Lettera di Antonella Lai, prigioniera
politica comunista e anticolonialista sarda sequestrata il 30 marzo 2006 dallo
stato italiano e deportata nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (CE), in cui
si trova in regime di E.I.V. (Elevato Indice di Vigilanza)
Verso la metà di gennaio mi chiamano per parlare con l'educatore e 2 giorni
dopo con la psicologa... in 10 mesi non mi hanno mai cagato anche se chi è
sottoposto a un regime duro fa colloqui periodici con lo psicologo. Comunque io
sono andata perché pensavo che volessero parlarmi di alcune richieste, istanze
che avevo fatto riguardo le attività (inesistenti) da inserire in questo cesso
di galera. Le chiacchierate invece erano orientate sul generico, su come stavo
ecc. Io ho risposto che stavo bene e poi ho troncato perché mi sembrava di
essere una cavia da esperimento e ho anche precisato alla psicologa che se
avessi avuto bisogno di parlarle, ne avrei fatto richiesta io. Tutto a posto. 2
giorni dopo (il 14) mi chiamano per parlare con lo psichiatra, mi sono
rifiutata e ho chiarito alla guardia che io non avevo chiesto nessun colloquio
con nessun medico. La guardia insisteva dicendomi che comunque era la prassi e
che ogni tanto bisognava parlare con lo psichiatra. Io comunque ho rifiutato.
(Passano 2 giorni) il 16 mi richiamano a visita dallo psichiatra, sono andata
perché volevo capire che cazzo stava succedendo e la cosa mi stava già puzzando
molto. Appena sono entrata, lo psichiatra mooolto seriamente e in maniera
diffidente mi chiede come mai avevo rifiutato 2 giorni prima. Io gli ho
risposto che se avessi avuto bisogno di farmi visitare da qualcuno l'avrei
chiesto e che nessuno poteva obbligarmi a sottopormi ad una qualsiasi visita
medica e tantomeno a una psichiatrica che notoriamente richiede l'accordo del
"paziente". Lui è rimasto un po' perplesso e ha cambiato argomento
dicendomi che sapeva che ero dentro per 270 bis, che ero sarda. Anzi mi ha
addirittura chiesto di che parte e a sentire Barbagia ha cominciato ad elogiare
i granitici, tosti e fieri sardi. Nel mentre che lui parlava e sfotteva lo
stato che metteva in galera le persone come me io ho intravisto, nel registro
che aveva lui, un foglio con il mio nome e sotto la firma... dell'ispettrice di
reparto, datato 12/01. L'ho presa al volo (per la verità lo psichiatra mi ha
lasciato fare) e ho scoperto che era un ordine di servizio dell'ispettrice
suddetta che "vista la patologia neurologica della LAI ANTONELLA, ordinava
a tutto il personale di polizia penitenziaria di aumentare la sorveglianza"
il controllo nei miei confronti, nonostante fossi già sottoposta a regime
E.I.V. Sono scoppiata a ridere e ho chiesto spiegazioni allo psichiatra che
molto imbarazzato mi ha detto che risultava che io il 3 gennaio avessi fatto
una visita neurologica da cui risultava una patologia. Si è scusato, perché mi
ha detto, era evidente che io non ero pazza, ecc. ecc. E ha scritto un foglio
in cui smentiva questa diagnosi. Lui mi ha fatto anche vedere nel registro, che
il 3 non avevo fatto nessuna visita e c'era semplicemente appuntata una
richiesta del dirigente sanitario affinché io venissi sottoposta a varie
analisi e visita psichiatrica. Scendo dall'ispettrice... chiedo come era
possibile che lei avesse diramato un ordine di servizio di quel tipo, presa
alla sprovvista, non sapeva darmi una spiegazione (ossia io quel foglio non
l'avrei dovuto vedere), si scarica ovviamente di ogni responsabilità, dicendomi
che lei l'aveva dato sulla base di un certificato medico. Le chiedo chi era il
mago-medico che senza neanche avermi mai visto era stato capace di
diagnosticarmi una malattia addirittura mentale! Lei mi ha spiegato che se
l'era trovato sulla scrivania, si trattava di fogli prestampati e che la firma
era illeggibile... e l'ha fatto anche vedere (un foglietto prestampato con
scritto LA DETENUTA LAI ANTONELLA ecc ecc.). Le ho ricordato che quando un
medico visita qualcuno si registra e quindi non sarebbe stato difficile
risalire all'autore. Attaccato all'ordine di servizio (di cui lei aveva copia)
c'era anche un foglio scritto a mano, in cui si diagnosticava la mia patologia
e si allertava il personale... anche qui firma illeggibile. Ho mantenuto la
calma per fortuna, intanto è venuto anche lo psichiatra che mi ha difeso e ha
presentato il suo certificato che negava l'altra diagnosi. Allora l'ispettrice,
col sorriso da orco, "allora LAI, è tutto a posto... lei è stata assolta,
non è matta, non è successo niente". Io le ho risposto che non avevo
bisogno di nessuna assoluzione e che per me non era tutto a posto, che volevo
il nome del medico responsabile e da parte sua volevo delle spiegazioni
ufficiali che chiarissero come lei, senza neanche accertarsi di che patologia
si trattasse, aveva potuto decidere di aumentarmi la sorveglianza, cioè come un
ispettore si trova un prestampato che dichiara che l'unica detenuta E.I.V.
della sua sezione è matta e non si preoccupa di fare ulteriori indagini per
vedere anche se è a rischio la sua incolumità o quella delle altre. Le ho
chiesto copia del certificato stilato dal medico (quello attaccato all'ordine
di servizio) e lei mi ha risposto che non era autorizzata e quindi di far
intervenire il mio legale. La sera (siamo sempre al 16!) mando un telegramma al
mio avvocato dicendogli di venire subito perché avevo urgenza di parlargli
della mia vita carceraria. Questo telegramma è arrivato il 23, un po' tanto non
ti pare? 3 giorni dopo viene la vicedirettrice e insieme all'ispettrice e alla
sovraintendente mi spiegano che è stato tutto un malinteso, che loro avevano
fatto una piccola indagine e che tutto questo allarme era stato causato da una
lettera che il mio avvocato aveva spedito alla direzione. Sono caduta dalle
nuvole e ho chiesto che cosa c'era scritto nella lettera: l'ispettrice mi ha
detto che era lui che parlando di uno stato neurologico particolare aveva messo
tutti all'erta e loro doverosamente hanno fatto quello che dovevano fare per la
mia incolumità e per quella delle altre. Io ho comunque precisato che, a
prescindere dalla lettera del mio avvocato, uno psichiatra o un neurologo avrebbero
dovuto comunque accertarsi della mia salute attraverso una visita e non
dichiarare la mia patologia a occhi chiusi, da cui poi automaticamente derivava
un aumento della sorveglianza. Ho chiesto anche di poter leggere la lettera, ma
la vicedirettrice ha detto che era andata persa e che comunque il medico aveva
avuto un eccesso di zelo. Ho risposto che secondo me quello non era eccesso di
zelo e che in ogni caso mi sembrava strano visto che per una mammografia avevo
aspettato 6 mesi. Dopo un paio di giorni mi chiamano a colloquio con il
dirigente sanitario che mi conferma la versione della direttrice. Io ripeto le
stesse cose e lui dice che comunque nessun medico si era permesso di scrivere
un certificato attestando la mia patologia, io gli ho detto che questo
certificato era allegato all'ordine del giorno e lui mi ha risposto che non
l'aveva mai visto, e che l'unica cosa scritta era quella sul registro scritta
da lui, ed era una semplice richiesta di esami dovuta all'allarme lanciato dal
mio avvocato, con la lettera spedita a lui (non più alla direzione!). Il 24
faccio colloquio con i miei e mi spiegano che agli inizi di dicembre (non
gennaio!) siccome avevo saltato una telefonata, si son preoccupate e hanno
fatto chiamare l'avvocato in carcere per vedere se ero stata trasferita e se
stavo bene, gli hanno risposto che non potevano dare queste informazioni per
telefono, quindi di fare una richiesta scritta. Questa è la lettera e loro dopo
un mese si sono messi in allarme. Che dici? mi stanno prendendo per il culo? Il
mio avvocato avvisato da mia zia di ciò che era successo, ha fatto telefonare
il senatore Bulgarelli, che non ha trovato il direttore e quindi ha parlato con
il comandante (che cambia ogni 2 giorni). In più mi ha spedito una lettera con
la copia di quello che aveva chiesto al carcere, questo il 26. A me non è
ancora arrivato niente... Ah! il dirigente sanitario quando ha negato
l'esistenza del foglio in cui c'era scritta la diagnosi, mi ha anche detto che
forse mi ero confusa e che avevo visto il foglio dello psichiatra con cui avevo
parlato e che l'ordine di servizio era partito da quello. Gli ho ricordato che
l'ordine di servizio era del 12, con lo psichiatra ho parlato il 16. E poi nel
colloquio con l'educatrice e la psicologa perché nessuno mi ha detto della
lettera? Non è deontologicamente corretto spiegare al "paziente" il
motivo di una visita? E poi perché l'ispettore la prima volta non mi ha detto
niente della lettera? Ora loro non hanno più detto niente, anzi hanno detto che
l'allarme era rientrato e che dalla cartella clinica era stato cancellato tutto
(ma va?) e quindi non c'era bisogno che io l'avessi. Ora sto aspettando notizie
perché la lettera del mio avvocato io non l'ho avuta... ….Insomma non sanno più
come torturarmi, il motivo di tutto questo teatrino me lo spiego solo con
l'intenzione di mandarmi via, ma non in Sardegna... volevano aumentarmi la
sorveglianza e creare intorno a me un sospetto di malattia per dichiararmi
ancora più pericolosa e giustificare così il mio trasferimento in un altro
carcere. Diciamo che qui sono un po' di disturbo e secondo loro infogo le altre
alla ribellione, si è vero io ci provo, ma qui sono le stesse detenute che non
vogliono reclamare i loro diritti , anzi vanno subito a denunciarti
dall'ispettore. Comunque, non avrei dovuto vedere quell'ordine di servizio,
però siccome l'ho visto, hanno cercato di coprirsi con la storia della lettera
dell'avvocato... ....Sappi che però sono di nuovo nel periodo delle sparizioni
misteriose.."
santa maria capua vetere 7/02/07
ANTONELLA LAI
C.C. SANTA MARIA CAPUA VETERE
VIA APPIA KM.6.500 - 81055 CASERTA(CE)