MAO TSE-TUNG
A proposito dell'esperienza storica della dittatura del proletariato
Il ventesimo Congresso del
Partito comunista dell'Unione Sovietica ha fatto il bilancio di tutte le nuove
esperienze realizzate sia nel campo delle relazioni internazionali sia nel
programma di costituzione nazionale. Il Congresso ha preso una serie di
decisioni d'importanza vitale: tra le altre, la precisa e risoluta fedeltà alla
politica di Lenin per quanto riguarda la possibilità di una coesistenza
pacifica tra i paesi che hanno sistemi sociali diversi, lo sviluppo del sistema
sovietico di democrazia, l'osservanza coerente del principio della direzione
collettiva nel partito, la critica delle deficienze all'interno del partito e
l'adozione del sesto piano quinquennale per lo sviluppo dell'economia
nazionale. Nel corso del ventesimo Congresso del PCUS è stato dato particolare
rilievo alla questione della lotta contro il culto della personalità.
Il Congresso ha denunciato senza
indulgenza il culto della personalità che esisteva da lungo tempo nella vita
sovietica, che aveva provocato errori nel lavoro e aveva avuto ripercussioni
negative. Questa coraggiosa autocritica del Partito comunista dell'Unione
Sovietica sui suoi errori passati ha rivelato chiaramente gli elevati principi
su cui si basa la vita interna del partito e la grande vitalità del
marxismo-leninismo. Mai in tutta la storia un partito al potere o un gruppo
politico al servizio delle classi sfruttatrici hanno avuto il coraggio, nè lo
hanno oggi gli Stati capitalisti contemporanei, di render noti con coscienza a
tutti i membri di quel partito e al popolo i gravi errori commessi. Il partito
politico della classe lavoratrice si comporta in tutt'altro modo. Esso è al
servizio dell'enorme maggioranza del popolo e un partito politico siffatto non
ha nulla da perdere, con l'autocritica, se non i propri errori e si conquista
l'appoggio delle grandi masse popolari. Durante il mese passato, e anche prima,
i reazionari di tutto il mondo hanno esultato di gioia per l'autocritica del
Partito comunista sovietico sul culto della personalità: "Ah! Ah! Questo
partito comunista dell'Unione Sovietica, il primo partito che abbia costruito
uno Stato socialista, ha commesso gravi errori e, quel che è ancora più grave,
è stato proprio Stalin, un dirigente assai famoso e onorato, che li ha
commessi! I reazionari pensano di avere in mano qualcosa che può screditare i
partiti comunisti dell'Unione Sovietica e degli altri paesi. Ma i loro sforzi.
alla fine, si dimostreranno inutili. Quale eminente marxista ha mai affermato
nei suoi scritti che noi non commettiamo mai errori o che nessun comunista può
commetterne? Non è forse proprio perché noi marxisti-leninisti abbiamo sempre
negato che può esistere un "essere miracoloso" capace di non
commettere mai errori più o meno gravi, che noi comunisti ci serviamo della
critica e dell'autocritica nella vita interna di partito? È concepibile che il
primo Stato socialista nella storia realizzasse la dittatura del proletariato
senza commettere errori di un tipo o di un altro? Lenin disse nell'ottobre del
1921: "Lasciate che i bastardi e i porci della moribonda borghesia e dei
democratici piccolo-borghesi che le strisciano dietro, ammucchino imprecazioni,
oltraggi e derisioni per i rovesci che possiamo subire, gli errori che possiamo
commettere nel lavoro di costruzione del sistema sovietico. Noi non
dimentichiamo neppure per un momento che abbiamo commesso e stiamo commettendo
numerosi errori.
Ma come si possono evitare errori
e difficoltà in un'opera così nuova nella storia del mondo quale la costruzione
di un tipo ancora sconosciuto d'organizzazione dello Stato! Noi lotteremo senza
tregua per attenuare le nostre difficoltà e correggere tutti i nostri errori e
migliorare l'applicazione pratica dei principi sovietici che è ancora molto,
molto lontana dalla perfezione" [1]. È anche inconcepibile che alcuni
errori compiuti nei primi periodi precludano la possibilità di commettere altri
errori più tardi, o anche di ripetere più o meno gli errori passati. La società
umana, fin dall'epoca della sua suddivisione in classi con interessi diversi.
ha conosciuto la dittatura dei padroni di schiavi, dei signori feudali e della
borghesia, per migliaia di anni: solo dopo la vittoria della Rivoluzione
d'Ottobre l'umanità ha cominciato a vedere la dittatura del proletariato. Le
prime tre forme di dittatura sono dittature esercitate da classi sfruttatrici
anche se la dittatura dei signori feudali è più progressiva di quella dei
padroni di schiavi e la dittatura della borghesia è più progressiva di quella
dei signori feudali. Queste classi sfruttatrici, che hanno avuto una funzione
progressista nella storia dello sviluppo sociale, hanno accumulato esperienze
nell'esercizio del potere solo commettendo innumerevoli errori di portata
storica in lunghi periodi di tempo e ripetendoli più e più volte. Tuttavia, con
l'acuirsi della contraddizione fra i rapporti di produzione che essi
rappresentavano e le forze produttive, quelle classi sfruttatrici della società
commisero inevitabilmente altri errori più numerosi e più gravi provocando la
resistenza su vasta scala delle classi oppresse e lo smembramento nelle proprie
file, che ha infine portato alla loro distruzione. La dittatura del
proletariato è completamente diversa nella sua natura da ogni forma precedente
di dittatura, esercitata dalle classi sfruttatrici. La dittatura del proletariato
è la dittatura della classe sfruttata, una dittatura della maggioranza sulla
minoranza e il suo scopo è di creare una società nella quale non esistano nè
sfruttamento nè povertà. È la dittatura più progressiva e l'ultima nella storia
dell'umanità.
Ma poiché questa dittatura deve
assolvere i più grandi e i più difficili compiti e affrontare nella storia la
lotta più complessa e per le vie più tortuose, è inevitabile che si verifichino
molti errori, come ha detto Lenin. Se alcuni comunisti indulgono
nell'autoesaltazione o nel compiacimento di se stessi, irrigidendo i propri
schemi di vedute, essi possono allora anche ripetere i propri errori o quelli
degli altri.
Noi comunisti dobbiamo avere ciò
ben chiaro in mente. Per sconfiggere il suo potente nemico la dittatura del
proletariato deve avere un potere assai centralizzato unito a un alto livello
di democrazia.
Se il sistema del centralismo si
accentua unilateralmente, molti errori si verificheranno.
Questo è ben comprensibile. Ma
quali che siano gli errori, la dittatura del proletariato sempre sarà agli
occhi delle masse popolari il sistema di gran lunga superiore a tutti i sistemi
di dittatura delle classi sfruttatrici, superiore alla dittatura borghese.
Lenin aveva ragione quando diceva: "Se i nostri nemici ci rimproverano e
dicono che Lenin stesso ammette che i bolscevichi hanno fatto un gran numero di
cose insensate, io voglio rispondere: sì, ma sapete voi che le cose che noi
abbiamo fatto sono del tutto diverse da quelle che avete fatto voi?" [2].
Le classi sfruttatrici, avide di
bottino, hanno tutte sperato di rendere eterna la propria dittatura, per
mantenere la propria dominazione sino alla fine dei tempi e hanno impiegato
ogni mezzo possibile per annientare il popolo. I loro errori sono irrimediabili.
Invece il proletariato, che tende all'emancipazione materiale e spirituale del
popolo, si serve della sua dittatura per realizzare il comunismo e per
raggiungere la concordia fra tutti gli uomini e lascia che la sua dittatura si
spenga gradualmente.
Però il proletariato fa di tutto
per mettere le masse popolari in grado di sviluppare la loro iniziativa e di
esercitare una funzione positiva. Dato che l'iniziativa e la funzione positiva
delle masse popolari si possono sviluppare senza limiti sotto la dittatura del
proletariato, si possono correggere tutti gli errori commessi durante tale
dittatura. I dirigenti dei partiti comunisti e degli stati socialisti hanno il
dovere di fare del loro meglio per ridurre gli errori, evitarne alcuni gravi, cercare
di trarre insegnamento da errori isolati o da quelli di durata o effetto
limitati e fare ogni sforzo per evitare che questi errori diventino tali da
intaccare l'intero paese o protrarsi per un lungo periodo. Per far questo, ogni
dirigente dev'essere estremamente modesto e prudente, tenersi in stretto
contatto con le masse, consultarle su ogni problema, procedere a inchieste e a
esami ripetuti sulla situazione reale ed esercitare con costanza la critica e
l'autocritica a seconda della situazione e nella misura che conviene. Proprio
per essere venuto meno a questo preciso compito Stalin, come principale
dirigente del partito e dello Stato, ha commesso alcuni errori seri nel suo
lavoro, nell'ultima epoca della sua vita. Era diventato pieno di sé, non aveva
il senso della misura. Il suo modo di pensare era soggettivo e unilaterale ed
egli prese decisioni sbagliate su alcuni problemi importanti, che hanno poi
avuto serie e dolorose conseguenze. Con la vittoria della grande Rivoluzione
socialista d'Ottobre, il popolo sovietico e il suo partito comunista, sotto la
guida di Lenin, hanno costituito il primo Stato socialista sulla sesta parte
del mondo. L'Unione Sovietica ha rapidamente realizzato l'industrializzazione
socialista e la trasformazione cooperativa dell'agricoltura, ha sviluppato la
scienza e la cultura socialista e ha costruito una solida alleanza tra le vane
nazionalità sotto la forma di unione dei soviet. Anche le nazionalità arretrate
dell'Unione Sovietica sono diventate nazionalità socialiste. Durante la Seconda
guerra mondiale l'Unione Sovietica è stata la forza principale della sconfitta
del fascismo, ha salvato la civiltà europea e ha aiutato i popoli d’Oriente a
sconfiggere il militarismo giapponese. Tutte queste conquiste gloriose hanno
indicato all'umanità il futuro luminoso del socialismo e del comunismo, hanno
intaccato gravemente la dominazione dell'imperialismo e hanno fatto dell’Unione
Sovietica il primo e il più potente baluardo nella lotta mondiale per una pace
duratura. L'Unione Sovietica ha incoraggiato e aiutato la costruzione di tutti
gli altri paesi socialisti. Ha ispirato il movimento socialista mondiale, il
movimento anticolonialista e tutti i movimenti per il progresso del genere
umano. Queste sono tutte grandi realizzazioni storiche del popolo sovietico e
del partito comunista sovietico. L'uomo che ha mostrato al popolo sovietico e
al partito comunista la via per queste grandi conquiste è stato Lenin. I
risultati raggiunti nella lotta per realizzare i principi leninisti sono stati
ottenuti sotto la guida vigorosa del Comitato centrale del Partito comunista
dell'Unione Sovietica: fra questi risultati figurano anche quelli
incancellabili realizzati da Stalin. Dopo la morte di Lenin, Stalin, come
massimo dirigente del partito e dello Stato, applicò in modo creativo e
sviluppò il marxismo-leninismo nella lotta per la difesa dell’eredità del
leninismo contro i suoi nemici, i trotskisti, gli zinovevisti e gli altri
agenti borghesi. Stalin espresse la volontà e i desideri del popolo e si dimostrò
egli stesso un eminente combattente del marxismo-leninismo. Stalin si conquistò
l’appoggio del popolo sovietico e svolse una funzione storica importante prima
di tutto perché, insieme con gli altri dirigenti del Partito comunista
dell’Unione Sovietica. egli difese la linea di Lenin per l'industrializzazione
socialista del paese soviet e la trasformazione cooperativa dell'agricoltura.
Il Partito sovietico, realizzando questa linea. ha determinato la vittoria del
socialismo nell’Unione Sovietica e ha creato le condizioni per il trionfo
dell'Unione Sovietica nella guerra contro Hitler. Tutte queste vittorie del
popolo sovietico rispecchiavano gli interessi della classe operaia di tutto il
mondo e di tutta l'umanità progressista. Per questo, contemporaneamente, il
nome di Stalin conquistò ovviamente in tutto il mondo immensa gloria. Tuttavia
Stalin dopo aver conquistato un alto prestigio nel popolo, sia all'interno sia
al di fuori dell'Unione Sovietica, con la corretta applicazione della linea
leninista, ebbe il torto di esagerare il suo proprio ruolo e oppose la sua
autorità individuale alla direzione collettiva. Da questo nacque che alcune sue
azioni sono andate contro ai punti di vista fondamentali del
marxismo-leninismo, che egli stesso aveva divulgato. Da una egli riconosceva
che le masse popolari sono le artefici della storia e che il Partito deve
mantenere un contatto permanente con il popolo e sviluppare la democrazia all
interno del Partito stesso e la critica e l'autocritica dai gradi più bassi fino
ai più alti dall'altra egli accettava e incoraggiava il culto della personalità
e prendeva decisioni individuali e arbitrarie. Ciò ha portato, su questo
problema, l’ultima parte della vita di Stalin, a una contraddizione fra le sue
posizioni teoriche e ciò che ha messo in pratica.
Il marxismo-leninismo riconosce
che i dirigenti hanno una funzione importante nella storia.
Il popolo e il suo Partito hanno
bisogno di personalità d'avanguardia che possano rappresentare gli interessi e
la volontà del popolo e stare alla testa nella lotta storica per guidarli.
Negare il ruolo dell'individuo,
degli uomini d’avanguardia e dei dirigenti è cosa completamente errata.
Ma quando qualsiasi dirigente del
Partito e dello Stato si pone al di sopra del Partito e delle masse, invece di
restare in mezzo ad essi, quando egli si allontana dalle masse, egli cessa di
avere una visuale completa e penetrante degli affari dello Stato. In tali
circostanze, anche una personalità di grande rilievo come Stalin
inevitabilmente può prendere delle decisioni sbagliate e fuori della realtà su
alcuni problemi importanti. Stalin non ha tratto insegnamento dagli errori
particolari, locali e temporanei concernenti alcuni problemi e non è riuscito a
evitare che questi errori divenissero tanto gravi da investire l'intera nazione
per un lungo periodo di tempo. Negli ultimi anni della sua vita, Stalin si è
lasciato via via prendere dal culto della personalità violando così il sistema
del Partito basato sul centralismo democratico e il principio del legame della
direzione collettiva con la responsabilità individuale.
Di conseguenza egli ha commesso
alcuni seri errori, come ad esempio questi: ha dato troppa importanza al
problema dell'eliminazione dei controrivoluzionari; ha dato prova di non avere la
necessaria vigilanza alla vigilia della guerra antifascista; non ha dedicato
tutta l'attenzione che si richiedeva a un più largo sviluppo dell'agricoltura e
al benessere materiale dei contadini: ha dato consigli errati sul movimento
Comunista internazionale, specialmente per quanto riguarda la Jugoslavia.
Prendendo queste decisioni Stalin si è mostrato soggettivista e unilaterale e
si è allontanato dalla realtà oggettiva e dalle masse, il culto della
personalità è un resto imputridito che si tramanda fin dall'antica storia
dell’umanità.
Il culto della personalità ha le
sue radici non solo nelle classi sfruttatrici, ma anche fra i piccoli
produttori.
È ormai riconosciuto che il
paternalismo è un prodotto dell'economia del piccolo produttore.
Dopo l'instaurazione della
dittatura del proletariato l'economia del piccolo produttore viene sostituita
da un'economia collettiva e si fonda una società socialista, tuttavia alcuni
fradici, velenosi residui ideologici della vecchia società possono ancora
rimanere nella mente degli uomini per un periodo molto lungo:
"La forza dell'abitudine di
milioni e decine di milioni di uomini è la forza più temibile" (Lenin)
[3].
Il culto della personalità è
anch'esso una forza dell'abitudine di milioni e decine di milioni di uomini.
Fino a che questa forza
dell'abitudine continua a esistere nella società, essa può influenzare molti
funzionari di governo e anche un dirigente come Stalin non è stato risparmiato.
Il culto della personalità è un riflesso nella mente degli uomini di un
fenomeno sociale, e quando un dirigente di Partito e capo di Stato come Stalin
è anch'egli influenzato da un'ideologia così arretrata, la cosa si ripercuote
sulla società, apportando perdite alla nostra causa e intralciando l'iniziativa
e la forza creativa di tutto il popolo.
Sempre maggiori divennero le
contraddizioni e i conflitti tra, da una parte, le forze produttive in
sviluppo, il sistema politico ed economico del socialismo e la vita del Partito
e, dall'altra, questo stato d'animo.
La battaglia intrapresa, contro
il culto della personalità, dal ventesimo Congresso del Partito comunista
sovietico è una battaglia grande e coraggiosa dei membri del Partito comunista
e del popolo dell'Unione Sovietica per eliminare ogni ostacolo ideologico dal
loro cammino. Sarebbe ingenuo pretendere che le contraddizioni non possano più
esistere in una società socialista. Negare l'esistenza delle contraddizioni è
negare la dialettica. Le contraddizioni, nelle varie società, differiscono nei
loro caratteri, come diversa è la forma delle loro soluzioni. Ma la società si
sviluppa sempre mediante continue contraddizioni.
Anche la società socialista si
sviluppa mediante la contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di
produzione. In una società socialista o comunista, le innovazioni tecniche e i
mutamenti del sistema sociale continueranno sempre a verificarsi. Se così non
fosse, lo sviluppo della società arriverebbe a un punto morto e la società non
potrebbe più progredire. L'umanità è ancora nel pieno della sua giovinezza, la
strada che essa deve ancora percorrere sarà non si sa quante volte più lunga di
quella che essa ha già percorso finora. Contraddizioni come quelle esistenti
fra il progresso e la conservazione, fra lo sviluppo e l'arretratezza, fra il
positivo e il negativo sorgeranno costantemente a seconda delle diverse
condizioni e circostanze. Le cose andranno così: una contraddizione porterà
all’altra e quando le vecchie contraddizioni saranno risolte, ne sorgeranno
altre. Alcuni sostengono che la contraddizione fra l'idealismo e il
materialismo potrà essere eliminata in una società socialista o comunista.
È chiaro che questo modo di
vedere non è giusto. Fino a quando esisterà contraddizione fra soggettivo e
oggettivo, fra progresso e arretratezza e fra le forze produttive e i rapporti
di produzione, continueranno anche le contraddizioni fra idealismo e
materialismo in una società socialista o comunista e si manifesteranno in varie
forme. Dato che gli uomini vivono nella società, essi riflettono in varie
circostanze e in modo diverso le contraddizioni che esistono in ogni forma
della società.
Anche in una società Comunista
non tutti saranno necessariamente perfetti. Gli uomini porteranno ancora in sé
le loro contraddizioni. Vi saranno sempre uomini buoni e uomini cattivi e di
conseguenza persone con vedute relativamente giuste e persone con vedute
relativamente errate. Vi sarà sempre lotta fra gli uomini, ma la natura e la
forma della lotta saranno diverse da quelle della società divisa in classi.
Vista sotto questa luce,
l'esistenza delle contraddizioni fra l'individuale e il collettivo in una
società socialista non è affatto strana. Qualsiasi dirigente del Partito o
dello Stato inevitabilmente s'irrigidirà nel suo modo di ragionare e di
conseguenza commetterà gravi errori, se si isola dalla direzione collettiva,
dalle masse popolari e dalla vita reale. Noi dobbiamo vigilare per evitare la
possibilità che alcune persone, le quali conquistano la massima fiducia delle
masse grazie alle loro realizzazioni nel lavoro di Partito e dello Stato,
possano usare questa fiducia per abusare della propria autorità e commettere
degli errori. Il Partito comunista cinese si congratula con il Partito
comunista dell'Unione Sovietica per i suoi importanti risultati nella battaglia
storica contro il culto della personalità.
L'esperienza della Rivoluzione
cinese è un'altra testimonianza del fatto che solo fidando nella saggezza delle
masse popolari, nel centralismo democratico e nel sistema di associare la
direzione collettiva alla responsabilità individuale, il nostro Partito può
ottenere grandi vittorie e raggiungere grandi realizzazioni, sia in tempo di
rivoluzione che in periodo di costruzione nazionale.
Il Partito comunista cinese ha
continuamente mosso guerra nelle sue file rivoluzionarie contro l'esaltazione
abusiva dell'individuo e contro l'eroismo individuale che significano distacco
dalle masse. Tali fenomeni continueranno certamente a esistere ancora per un
lungo periodo. Anche quando li si sia superati, possono risorgere: essi
riemergono talvolta in una persona, talvolta in un'altra.
Quando l'attenzione si concentra
sulla funzione dell'individuo, quella delle masse e della collettività vengono
spesso ignorate. Ecco perché alcune persone cadono facilmente nell'errore della
vanagloria o della fiducia superstiziosa in se stessi, o ciecamente adorano gli
altri. Noi dobbiamo perciò dedicare la massima attenzione ad avversare
l'esaltazione abusiva dell'individuo e l'eroismo individuale che significano
distacco dalle masse e il culto della personalità. Per far fronte al
soggettivismo nei metodi di direzione, il Comitato centrale del Partito
comunista cinese, nel giugno 1943, ha adottato una risoluzione sui metodi di
direzione [4]. Discutendo la questione della direzione collettiva nel Partito,
è sempre utile, per tutti i membri del Partito comunista cinese e per i suoi
dirigenti, richiamarsi a questa risoluzione nella quale è detto: "In tutto
il lavoro pratico del nostro Partito, una direzione giusta deve fondarsi sul seguente
principio: ‘dalle masse alle masse’. Questo significa che bisogna raccogliere
le idee delle masse (frammentarie, non sistematiche), sintetizzarle (attraverso
lo studio trasformarle in idee generalizzate e sistematiche), quindi portarle
di nuovo alle masse, diffondere e spiegare queste idee finché le masse non le
assimilano, vi aderiscono fermamente e le traducono in azione e verificare in
tale azione la giustezza di queste idee. Poi sintetizzare ancora una volta le
idee delle masse, e riportarle quindi alle masse perché queste idee siano
applicate con fermezza e fino in fondo. E sempre così, ininterrottamente, come
una spirale senza fine; le idee ogni volta saranno più giuste, più vitali e più
ricche. Questa è la teoria marxista della conoscenza". Per un lungo
periodo, questo metodo di direzione nel nostro Partito è stato definito con la
popolare espressione di "linea di massa". Tutta la storia del nostro
lavoro ci insegna che ogni volta che questa linea è seguita, il lavoro è sempre
buono, o relativamente buono e, anche se si verificano degli errori, si possono
facilmente correggere. Quando invece non si segue questa linea, il lavoro segna
dei passi indietro. Questo è il metodo marxista-leninista di direzione, la
linea di lavoro marxista-leninista.
Dopo la vittoria della
Rivoluzione, quando la classe operaia e il Partito comunista sono divenuti la
classe dirigente e il Partito dello Stato, vi è il grande pericolo che i
dirigenti del Partito e dello Stato, esposti a vari pericoli di burocratismo,
possano usare gli organi dello Stato per prendere decisioni arbitrarie,
allontanarsi dalle masse e dalla direzione collettiva ed esercitino l'autorità
violando la democrazia nel Partito e nello Stato. Perciò dobbiamo porre la
massima attenzione a servirci del metodo di direzione basato sulla linea di
massa, piuttosto che abbandonarla anche solo in minima parte, se non vogliamo
essere inghiottiti dalle sabbie mobili Perciò si devono stabilire dei sistemi
assai precisi per garantire la realizzazione perfetta della linea di massa e
della direzione collettiva, in modo da evitare l'esaltazione abusiva
dell'individuo e dell'eroismo individuale, che significa il distacco dalle
masse e ridurre al minimo il soggettivismo e l'unilateralità nel nostro lavoro,
perché ciò vorrebbe dire staccarsi dalla realtà oggettiva. Noi dobbiamo anche
trarre insegnamenti dalla lotta del Partito comunista dell'Unione Sovietica
contro il culto della personalità, per combattere il dogmatisrno. La classe
operaia e gli altri settori del popolo, guidati dal marxismo-leninismo, hanno
vinto la Rivoluzione, hanno conquistato il potere statale. La vittoria della
Rivoluzione seguita dall'instaurazione del potere rivoluzionario hanno aperto
orizzonti sconfinati allo sviluppo del marxismo-leninismo. Eppure, poiché il
marxismo appare a tutti come l'ideologia che ci guida nel nostro paese dopo la
vittoria della Rivoluzione, parecchi dei nostri propagandisti, fidando
abitualmente sul potere amministrativo e sul prestigio del Partito, diffondono
il marxismo leninismo nelle masse come un dogma, invece di lavorare sodo, di
esaminare con ordine una serie di fatti, di
usare il metodo marxista-leninista di analisi, di impiegare la lingua del
popolo per spiegare in modo convincente l'unità che lega la verità universale
del marxismo-leninismo e la situazione concreta in Cina. Per alcuni anni noi
abbiamo compiuto alcuni passi avanti nelle ricerche filosofiche, nell'analisi
dell'economia, della storia e della critica letteraria e artistica: ma,
generalmente parlando, si verificano molti fenomeni non giusti. Molti dei
nostri ricercatori hanno ancora un abito dogmatico, pensano meccanicamente,
mancano di indipendenza di pensiero e di spirito creativo e, in taluni casi,
sono influenzati dal culto della personalità di Stalin. Bisogna che sia chiaro
che le opere di Stalin saranno ancora studiate seriamente, come lo sono state
fino a oggi. Tutto ciò che vi è di buono nelle sue opere, specialmente in
moltissimi dei suoi scritti dedicati alla difesa del leninismo e
all'esposizione dell'esperienza sovietica di costruzione socialista, dovranno
essere considerati da noi come una eredità storica importante. Agire
diversamente sarebbe un errore. Ma vi sono due metodi di studio delle sue
opere: il metodo marxista e il metodo dogmatico. Alcuni trattano le opere di
Stalin dogmaticamente con la conseguenza di non riuscire ad analizzare ciò che
è giusto e ciò che non è giusto e di fare anche di ciò che è giusto una panacea
che essi applicano senza discernimento. È inevitabile che commettano degli errori.
Ad esempio, Stalin formulò il giudizio secondo cui in diversi periodi
rivoluzionari lo sforzo principale doveva essere diretto a isolare le forze
sociali e politiche intermedie di quel periodo.
Noi dobbiamo esaminare questa
teoria di Stalin adeguandoci alle circostanze da un punto di vista critico
marxista. In taluni casi può essere giusto isolare tali forze, ma non è sempre
giusto isolarle in ogni circostanza. Basandoci sulla nostra esperienza, lo
sforzo maggiore deve essere diretto, durante la rivoluzione, contro il nemico
principale per isolarlo. Nei confronti delle forze intermedie noi dobbiamo
adottate sia la politica di unirci a loro, sia quella di combatterle, o per lo
meno di neutralizzarle, sforzandoci, quando le circostanze lo permettono, di
farle passare da una posizione neutrale a una posizione di alleanza con noi, in
modo da poter aiutare lo sviluppo della rivoluzione.
Ma c'è stato un periodo (i dieci
anni della seconda Guerra civile rivoluzionaria fra il 1927 e il 1936) durante
il quale alcuni dei nostri compagni hanno rigidamente applicato questa formula
di Stalin alla Rivoluzione cinese dirigendo l'offensiva principale contro le
forze intermedie, considerandole come il nostro nemico più pericoloso. Il
risultato è stato che invece di isolare il vero nemico, noi isolavamo noi
stessi e subivamo delle forti perdite, mentre il nemico ne traeva vantaggio.
Avendo di mira questo errore dogmatico, per poter sconfiggere gli aggressori
giapponesi il Comitato centrale del Partito comunista cinese, durante gli anni
della Guerra di resistenza contro il Giappone, sostenne il principio di
"sviluppare le forze progressive, guadagnare le forze intermedie e isolare
le forze dure a morire".
Le forze progressive cui ci si
riferiva erano le forze degli operai, dei contadini e degli intellettuali
rivoluzionari guidate o influenzabili dal Partito comunista cinese. Le forze
intermedie erano la borghesia nazionale, tutti i partiti democratici e i senza
partito. Le forze dure a morire erano le forze dei compradores e le forze feudali capeggiate da Chiang Kai-shek, che
attuavano una resistenza passiva all'aggressione giapponese e di opposizione ai
comunisti. L'esperienza nata dalla pratica ha dimostrato che questa politica
sostenuta dal Partito comunista cinese si adattava bene alle circostanze della
Rivoluzione cinese ed era corretta. La realta è che il dogmatismo è sempre
apprezzato soltanto dalle persone pigre. Ben lungi dall'essere di qualche
utilità, il dogmatismo reca un danno incalcolabile alla Rivoluzione, al popolo
e al marxismo-leninismo. Per poter elevare la coscienza delle masse popolari,
stimolare il loro dinamico spirito creativo e realizzare il rapido sviluppo del
lavoro pratico e teorico, è ancora necessario distruggere la superstiziosa
fiducia nel dogmatismo. La dittatura del proletario (che, in Cina, è la
dittatura democratica popolare della classe operaia) ha ora realizzato grandi
vittorie in una vasta zona popolata da 900 milioni di uomini. Sia l'Unione
Sovietica, sia la Cina, sia ogni altra democrazia popolare hanno le proprie
esperienze, tanto nel successo quanto negli errori.
Noi dobbiamo continuamente fare
il bilancio di queste esperienze. Dobbiamo essere vigilanti per evitare la
possibilità di commettere nuovi errori nel futuro. La lezione importante che ne
traiamo è che gli organi dirigenti del nostro Partito devono circoscrivere gli
errori a errori particolari, locali, temporanei e non permettere che errori
locali e particolari o quegli errori che cominciano a manifestarsi, si
trasformino in errori nazionali o in errori di lunga durata. La storia del
Partito comunista cinese offre esempi di gravi errori commessi in varie
occasioni. Durante il periodo rivoluzionario che va dal 1924 al 1927, nel
nostro Partito apparve la tendenza sbagliata rappresentata dall'opportunismo di
destra di Chen Tu-hsiu.
Durante il periodo rivoluzionario
che va dal 1927 al 1936 per tre volte nel nostro Partito si manifestò la
tendenza sbagliata rappresentata dall'opportunismo "di sinistra". Tra
queste tendenze le più gravi furono quelle di Li Li-san e di Wang Ming. La
prima tendenza si manifestò nel 1930 e l'altra dal 1931 al 1934.
Il danno arrecato alla
Rivoluzione dalla tendenza di Wang Ming fu particolarmente grave. Durante
quello stesso periodo, in un'importante base rivoluzionaria si verificò anche
l'errata tendenza opportunista di destra di Chang Kuo-tao che si opponeva al
Comitato centrale del Partito. Questa errata posizione recò grave danno a un
importante settore delle forze rivoluzionarie. Eccezion fatta per la posizione
di Chang Kuo-tao, che fu un errore circoscritto a un’importante base
rivoluzionaria, tutti gli altri errori commessi in quei due periodi si estesero
nazionalmente. Durante la Guerra di resistenza contro il Giappone si verificò
di nuovo all'interno del nostro Partito una posizione errata di opportunismo di
destra rappresentata dal compagno Wang Ming. Ma poiché il Partito aveva tratto
esperienza dai due precedenti periodi rivoluzionari, noi non permettemmo a
questa linea errata di prender piede e il Comitato centrale del Partito la
corresse in un tempo relativamente breve. Dopo la fondazione della Repubblica
popolare cinese, nel 1953, all'interno del Partito si manifestò il blocco
antipartito di Kao Kang e di Jao Shu-shi. Questo blocco antipartito rappresentava
le forze reazionarie all'interno e al di fuori del paese, il cui intento era di
danneggiare la causa della Rivoluzione.
Se non fosse stato per la
tempestiva scoperta del complotto da parte del Comitato centrale e per la
tempestiva distruzione di questo blocco antipartito, sarebbe stato arrecato un
danno incalcolabile al Partito e alla causa rivoluzionaria. Quindi,
dall'esperienza storica risulta chiaro che il nostro Partito si è anch’esso
temprato durante il corso della sua battaglia contro varie posizioni errate e
che per merito di questa lotta sono state realizzate grandi vittorie nella
Rivoluzione e nella costruzione socialista.
Errori locali o particolari si
verificano spesso durante il nostro lavoro. Si deve esclusivamente alla fiducia
nella saggezza collettiva del Partito e nella saggezza delle masse popolari e
alla tempestiva denuncia e correzione di questi errori se essi non hanno
possibilità di crescere e di svilupparsi nazionalmente e non diventano errori
ancora più gravi che potrebbero colpire tutto il popolo.
I comunisti devono adottare un
atteggiamento analitico nei confronti degli errori compiuti nel movimento
Comunista. Alcuni ritengono che Stalin abbia sbagliato in ogni cosa. Questo è
un grave errore. Stalin fu un grande marxista-leninista e nello stesso tempo un
marxista-leninista che ha commesso alcuni seri errori senza averne coscienza.
Noi dobbiamo considerare Stalin da un punto di vista storico, fare un'analisi
generale e appropriata dei suoi meriti e dei suoi errori e trarre da essa
benefici insegnamenti. Sia le azioni giuste che quelle sbagliate di Stalin
erano caratteristiche del movimento Comunista internazionale e portano
l'impronta dei tempi. Il movimento Comunista internazionale non conta in tutto
che poco più di cent'anni e dalla vittoria della Rivoluzione d'Ottobre non sono
trascorsi che trentanove anni. In molte sfere di lavoro rivoluzionario manca
ancora l'esperienza. Noi abbiamo le nostre grandi conquiste, ma anche i nostri
difetti ed errori. Come la realizzazione di un compito è immediatamente seguita
dall'indicazione di un altro obiettivo da raggiungere, così il superamento di
un difetto o di un errore può essere seguito da un nuovo difetto o da un nuovo
errore che dovrà, a sua volta, essere superato. Le realizzazioni superano
sempre il numero degli errori, le cose giuste superano sempre le cose sbagliate
e i difetti e gli errori verranno inevitabilmente superati. Una buona direzione
non consiste nel non commettere alcun errore, ma nel prendere sul serio gli
errori. Non esiste uomo che non si sia mai sbagliato. Lenin ha detto:
"Riconoscere apertamente il proprio errore, scoprirne le cause, analizzare
la situazione che gli ha dato luogo, esaminare attentamente i mezzi per
correggere questi errori, questo è il segno di un Partito serio, questo è ciò
che si chiama compiere il proprio dovere, educare e istruire la classe e poi le
masse". Seguendo l'indicazione di Lenin, il PCUS sta seriamente
affrontando alcuni gravi errori commessi da Stalin nella direzione della grande
opera di costruzione del socialismo, nonché le conseguenze di quegli errori.
Data la gravità di queste conseguenze, il PCUS, mentre riconosce i grandi
meriti di Stalin, ha ritenuto necessario esporre senza indulgenza la sostanza
dei suoi errori e chiamare il Partito intero a considerarli come un avvenimento
e a lavorare risolutamente per eliminare le loro deplorevoli conseguenze. Noi
comunisti cinesi siamo convinti che attraverso le critiche fatte al ventesimo
Congresso del PCUS, tutti i fattori positivi che erano stati annullati prima a
causa di determinate linee politiche errate, certamente torneranno in vita e
che il Partito e il popolo sovietico saranno più fermi che mai nella loro
unità, nella lotta per la costruzione di una grande società Comunista quale
l'umanità non ha ancora mai visto e per una pace stabile in tutto il mondo. Le
forze reazionarie di tutto il mondo deridono questo avvenimento; deridono il
fatto che noi superiamo gli errori che esistono nel nostro campo. Cosa nascerà
da questa derisione? Non c'è il minimo dubbio che questi derisori finiranno per
trovarsi di fronte un campo ancora più potente, invincibile, grande, un campo
della pace e del socialismo con a capo l'Unione Sovietica, mentre la loro opera
distruttrice dell'umanità li metterà in una situazione molto spiacevole.
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NOTE
1. V.I. Lenin, Per il
quarto anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, in Opere, vol. 33.
2. V.I. Lenin. Cinque
anni di Rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale, in Opere. vol. 33.
3. V.I. Lenin. L'estremismo
malattia infantile del comunismo, in Opere,
vol. 31.
4. In Opere di Mao
Tse-tung vol. 8. pag. 211.
5. V.I. Lenin, L'estremismo
malattia infantile del comunismo, in Opere,
vol. 31.