sardoitaliano


MANIFESTO DEL 28 DE ABRILI

Il 28 de Abrili è l’organizzazione della Gioventù Sarda in lotta per l’Indipendenza, la Democrazia diretta e il Socialismo.

Indipendenza perché il Popolo Sardo costituisce una comunità caratterizzata dalla comunanza di una serie di fattori quali quelli linguistico, culturale, storico, territoriale ed economico che lo rende a tutti gli effetti una Nazione. Una Nazione - però - senza stato, le cui sovranità e facoltà di esercitare il proprio legittimo diritto all’autodeterminazione sono da secoli negati dalla potenza straniera di turno (interessata alle nostre risorse e agli straordinari vantaggi che la nostra posizione strategica al centro del Mediterraneo, che invece vorrebbero farci credere uno svantaggio e un fattore di isolamento, comporta), ultima delle quali quella italiana.
Solo attraverso l’Indipendenza, ovvero la sottrazione alla “tutela” di una potenza straniera e coloniale e l’autodeterminazione della propria vita economica, sociale, politica, linguistica e culturale, il Popolo Sardo potrà finalmente porsi alla pari di tutti gli altri Popoli del mondo, e ad essi aprirsi e guardare direttamente, laddove ora ogni tipo di serio rapporto con altre Nazioni deve necessariamente passare per Roma (l’esatto contrario del luogo comune inculcatoci dalla classe politica coloniale secondo cui Indipendenza - l’aprirci al mondo in quanto Sardi - vorrebbe dire isolazionismo).

Democrazia diretta perché il modello occidentale di democrazia, meramente rappresentativo e indiretto, costituisce in realtà non una Democrazia (ovvero il “potere del Popolo”) ma un’oligarchia (ovvero il “potere di pochi”), il potere della minoranza detentrice del potere economico, militare e mediatico (e quindi politico): le masse popolari, più lontane che mai dall’avere un anche minimo effettivo potere decisionale, sono relegate al semplice potere di delega verso quella che, volta per volta, considerano il “meno peggio” tra due blocchi totalmente privi di sostanziali differenze e complementari tra loro nella difesa dello status-quo.
Un’autentica Autodeterminazione e Sovranità popolare è incompatibile con il modello occidentale di democrazia (che si vorrebbe, per giunta, universale e da esportare a suon di bombe e massacri) e può avere, invece, realmente luogo soltanto in una Democrazia intesa nel suo senso autentico di potere del Popolo, della rapportazione diretta di tutta la Comunità nazionale al potere decisionale tramite dei consigli popolari strutturati dal basso, che rendano il principio partecipativo la base dell’ordinamento politico, relegando quello rappresentativo a un ruolo del tutto secondario e comunque revocabile dal basso in ogni momento.

Socialismo perché in un sistema basato sulla supremazia economica e sociale di una oligarchia detentrice della maggioranza soverchiante delle ricchezze e delle risorse naturali, l’autodeterminazione dei Popoli e la democrazia sono concetti svuotati del loro reale significato e trasformati in innocue bandierine da agitare propagandisticamente quando necessario a quel blocco di potenze imperialiste a egemonia statunitense che sta scavando la fossa all’Umanità intera.
Solo superando le contraddizioni del sistema capitalistico e la spirale di tensione e violenza fra Nord e Sud del Mondo che l’imperialismo sta rendendo sempre più drammatica e sanguinosa l’Umanità potrà sopravvivere a sé stessa e creare le basi per un nuovo modo di intendere la vita, basato sull’eguaglianza, la giustizia sociale, la sovranità delle Nazioni, la vera libertà decisionale delle masse lavoratrici, la loro gestione collettiva e pianificata dell’economia e la collaborazione solidaristica tra i Popoli del Mondo, insomma per un nuovo Socialismo che ogni Popolo costruisca secondo le proprie peculiarità ed esigenze e che faccia si che il XXI secolo rappresenti uno spartiacque nel rapportarsi dell’Uomo con i propri simili e col Pianeta stesso e un punto di svolta per la storia dell’intera Umanità, che con la permanenza dell’attuale ordine mondiale verrà compromessa nel giro di pochi decenni.


1. Sfruttamento coloniale, metodi di integrazione e ruolo della Gioventù

La presenza del potere colonialista italiano in Sardinnya, esercitato per mezzo dello stato imperialista italiano e delle istituzioni politiche, militari e poliziesche ad esso subordinate, è finalizzato allo sfruttamento (che si manifesta nella sua doppia valenza nazionale e sociale) da parte dell’oligarchia finanziaria italiana e internazionale della forza-lavoro del Popolo Lavoratore Sardo (categoria estremamente estesa ed eterogenea comprendente tutti gli strati sociali che devono lavorare per procurare il sostentamento a sé stessi e alla propria famiglia) e delle nostre risorse naturali e ricchezze paesaggistiche.

Le masse popolari sarde, in quanto periferia della metropoli imperialista italiana (individuabile coi centri del potere politico e finanziario dello stato), così come le varie nazioni senza stato d’Europa nei rispettivi stati oppressori, subisce con accanimento e intensità ancora maggiori lo sfruttamento capitalistico rispetto alle classi subalterne della grande maggioranza della penisola italiana. Basti notare, per esempio, l’imposizione di fallimentari modelli di accanito sviluppo industriale assolutamente estranei all’Isola, per di più nel solo settore petrolchimico, con l’intento di alimentare una dipendenza economica ad oggi del tutto fittizia (del PIL prodotto annualmente in Sardinnya lo stato ne “reinveste” qui soltanto una metà depredandoci della restante) e falsamente arginata da un blando e retorico assistenzialismo colonialistico, l’insostenibile e soffocante occupazione militare degli eserciti italiano, americano e NATO (finalizzati al controllo e alla repressione del dissenso e alla sperimentazione di armi di guerra e di sterminio di ogni tipo), la speculazione edilizia collegata all’umiliante e immorale tipologia di turismo selvaggio che vede le nostre spiagge e i nostri mari (confiscati al nostro Popolo, unico legittimo proprietario) infestate ogni estate da vip, magnati, nobili decaduti e privilegiati di ogni sorta e, come effetto inevitabile di questa condizione di indotto sottosviluppo economico, la drammatica mancanza di occupazione che si traduce con l’emigrazione di massa di giovani e disperati figli di questa Terra.

La metodologia che il potere statale utilizza per protrarre e consolidare lo sfruttamento delle masse popolari sarde (metodologia che, tra l’altro, dagli anni Sessanta in poi, è diventata la norma per la pressoché totalità dei Paesi dell’Occidente capitalistico), ben lungi da quella di una repressione attiva e coercitiva (a eccezione che con alcune avanguardie rivoluzionarie, cosa che in Sardinnya si ripete ciclicamente contro il movimento indipendentista), è quella dell’indotta integrazione al sistema vigente convivente col (e compensante il) cronico malcontento che un sistema basato sulla competizione serrata tra simili e sullo strapotere del denaro, e caratterizzato da un lavoro sempre più precario e mal retribuito, non può che comportare. Integrazione determinata dal sommarsi di fattori quali la vera e propria macchina del consenso mediatica, i valori edonistici e consumistici prepotentemente inculcatici per aumentare il potere di assuefazione che il possesso di superfluità di ogni tipo esercitano su di noi e le cretinistiche distrazioni e fittizie rappresentazioni del reale che televisioni e altri mezzi di controllo collettivo ci propinano ogni giorno.

In questa opera di forzata cooptazione il ruolo della Gioventù è assolutamente strategico: generazione non ancora integrata interamente negli ingranaggi societari e futura classe lavoratrice, la salvaguardia degli attuali rapporti di forza tra classe egemone italiana e masse popolari sarde passa per l’innesco di quei meccanismi atti a distoglierla dal pensiero critico e dalla lotta, che così bene hanno funzionato con le generazioni ad essa immediatamente precedenti. Per far ciò il potere statale utilizza i mezzi di cooptazione sopraccitati, alimenta il mito ossessivo del consumo e dello spreco, la piaga delle droghe pesanti, il divismo come partecipazione passiva alla vita di qualche personaggio eletto dai media invece che quella attiva della propria.
Ne consegue che in Sardinnya un qualsivoglia processo di rinascita nazionale, culturale e linguistica e di superamento rivoluzionario dell’esistente non possa che passare, in maniera fondamentale e determinante, per la stessa Gioventù sarda.


2. La necessità dell’organizzazione nazionale della Gioventù ribelle

La lotta di liberazione nazionale e sociale in Sardinnya, per colmare i numerosi limiti che attualmente la caratterizzano, deve prepotentemente occupare e radicarsi in ogni settore e livello societario, ed in ognuno di questi mettere a nudo le contraddizioni dell’ordinamento impostoci dallo stato italiano e - partendo dalle istanze popolari, siano esse lampanti o sotterranee - sviluppare l’alternativa anticolonialista e rivoluzionaria.

Urge quindi da parte del movimento indipendentista, per compiere finalmente il decisivo passo da fenomeno di avanguardia a fenomeno di massa, che i numerosi “buchi” da esso lasciati nei vari settori societari vengano riempiti, vuoi con quella forza politica ampia ed inclusiva (che operi da Fronte di Unità patriottica e popolare comprendente le diverse realtà di liberazione nazionale e sociale) che offra un alternativa societaria complessiva, vuoi con un Sindacato nazionale e di classe che possa finalmente dare ai lavoratori sardi quello strumento con cui far valere i propri diritti sociali e che sia nettamente contrapposto alla triade CGIL-CISL-UIL, uno dei pilastri fondamentali del potere coloniale in Sardinnya (il generoso tentativo della CSS continua a rappresentare, e da ormai più di 20 anni, soltanto l’embrione iniziale di una realtà del genere), vuoi con una realtà assembleare nazionale e di massa che si adoperi contro l’occupazione militare italiana, americana e NATO (realtà di cui riteniamo che l’Atobiu casteddayu “A Foras” rappresenti il nucleo), vuoi con una realtà che denunci e combatta costantemente ogni tipo di repressione coloniale contro le varie forme - più o meno coscienti politicamente - di dissenso sociale, vuoi con un comitato nazionale per l’alfabetizzazione popolare, su modello dell’AEK (Coordinamento per la baschizzazione e l’alfabetizzazione) basco e vuoi, infine, con un organizzazione che agisca nel contesto giovanile e una in quello studentesco (medio-superiore e universitario).

Il 28 de Abrili, fin dalla sua nascita nell’inizio del 2006 come Circolo cittadino operante sul territorio cagliaritano, si propone di colmare il vuoto di una realtà indipendentista e socialista che svolga un lavoro specificamente rivolto alla Gioventù, in ultima analisi il futuro stesso della Nazione e, nel contesto attuale, la generazione che ha davanti due strade decisive e radicalmente opposte da percorrere: quella gloriosa della rinascita della coscienza nazionale, della cultura e della lingua sarda o, invece, quella incalcolabilmente drammatica della definitiva scomparsa di queste di fronte alla sempre più onnipotente globalizzazione cosmopolita neoliberale.
In circa un anno e mezzo di esistenza, in cui pur tra non poche difficoltà e senza tagliare traguardi immediati e definitivi - come era per giunta scontato in un lasso di tempo così breve per un ristretto gruppo di giovani che partiva con nessuna risorsa se non la passione e la convinzione nelle proprie idee - si sono ottenuti risultati che riteniamo significativi come il quasi immediato allargamento del nucleo fondativo con l’avvicinamento e il coinvolgimento di giovani i cui ideali patriottici e rivoluzionari prima non trovavano un luogo in cui esprimersi e la sensibilizzazione e il contatto diretto con numerosi giovani e studenti prima totalmente estranei al movimento di liberazione nazionale e sociale.
Giunti a questo punto, fortemente coscienti del fatto che si è appena avviata la sola opera di costruzione delle fondamenta della partecipazione giovanile di massa alla lotta per il nostro futuro e sollecitati dall’interessamento e dalla volontà di partecipazione al nostro progetto di giovani di diverse zone della Sardinnya, abbiamo ritenuto necessaria l’evoluzione del 28 de Abrili da Circolo cittadino a Organizzazione nazionale della gioventù indipendentista, guardando come esempi in questo senso alla SEGI basca, alle catalane CAJEI e Maulets e (sebbene non esplicitamente socialista come quelle basca, catalane o quella che noi intendiamo costruire) alla Ghjuventù Indipendentista corsa.


3. Le radici del nostro pensiero rivoluzionario, verso la via sarda al Socialismo del XXI secolo

In quanto patrioti comunisti nella Sardinnya del XXI secolo, è nostra ferma volontà quella della codificazione di una teoria rivoluzionaria attuale ed originale che, partendo dalla situazione vigente, vada a costituire la base della via nazionale sarda al Socialismo, unico sbocco conseguente ad un processo autentico di Autodeterminazione nazionale e Sovranità popolare. 

Riteniamo di individuare come elementi imprescindibili da cui partire per la codificazione del Socialismo sardo del XXI secolo:
    - i valori etici, rivoluzionari e di emancipazione nazionale e sociale propri del giacobino Giovanni Maria Angioy e dei patrioti sardi che per primi si sollevarono, specie nei moti rivoluzionari del 1793-’96 (avente come evento culminante e propulsivo la vittoriosa sollevazione popolare cagliaritana del 28 Aprile 1794), contro il colonialismo sabaudo, pagando un eroico e sanguinoso prezzo;
    - la teoria e l’analisi materialistica e rivoluzionaria della società compiuta da Karl Marx, Friedrich Engels e Vladimir Lenin;
    - il pensiero del nostro compatriota Antonio Gramsci, sviluppo qualitativo e applicazione creativa del Comunismo marxiano e leniniano alla realtà sarda e mediterranea.

Riserviamo, inoltre, una grande considerazione alle varie esperienze e realtà di lotta per l’Autodeterminazione del Popolo Sardo e il Socialismo nel XX secolo, rispetto alle quali ci proponiamo di agire da continuatori propositivi e creativi: dal già citato Gramsci alla breve, complicata ma significativa esperienza del Partito Comunista di Sardegna di Antonio Cassitta, Giovanni Antioco Mura e Cicito Anfossi (1943-‘44), da Antonio Simon Mossa al MIRSA, dal Circolo cagliaritano Città-Campagna ai vari Circoli giovanili paesani degli anni sessanta e settanta, da Angelo Caria a Su Populu Sardu, Sardinna e Libertade e Partidu Sardu Indipendentista.


4. Lotta internazionale e collaborazione con le Gioventù rivoluzionarie mediterranee, europee e mondiali

La nostra lotta, in quanto lotta contro il sistema sociale, economico, politico e geopolitico (USA - UE - Israele) dominante nel mondo e nemico comune alle classi subalterne ad esso interne e ai Popoli da esso sfruttati e colonizzati, non può prescindere da un confronto e da una coordinazione d’azione con tutte le realtà internazionali a noi affini, specie quelle che subiscono un’oppressione particolarmente similare alla nostra, ovvero le altre nazioni senza stato mediterranee ed europee. L’Unione Europea, istituzione imperialista a guardia degli interessi dei mercati e delle oligarchie finanziarie europee contro quelli delle masse lavoratrici e dei Popoli senza stato ad essa interni (e la cui costituzione e consolidamento è stata da sempre finalizzata a rafforzare la subordinante alleanza con gli USA, non certo a fungergli da contraltare), a nostro modo di vedere non può che rappresentare, a livello continentale, il nemico comune contro cui intraprendere una lotta serrata nella prospettiva di un Mediterraneo e di un Europa dei Popoli, dei Lavoratori e delle Gioventù.

Pertanto, come organizzazione della Gioventù rivoluzionaria sarda, ci proponiamo di realizzare una unità d’azione internazionale sempre maggiore con le organizzazioni giovanili impegnate nella rispettiva nazione nella lotta contro l’oppressione coloniale e sociale di cui l’imperialismo (che sia esso italiano, francese, spagnolo, inglese, turco, sionista o statunitense) è, per sua stessa natura, irrimediabilmente portatore. Solo con la collaborazione e l’unità internazionalista di queste realtà, nel rispetto delle specificità e delle peculiarità di ciascuna di esse, sarà possibile rendere un dato acquisito per i nostri Popoli che un altro Mediterraneo e un’altra Europa sono alternative possibili nonché necessarie e che si tratta solamente di percorrere collettivamente la strada che porta ad essi, sostituendo finalmente a sfruttamento, egoismo e rivaleggiante competizione, autogestione individuale e collettiva, solidarietà e fraterna cooperazione.


5. Requisiti per la militanza nell’organizzazione della Gioventù indipendentista e socialista sarda

La militanza nel 28 de Abrili è aperta a tutti i giovani sardi che condividono gli obiettivi e i valori sopraenunciati e lo spirito con cui questi vengono perseguiti.

In quanto organizzazione operante a livello giovanile, l’appartenenza al 28 de Abrili è pienamente compatibile con l’adesione - a livello superiore - a realtà politiche che lottano per l’emancipazione nazionale e sociale del Popolo Sardo e si muovono in direzione dell’unità strategica delle forze anticolonialiste in un Fronte ampio di Unità Popolare.
E’ invece incompatibile con la militanza nel 28 de Abrili l’appartenenza a partiti o movimenti italiani e a quelli sardi italianisti e unionisti (anche se mascherati dietro un falso nazionalitarismo), così come è fortemente contraddittoria quella a partiti o movimenti che si dichiarano indipendentisti ma che, invece che favorire la prospettiva dell’unità delle forze anticolonialiste, agiscono settariamente alimentando frazionismo e divisioni o praticano una politica arrivista senza capo né coda, un giorno accodandosi al centrosinistra italiota e un altro progettando, insieme a partiti italiani e unionisti, improbabili terzi poli centristi e autonomisti.


6. Simbolo del 28 de Abrili

Il simbolo del 28 de Abrili è una stella bianca a cinque punte con dentro falce e martello rossi a fare da croce al simbolo nazionale dei 4 mori con benda sulla fronte e rivolti a sinistra, un “28” in nero in alto a sinistra e un “4” in nero in basso a destra, il tutto su un campo diviso orizzontalmente in due parti: rosso in alto e nero in basso. Combinazione che, oltre a costituire insieme al bianco della stella i colori nazionali sardi, rappresenta il simbolo storico della sinistra rivoluzionaria latinoamericana, che sta a significare le uniche e antitetiche alternative che un Popolo che lotta per il proprio riscatto e per il proprio futuro si trova davanti: la PATRIA o la MORTE; che sia intesa, quest’ultima, in termini individuali (fisica) o - operazione scientificamente pianificata contro noi Sardi - collettivi (nazionale, culturale e linguistica).

BIVAT SA SARDINNYA LIBERA!
BIVAT SU POPULU SARDU SOBERANU!
FINTZAS A S’INDIPENDENTZIA ET A SU SOTZIALISMU!


MENU'
Domu
Kini seus
Manifestu
Comunicaus
Polítiga natzionali
Ocupadura militari
Arrepressidura
Polítiga internatzionali
Documentus stòricus
Bibrioteca marxista
Limba Sarda
Mùsica populari
Acàpius

A FORAS

Is militantis de Casteddu de su 28 de Abrili traballant a intru de A FORAS - Atòbiu casteddayu contras a s'ocupadura militari de sa Sardinnya

STUDIANTIS

Is studiantis de su 28 de Abrili gherrant contras a su Decretu Gelmini e a sa Lei 133 e po una Scola e una Universidadi sardas, gratùitas, làicas e de massa

PO S'UNIDADI POPULARI ANTICOLONIALISTA
REBELDIA
SU REMBOMBU

FUEDDAUS



Copyright © 2006-2009 "28 de Abrili"
totus is diritus allogaus .:. all rights reserved .:. tutti i diritti riservati