28 DE ABRILI, FESTA DE SA NATZIONI SARDA
Oggi, 28 Aprile, è la
Festa Nazionale del Popolo Sardo.
Con essa si intende
commemorare quella giornata dell’anno 1794 in cui la popolazione cagliaritana
si sollevò contro la classe nobiliare piemontese che amministrava le
istituzioni dell’allora autonomo Regno di Sardegna per conto del governo
centrale di Torino, costringendola in toto all’immediata fuga dalla città verso
il continente.
Questa sollevazione,
che rappresentò l’esplosione del risentimento popolare e nazionale sardo contro
il duro sfruttamento coloniale e feudale della nobiltà sabauda e l’umiliante
svuotamento dell’autonomia delle istituzioni del
Regnum Sardiniae, diede avvio a un periodo di straordinario
fermento rivoluzionario espresso dai cosiddetti “moti angioyani” (dal nome di
Giovanni Maria Angioy, che presto si mise a capo di essi), che si estesero a
tutta l’Isola e tramite cui si intendeva giungere all’emancipazione delle masse
popolari e contadine sarde dalla servitù feudale e della calpestata Nazione
Sarda dalla dominazione straniera.
Nel Giugno del 1796,
a causa del tradimento filo-piemontese della fazione moderata del “partito
patriottico”, la Sarda Rivoluzione venne sconfitta, le comunità contadine e
cittadine sollevatesi represse in un bagno di sangue e la grande maggioranza
dei patrioti che li guidavano perseguitati, torturati barbaramente e trucidati
a perenne monito. Tra i pochi che riuscirono a salvarsi lasciando la Sardigna,
oltre all’Angioy (che fuggì a Parigi dove morì esule nel 1808 con intatto il
sogno di una Repubblica sarda indipendente luogo di libertà, giustizia e
prosperità per i Sardi), sono da ricordare Gioacchino Mundula (morto esule a
Genova nel 1799), Michele Obino (morto esule a Parigi nel 1839) e, soprattutto,
Francesco Sanna Corda e Francesco Cilocco, che nel Giugno del 1802 guidarono
dalla Corsica un gruppo di seguaci angioyani in una spedizione repubblicana e
antifeudale, al seguito della quale il primo morì sotto attacco sabaudo giorni
dopo una iniziale vittoria e il secondo, tradito, fu consegnato ai piemontesi,
lungamente torturato e infine giustiziato.
I moti della Sarda
Rivoluzione rimangono comunque, nonostante la sconfitta, come fondamentale
punto fermo della nostra storia a rappresentare il momento in cui il Popolo
Sardo affermò, nella pratica, la nascita del moderno sentimento nazionale
sardo, del principio del
nazionalismo
inteso nel suo originario significato di sovranità risiedente nel Popolo e non
già nel sovrano.
Giovanni Maria
Angioy, principale esponente della Sarda Rivoluzione e padre del moderno
sentimento nazionale sardo
Perché celebrare, oggi, il 28 Aprile come
Festa Nazionale del Popolo Sardo?
Non
già, o non solo, per ricordare la lotta del Popolo Sardo contro i Savoia e
contro la loro politica centralistica e assolutistica, ma soprattutto per
sottolineare come oggi la Sardigna, otto anni dopo il 2000 e a trecento anni
dall’inizio della dominazione sabauda, rimanga un Nazione negata, calpestata,
senza stato e come persista ancora adesso tra essa e lo stato italiano un
rapporto di subordinazione che si può a ragione definire coloniale.
Perciò,
fino a quando le nostre coste e i nostri pascoli, risorse fondamentali per
l’economia sarda, saranno occupate da eserciti stranieri, che martoriano la
nostra Terra con la sperimentazione di ordigni e l’addestramento di uomini che
porteranno morte in ogni parte del mondo, e fino a quando la Sardigna verrà
vista come la discarica d’Italia, un giorno progettando per essa un futuro di
discarica nucleare e un altro giorno inondandola dei rifiuti prodotti e non
smaltiti per via dell’ignavia della classe politica italiana e degli interessi
della camorra, noi lotteremo contro lo stato italiano e il colonialismo!
Fino
a quando in Sardigna ci saranno industrie, stabilimenti e modelli economici
imposti d’oltremare come unica via di sviluppo possibile, segnando in realtà il
persistere del sottosviluppo e quindi la rovina della nostra Terra, in cambio
di pochi posti di lavoro, unica fonte di impiego per i nostri operai, costretti
alla continuo sfruttamento sottopagato e per giunta precario per mano di
fantomatici industriali continentali, fino a quando le piccole imprese dei
nostri agricoltori verranno vergognosamente messe all’asta dallo stato come a
Decimoputzu, noi ci opporremo al colonialismo economico praticato da Roma e
intermediato dalla Regione!
Fino
a quando la nostra Storia, la nostra Civiltà, con le sue millenarie forme di
organizzazione territoriale e comunitaria, saranno folklorizzate e usate come
attrazioni turistiche, e la nostra Lingua e Cultura autentica negateci, noi
alzeremo la voce per chiedere che esse vengano riconosciute come i pilastri
della nostra Identità, rivendicandone il ruolo nella nostra Storia e in quella
mediterranea!
Fino
a quando in Sardigna si continuerà a registrare l’impossibilità di poter
realizzare le ambizioni lavorative ed economiche dei nostri migliori giovani, e
quindi la sistematica emigrazione della parte più valida delle nostre risorse
umane, sarà lampante il carattere colonialista dello stato italiano e, con
esso, sarà lampante la via della liberazione nazionale e sociale del nostro
Popolo indicata dalla Sarda Rivoluzione come unica possibile via per risolvere
la crisi che attanaglia l’Isola, sconfiggere il sottosviluppo secolare e
aprirci finalmente, da Nazione di serie A, all’Europa e al mondo!