipendenza e l'uguaglianza dei partiti comunisti e dei paesi
socialisti nella comunità internazionale. Questa tendenza è dovuta a delle
cause storiche ben determinate. Certo permane nell'atteggiamento dei grandi
paesi verso i piccoli una certa influenza di abitudini radicate da lunga data;
d'altro canto si può difficilmente evitare che le vittorie riportate da un
Partito o da un paese nell'opera della Rivoluzione non gli ispirino un
sentimento di superiorità.
Perciò sono necessari sforzi
costanti per soppiantare la tendenza allo sciovinismo da grande nazione,
fenomeno che non è peculiare di questo o di quel paese. Per esempio, il paese B
può essere piccolo e arretrato in confronto al paese A, ma grande e progredito
in confronto al paese C. Può perciò accadere che il paese B, mentre si lamenta
dello sciovinismo da grande nazione del paese A, assuma spesso delle arie da
grande nazione nei confronti del paese C.
Noi cinesi non dobbiamo
soprattutto dimenticare che sotto le dinastie degli Han, Tang Ming e Ching il
nostro paese fu un grande impero nè che durante circa cento anni a partire
dalla metà del XIX secolo la Cina, vittima dell'aggressione, fu trasformata in
una semicolonia e che essa è in ritardo ancora oggi sul piano economico e
culturale. Ciò non toglie che, quando le condizioni saranno cambiate, la
tendenza allo sciovinismo di grande nazione sarà senz'altro un grave pericolo
se non si prenderanno energiche misure per evitarlo. Bisogna dire che questo
pericolo ha già cominciato a manifestarsi tra qualcuno dei nostri quadri amministrativi:
è per questo che nella risoluzione dell'ottavo Congresso del Partito comunista
cinese e nella dichiarazione del governo della Repubblica popolare cinese del 1° novembre 1956 è stato affidato ai nostri
lavoratori dello Stato il compito di combattere questa tendenza allo
sciovinismo di grande nazione. Ma non è solo lo sciovinismo di grande nazione
che intralcia l'unità proletaria internazionale. Nel corso della storia, i
grandi paesi hanno spesso mancato di rispetto verso i piccoli paesi e li hanno
anche oppressi e i piccoli paesi hanno diffidato dei grandi e sono anche
divenuti loro ostili. Ambedue le tendenze continuano a esistere in misura più o
meno grande fra i popoli e anche nelle file della classe operaia dei vari
paesi. Ecco perché, per rafforzare la solidarietà proletaria internazionale,
oltre al compito primario di superare le tendenze scioviniste di grande nazione
nei paesi più grandi, è necessario superare le tendenze nazionaliste nei paesi
più piccoli.
Nei grandi come nei piccoli
paesi, se i comunisti oppongono l'interesse del loro paese e della loro nazione
agli interessi generali del movimento proletario internazionale e se
intervengono contro questo col pretesto di difendere quelli, se nell'azione
pratica invece di difendere validamente la solidarietà internazionale del
proletariato la danneggiano, commetteranno un grave errore verso
l'internazionalismo, verso il marxismo-leninismo.
Gli errori commessi da Stalin
hanno suscitato un grave malcontento tra i popoli di certi paesi dell'Europa
orientale. Ma anche là l'atteggiamento di certe persone verso l'Unione
Sovietica non è dei più giusti. I nazionalisti borghesi non trascurano nulla
per ingrandire i difetti dell'Unione Sovietica e chiudere gli occhi su ciò che
essa ha dato. Essi si impegnano a fare in modo che non ci si chiede come
l'imperialismo si comporterebbe verso questi paesi e questi popoli se non
esistesse l'Unione Sovietica. Noi, comunisti cinesi, constatiamo con viva
soddisfazione che i partiti comunisti di Polonia e d'Ungheria si impegnano
seriamente a stroncare l'attività di elementi malevoli che diffondono voci
antisovietiche e creano antagonismo nazionale tra i paesi fratelli e che questi
partiti hanno incominciato a eliminare i pregiudizi nazionali che sussistono in
una parte delle masse popolari e perfino in certi membri del Partito. È
evidente che questa è una delle misure che dovrebbero essere adottate con
urgenza per rafforzare le relazioni amichevoli tra i paesi socialisti. Come
abbiamo già indicato, la politica estera dell'Unione Sovietica, nel periodo
precedente. rispondeva nelle sue grandi linee agli interessi del proletariato
internazionale, a quelli delle nazioni oppresse e a quelli di tutti i popoli
del mondo.
Nel corso degli ultimi 39 anni il
popolo sovietico ha fatto sforzi e si è sottoposto a dei sacrifici eroici per
venire in aiuto alla causa dei popoli dei diversi paesi. Gli errori commessi da
Stalin non diminuiscono in nulla i meriti storici del grande popolo sovietico.
Gli sforzi del governo sovietico
per migliorare le relazioni con la Jugoslavia, la sua dichiarazione del 30
ottobre 1956 e le sue conversazioni con la Polonia nel novembre dello stesso
anno. manifestano la determinazione del Partito comunista dell'Unione Sovietica
e del governo sovietico di eliminare del tutto gli errori commessi in passato
nelle relazioni internazionali. Questi passi compiuti dall'Unione Sovietica
sono un importante contributo al rafforzamento dell'internazionalismo
proletario.
È del tutto evidente che oggi,
mentre gli imperialisti conducono una forsennata offensiva contro i ranghi
comunisti di tutti i paesi, il proletariato di tutto il mondo si impegna a
consolidare a fondo la reciproca solidarietà. Posti come siamo noi di fronte a
un nemico potente, ogni proposito, ogni azione che, sotto qualsiasi nome ci si
presenti, minacci la coesione del movimento Comunista internazionale, si
alienerebbe la simpatia dei comunisti e dei lavoratori di tutti i paesi.
Il rafforzamento
dell'internazionalismo proletario, con l'Unione Sovietica come suo nucleo
centrale, non è soltanto nell'interesse del proletariato mondiale ma anche
nell'interesse del movimento per l'indipendenza di tutte le nazioni oppresse e
nell'interesse della pace mondiale.
Le grandi masse popolari d'Asia,
d'Africa e dell'America Latina comprenderanno facilmente per loro propria
esperienza quali sono i loro nemici e quali sono i loro amici. Così la campagna
contro il comunismo, contro il popolo e contro la pace, scatenata
dall'imperialismo, non può sollevare che un'eco transitoria e soltanto presso
un pugno di uomini rispetto al miliardo di abitanti e più che popolano questi
continenti.
I fatti provano che l'Unione
Sovietica, la Cina, gli altri paesi socialisti e il proletariato rivoluzionario
dei paesi imperialisti sono tutti saldi sostenitori della lotta dell'Egitto
contro l'aggressione e del movimento per l'indipendenza nei paesi dell'Asia,
dell'Africa, dell'America Latina.
I paesi socialisti, il
proletariato dei paesi imperialisti e dei paesi che lottano per l'indipendenza
nazionale, queste tre forze hanno vincoli di interesse comune nella loro lotta
contro l'imperialismo e il loro appoggio e la loro assistenza reciproca sono
del più grande significato per il futuro della umanità e per la pace mondiale.
Recentemente le forze aggressive dell'imperialismo hanno di nuovo creato un certo grado di tensione
nella situazione internazionale. Ma con la lotta congiunta delle tre forze
sopra menzionate e in più l'opera concertata di tutte le altre forze amanti
della pace nel mondo, è possibile ottenere una nuova diminuzione della
tensione. Le forze aggressive dell'imperialismo non hanno tratto alcun guadagno
dall'aggressione contro l'Egitto; al contrario ne hanno ricevuto una severa
risposta. Grazie all'aiuto delle truppe sovietiche al popolo ungherese, i piani
dell'imperialismo che miravano a stabilire un avamposto per la guerra
nell'Europa orientale e a rompere la coesione del campo socialista sono ugualmente
falliti. Tutti i paesi socialisti si pronunciano risolutamente per una
coesistenza pacifica con i paesi capitalisti, per lo sviluppo di relazioni
diplomatiche, economiche, culturali, per il superamento delle controversie
internazionali attraverso la via dei negoziati pacifici, contro la preparazione
di una nuova guerra mondiale, per l'estensione della zona di pace in tutto il
mondo e della sfera di applicazione dei cinque principi della coesistenza
pacifica. Tutti questi sforzi otterranno certamente la simpatia di un numero
sempre più grande di nazioni oppresse e dei popoli pacifici di tutto il mondo.
L'affermarsi della solidarietà internazionale del proletariato impedirà ai
militaristi dell'imperialismo di impegnarsi alla leggera in avventure. Benché l'imperialismo
si opponga anche oggi ai loro sforzi, le forze della pace avranno la meglio
sulle forze della guerra.
Il movimento Comunista
internazionale ha una storia di soli 92 anni, calcolando dalla fondazione della
Prima Internazionale nel 1864. Durante questo periodo il movimento nel suo
complesso ha avuto uno sviluppo molto rapido, nonostante gli alti e i bassi.
Nel periodo della Prima guerra mondiale è apparsa l'Unione Sovietica, che
occupa un sesto del globo. Dopo la Seconda guerra mondiale si è costituito il
campo socialista, che ora abbraccia un terzo della popolazione mondiale. Quando
i paesi socialisti hanno commesso degli errori, i nostri nemici si sono
rallegrati, mentre certi nostri compagni e amici se ne sono rattristati.
Qualcuno tra loro ha anche avuto delle esitazioni rispetto alle prospettive
della causa del comunismo. Tuttavia non c'è alcuna ragione perché i nostri
nemici si rallegrino né perché i nostri compagni e amici si affliggano e si
sentano sconcertati.
Il proletariato ha cominciato a
governare lo Stato per la prima volta nella storia: in alcuni paesi questo è
avvenuto solo pochi anni fa e nel più vecchio solo pochi decenni fa. Perciò è
impossibile che non si verifichino anche degli insuccessi temporanei e
parziali: si sono verificati, continuano a verificarsi e possono verificarsi in
futuro. Ma chiunque abbia la vista lunga non si sentirà depresso e pessimista
per questo. L'insuccesso è il padre del successo. Parziali e momentanei, gli
insuccessi attuali arricchiscono l'esperienza politica del proletariato
internazionale e preparano le condizioni che permetteranno gli immensi successi
degli anni futuri. Paragonati alla storia delle rivoluzioni borghesi
d'Inghilterra e di Francia, gli insuccessi della nostra causa sono insignificanti.
La rivoluzione borghese in Inghilterra scoppiò nel 1640 ma alla vittoria
riportata sul re, seguì la dittatura di Cromwell; in seguito nel 1660 fu
restaurata l'antica casa reale. Soltanto nel 1688, quando il partito borghese
fece un colpo di Stato e andò a cercarsi in Olanda un re che, alla testa delle
sue forze navali e terrestri, penetrò in territorio inglese, la dittatura della
borghesia inglese fu instaurata. Durante gli ottantasei anni che corrono tra il
giorno in cui scoppia la Rivoluzione francese nel 1789 fino al 1875, data di
nascita della terza repubblica, la rivoluzione borghese in Francia attraversò
un periodo particolarmente tempestoso. Essa oscillava con ritmo rapido da
progresso a reazione, da repubblica a monarchia, da terrore rivoluzionario a
terrore controrivoluzionario, da guerra civile a guerra esterna, dalla
conquista di territori stranieri alla capitolazione davanti a Stati esteri.
Benché la Rivoluzione socialista abbia subito la pressione delle forze
reazionarie di tutto il mondo, il suo sviluppo è stato nell'insieme molto più
felice e regolare. Ciò testimonia la vitalità senza precedenti del Sistema
socialista.
Sebbene recentemente il movimento
Comunista internazionale abbia incontrato alcune difficoltà, ne abbiamo tratto
molte utili lezioni. Abbiamo corretto o stiamo correggendo gli errori che era
necessario rettificare nelle nostre file. Una volta rettificati questi errori,
saremo più forti e più fermamente uniti che mai. Contrariamente alle
aspettative dei nostri nemici, la causa del proletariato non arretrerà ma farà
sempre nuovi progressi.
Per ciò che concerne il destino
dell'imperialismo, le cose si presentano in modo del tutto diverso. Nel mondo
imperialista esistono conflitti fondamentali d'interesse fra l'imperialismo e
le nazioni oppresse, tra i paesi imperialisti stessi, tra il governo e il
popolo di questi paesi imperialisti. Questi conflitti si aggravano sempre più e
non v'è medico che possa guarire questa malattia,
Ovviamente, appena nato come esso
è attualmente, il sistema della dittatura del proletariato ha ancora di fronte
a sé molti difficili problemi e soffre di varie debolezze. Ma, paragonata con
il tempo in cui l'Unione Sovietica lottava da sola, la situazione è molto
migliorata. Quale nascita non è accompagnata da difficoltà e da debolezze?
Quello che conta è il futuro. Per quante svolte e per quante fatiche possano
aspettarci nel nostro cammino in avanti, l'umanità raggiungerà alla fine il suo
luminoso destino, il comunismo. Non c'è forza che possa impedirlo.
______________________________________________________________________________
NOTE
1. V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, in Opere, vol. 25.
2. V.I. Lenin, Saluto degli operai ungheresi, in Opere, vol. 29.
3. V.I. Lenin, L'estremismo malattia infantile del comunismo,
in Opere, vol. 31.
4. V.I. Lenin, Primo schizzo delle tesi su problemi
nazionali e coloniali.