Contadinus e pastoris in sçòberu de sa fàmini in Deximuputzu
Lo scorso
martedì alcuni contadini e pastori di diverse zone della
Sardinnya hanno occupato la sala consigliare di Decimoputzu e da
lì
hanno avviato l'estrema forma di protesta dello sciopero della fame. A
spingere questi compagni a ciò è stata la messa all'asta
di oltre 5000 piccole aziende
familiari e delle rispettive terre, a causa della legge 44/88
(promulgata dall'istituzione coloniale della Regione e dichiarata
illegale addirittura dalla Commissione Europea), da parte di alcune
banche che con opera di vero strozzinaggio hanno accumulato un credito
di oltre 700 milioni di euro nei loro confronti.
Il 28 de Abrili - Organizadura de sa Juventudi Sarda esprime tutta la
propria solidarietà ai compagni impegnati in questa estrema
forma di protesta e denuncia fortemente i disumani meccanismi su cui si
basa il sistema economico capitalista e neoliberale, a cui la negazione
della nostra sovranità nazionale da parte dello stato italiano
è pienamente funzionale. Solo con la progressiva costruzione di
un alternativa anticolonialista di società (della cui
necessità il documento sotto riportato è perfetta
testimonianza) il Popolo Lavoratore Sardo potrà liberarsi
finalmente dai sopprusi di banche e padroni di ogni sorta
e gestire direttamente le risorse e le ricchezze della nostra
Terra, quindi organizzare collettivamente e autonomamente la propria
vita economica e sociale.
PO UNA TERRA LIBERA ET UNU POLULU SOBERANU!
BIVAT SA LUTA DE EMANCIPADURA SOTZIALI DE IS TRABALLADORIS SARDUS!
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Un documento dei compagni in sciopero della fame:
AI MOVIMENTI SOCIALI, ALLE
ORGANIZZAZIONI DEMOCRATICHE, ALLE ISTANZE DI BASE DELLA SARDEGNA, AGLI UOMINI
ED ALLE DONNE SARDI ACCOMUNATI DALL’IMPEGNO PER LA TUTELA DEL TERRITORIO, I
BENI COMUNI, I DIRITTI, CONTRO LA PRECARIETA’, LE PRIVATIZZAZIONI E LA GUERRA
RAFFORZIAMO E UNIAMO LE NOSTRE LOTTE
Un’altra Sardegna è possibile!
Vi scriviamo dalla Sala Consigliare di Decimoputzu, siamo uomini e donne in
sciopero della fame e in lotta da martedì scorso per rivendicare il nostro
diritto al futuro. Siamo parte di oltre cinquemila famiglie di contadini e
pastori che hanno in corso la vendita all’asta della terra. Se questo disegno
dovesse compiersi, a cinquantamila persone, fra componenti delle nostre
famiglie e quelle dei braccianti, verrebbe compromesso irrimediabilmente il
futuro. Se questo disegno dovesse compiersi tutti i cittadini della Sardegna
sarebbero più poveri. Il cibo che dovremmo comprare nei supermercati sarebbe
sempre meno prodotto dalla nostra terra e noi tutti avremo perso un altro
diritto fondamentale: quello alla sovranità che ci da il diritto a scegliere
chi, come e per chi deve lavorare la nostra terra e produrre il nostro cibo.
LA NOSTRA LOTTA PER LA TERRA E’ PER L’ALTRA SARDEGNA DI CUI ABBIAMO BISOGNO
Noi siamo contadini e pastori e lottiamo per riaffermare il diritto
fondamentale a produrre. Abbiamo nemici potenti, poteri forti che, in nome
delle scelte del mercato, lavorano per negare questo diritto a noi ed a tutti i
cittadini quelli di accedere ad un cibo sano a prezzi giusti.
Nemici che, spesso, sono gli stessi di quelli che incontrano gli altri
movimenti sociali nelle loro vertenze.
Nemici e controparti che, quando non sono gli stessi, hanno, spesso, le stesse
pratiche.
Se le nostre terre produttive saranno vendute all’asta le compreranno quegli
speculatori che combattiamo e denunciamo nelle vertenze contro la
cementificazione e la speculazione.
Se smetteremo di produrre il cibo, avranno vinto le multinazionali e le grandi
concentrazioni commerciali che producono precarietà e sfruttamento.
Se le nostre aziende non
presidieranno le nostre terre, il territorio potrà essere sempre più disponibile
per quelle discariche e quegli inceneritori che combattiamo.
Se perderemo il diritto al lavoro
noi, i braccianti e i lavoratori dell’indotto saranno non solo più poveri ma, anche,
più deboli nel rivendicare i loro diritti con le grandi imprese industriali.
Se perderemo la battaglia per la
dignità dei contadini e dei pastori, come potremo vincere quella per avere un
territorio senza basi militari?
Se anche le aziende contadine e
pastorali sarde producono povertà e precarietà, non
sarà sempre più debole la lotta alla precarietà
per tutti i cittadini sardi?
La nostra battaglia per la
Sovranità Alimentare è solo una faccia per la lotta per la Sovranità dei
cittadini alle scelte sul territorio, il lavoro, la salute, i diritti sociali.
CI SONO MOLTE RAGIONI PER INTRECCIARE LE NOSTRE LOTTE E PER DARE VITA AD UNA
VERTENZA GENERALE PER LA TERRA SARDA
Vi proponiamo di incontrarci e vi
invitiamo nella sala consigliare del comune di Decimoputzu per sabato 6 Ottobre
alle ore 11
Noi non smobiliteremo e la nostra lotta continuerà fino al blocco delle vendite
all’asta e fino a quando non si riaprirà la strada del rilancio per il futuro
per le aziende contadine e pastorali sarde. E’ per noi, una questione di
sopravvivenza ma, anche, l’impegno ad una battaglia per il territorio, i beni
comuni, i diritti del lavoro, il cambiamento di un intero modello produttivo che
ci ha portato al fallimento.
Maria Carmela Pau, contadina Uta
Omero Baira, contadino di
Capoterra
Giorgio Matta, contadino a
Villasor
Maria Bonaria Pani, contadina a
Uta
Giulio Simula, contadino a Uta
Riccardo Piras, contadino a
Decimoputzu
COMITATO DI LOTTA DEI CONTADINI E DEI PASTORI ESECUTATI
SOCCORSO CONTADINO SARDEGNA
ALTRAGRICOLTURA SARDEGNA