Le prospettive internazionali che auspichiamo per la Repubblica Sarda indipendente:

-        uscita immediata da NATO ed UE: sul primo genocida organismo è superfluo ogni commento; il secondo (di cui ampi settori della “sinistra” ufficiale europea nonché una minuscola e insignificante fazione ultraliberista e filo-imperialistica dell’indipendentismo sardo, accomunati dal medesimo grado di tragica pateticità, sono ferventi sostenitori) è un’istituzione che, fondandosi su un trattato come quello di Maastricht, ha del tutto intrinseco il carattere imperialista, neoliberista e neocolonialista che va attualmente ostentando ed è, quindi, un irrimediabile nemico dell’integrazione egualitaria e solidale dei Popoli Europei, finalizzata al protrarsi dell’oppressione coloniale degli stati-nazionali maggiori verso le nazioni senza stato e dello sfruttamento del capitale nazionale e internazionale verso i popoli oppressi e verso le classi subalterne degli stessi stati-nazionali dominanti;

-        promozione, insieme alle altre Nazioni che avranno conseguito la piena liberazione nazionale in un'ottica socialista e antimperialista, di una Confederazione euro-mediterranea dei Popoli Liberi, fondata sui principi dell’autodeterminazione dei popoli, della giustizia sociale, della democrazia partecipativa e della solidarietà internazionale e internazionalista, che contrasti le politiche di aggressione del blocco imperialista egemone USA-Israele-UE e sia luogo in cui i popoli che la compongono possano, nella reciproca e mutua collaborazione e assistenza, percorrere la propria peculiare via nazionale al Socialismo del XXI secolo;

-        adesione al Movimento dei Non-Allineati e contribuzione al totale rilancio di questo in un'ottica pienamente antimperialista e rivoluzionaria contro la dittatura internazionale dell’Impero USA;

-        lotta per la totale rifondazione dell’organismo delle Nazioni Unite (attualmente un mezzo nelle mani dell'imperialismo USA per dare una parvenza di legittimità alla propria tiranneggiante azione di dominio del pianeta e "castigo" per i popoli e i Paesi ribelli), per una autentica democratizzazione dei rapporti internazionali, specie quelli fra "Nord" e "Sud" del mondo, fra paesi industrializzati e paesi sottosviluppati: espansione del numero dei membri permanenti e non permanenti del Consiglio di Sicurezza, eliminazione del meccanismo antidemocratico del veto, sede situata in una città del "Sud" del mondo invece che a Washington, opposizione alla soluzione bellica come soluzione alle controversie internazionali e alla violazione della sovranità di stati indipendenti che a loro volta non la negano ad altri, etc…


Riportiamo in seguito i punti della Dichiarazione finale della Carta di Brest, significativo e preziosissimo documento elaborato e firmato nel 1974 da numerose organizzazioni socialiste e anticolonialiste europee, tra cui il Moimentu de Su Populu Sardu:

1. Riaffermiamo il diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione nazionale.
2. Lottiamo contro l’oppressione economica, sociale, politica e culturale dei nostri popoli e perché essi raggiungano il potere in tutti i settori della società.
3. Lottiamo contro tutte le forme e le strutture che perpetuano l’alienazione, lo sfruttamento e la degradazione della persona umana, in particolare contro il fascismo, il razzismo e il settarismo.
4. Auspichiamo che ciascun popolo oppresso si dia la propria organizzazione rivoluzionaria nel proprio ambito nazionale, quale mezzo indispensabile per portare a termine la propria battaglia nazionale e rivoluzionaria.
5. Riaffermiamo la necessità della distruzione di tutte le strutture capitalistiche e imperialistiche e combattiamo per l’appropriazione da parte del popolo di tutti i mezzi di produzione, di distribuzione e di credito.
6. Ci pronunciamo per la costruzione, nei nostri paesi, di un regime democratico e popolare nel quale le classi lavoratrici assumano il potere.
7. Ci pronunciamo per la costruzione di una economia socialista pianificata, al servizio dei lavoratori e sotto il loro controllo democratico e popolare.
8. Lottiamo per l’uso ufficiale, presso i nostri popoli, delle loro lingue e delle loro culture nazionali, stabilite su basi popolari e scientifiche, considerando questa rivendicazione come parte integrante della costruzione del socialismo nei nostri paesi.
9. Solidarizziamo con la lotta di tutti i popoli del mondo contro il colonialismo e l’imperialismo, per l’instaurazione delle libertà nazionali e per la costruzione del socialismo.
10. Ci appelliamo alla solidarietà rivoluzionaria di tutti i popoli oppressi e di tutte le forze progressiste del mondo con le lotte che conduciamo contro il nemico comune: l’imperialismo mondiale in tutti i suoi aspetti e le sue realtà.
11. Ci pronunciamo per la costruzione di una Europa socialista di tutti i popoli che la compongono, su un piano di uguaglianza, di rispetto e di riconoscimenti reciprochi.





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"Questa epopea che sta davanti a noi la scriveranno le masse affamate degli indios, dei contadini senza terra, degli operai sfruttati; la scriveranno le masse progressiste, gli intellettuali onesti e brillanti che sono cosí abbondanti nelle nostre sofferenti terre d'America latina. Lotta di masse e di idee, epopea che sarà portata avanti dai nostri popoli maltrattati e disprezzati dall'imperialismo, i nostri popoli sconosciuti fino ad oggi, che già cominciano a non farlo più dormire. Ci considerava come un gregge impotente e sottomesso e già comincia ad aver timore di questo gregge, gregge gigante di duecento milioni di latinoamericani nei quali il capitalismo monopolistico yankee vede già i suoi affossatori.
L'ora della sua rivincita, l'ora che essa stessa si è scelta, viene indicata con precisione da un estremo all'altro del continente. Ora questa massa anonima, questa America di colore, scura, taciturna, che canta in tutto il continente con la stessa tristezza e disinganno; ora questa massa è quella che comincia ad entrare definitivamente nella sua storia, comincia a scriverla col suo sangue, comincia a soffrirla e a morire; perché ora per le campagne e per i monti d'America, per le balze delle sue terre, per i suoi piani e le sue foreste, fra la solitudine o il traffico delle città, lungo le coste dei grandi oceani e le rive dei fiumi comincia a scuotersi questo mondo ricco di cuori ardenti, pieni di desiderio di morire per quello che è suo, di conquistare i suoi diritti irrisi per quasi cinquecento anni da questo o da quello. Ora sì la storia dovrà prendere in considerazione i poveri d'America, gli sfruttati e i vilipesi, che hanno deciso di cominciare a scrivere essi stessi, per sempre, la propria storia. Già si vedono, un giorno dopo l'altro, per le strade, a piedi, in marce senza fine di centinaia di chilometri, per arrivare fino agli 'olimpi' dei governanti e riconquistare i loro diritti. Già si vedono, armati di pietre, di bastoni, di machetes, dovunque, ogni giorno, occupare le terre, immergere le mani nelle terre che gli appartengono e difenderle con la loro vita; si vedono con i loro cartelli, le loro bandiere, le loro parole d'ordine, fatte correre al vento, per le montagne e lungo le pianure. E quest'onda di commosso rancore, di giustizia reclamati, di diritto calpestato, che comincia a levarsi fra le terre dell'America latina, quest'onda ormai non si fermerà. Essa andrà crescendo col passar dei giorni; perché formata dai più; dalle maggioranze sotto tutti gli aspetti, coloro che accumulano con il loro lavoro le ricchezze, creano i valori, fanno andare le ruote della storia e che ora si svegliano dal lungo sonno di abbrutimento al quale li hanno sottomessi.
Perché questa grande umanità ha detto basta e si è messa in marcia. E la sua marcia, di giganti, non si arresterà fino alla conquista della vera Indipendenza per cui sono morti già più di una volta inutilmente. Ora, ad ogni modo, quelli che muoiono, moriranno come quelli di Cuba, quelli di Playa Girón; moriranno per la loro unica, vera e irrinunciabile Indipendenza!"
! PATRIA O MUERTE !

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