“Qui finisce il
passato coloniale. Qui finisce il neoliberismo. Qui finisce il
latifondismo. Agiremo e governeremo come ci chiede il Popolo Boliviano,
e il Popolo ha rifondato la Bolivia”. Queste le parole
pronunciate dal Presidente Evo Morales due giorni fa, nelle ultime ore
di domenica 25 gennaio, di fronte a milioni di boliviani in festa. Il
processo anticolonialista, antiliberista e antimperialista avviatosi
del Paese andino nel gennaio 2006 con l’insediamento del suo
governo popolare, ha appena ottenuto, col trionfo del referendum per
l’approvazione della nuova Carta costituzionale, la più
grande vittoria di questi tre anni di battaglie per il diritto del
Popolo Boliviano di poter disporre e godere delle proprie risorse e
ricchezze naturali.
Con l’approvazione della nuova Costituzione che (analogamente a
quella approvata in Venezuela nel 1999 in seguito
all’insediamento del Presidente Hugo Chavez) sancisce i diritti
finora calpestati delle masse popolari e indigene di gestione del
proprio territorio, infatti, vengono poste le basi politiche e
giuridiche per la rifondazione delle strutture economiche e sociali del
Paese e, quindi, per un deciso passo in avanti del processo che, nei
programmi del Governo rivoluzionario boliviano, dovrà portare al
superamento dell’attuale modello capitalistico (che, specie in
America Latina, e specie con la crisi finanziaria che dallo scorso anno
ha colpito il mondo, sta dimostrando tutta la sua drammatica
inadeguatezza nel soddisfare bisogni più basilari
dell’uomo) e alla costruzione, per dirla come il Presidente Evo
Morales, del “Socialismo Indigeno”.
Questo fondamentale e storico successo, è l’ultimo di una
lunga serie di importanti vittorie che negli ultimi mesi hanno
caratterizzato e arricchito la lotta dei Popoli dell’intera
America Latina per la propria indipendenza integrale dalle ingerenze
imperialiste, per una democrazia maggiormente profonda e partecipativa
rispetto a quella classica liberale e per un modello societario
alternativo a quello del capitalismo neoliberista: prima di tutto
l’approvazione nello scorso settembre in Ecuador di una
Costituzione nelle sue linee sostanziali e basilari analoga a quella
boliviana, e che il Presidente Rafael Correa ha dichiarato dover
fungere da base per la costruzione nel Paese del “Socialismo del
XXI secolo”; inoltre le vittoria nello scorso novembre nelle
elezioni amministrative di Venezuela e Nicaragua del PSUV (Partido
Socialista Unido de Venezuela) e del FSLN (Frente Sandinista de
Liberación Nacional), che conferma la tenuta della Rivoluzione
Bolivariana dopo la battuta d’arresto subita nel referendum per
la riforma costituzionale del dicembre 2007 (perso per pochi decimi
percentuali) e della Rivoluzione Sandinista in seguito alla sua ripresa
dopo un quindicennio nel gennaio 2007 con l’insediamento del
Presidente Daniel Ortega; infine l’affermazione in El Salvador
nelle elezioni legislative della scorsa settimana degli ex-guerriglieri
del FMLN (Frente Farabundo Martí para la Liberación
Nacional) che diventano così il primo partito del Paese e si
presentano favoriti alle elezioni presidenziali del prossimo 15 marzo.
Questa ondata di successi di forze popolari tanto affini a Unidade
Indipendentista e alla sua componente giovanile del 28 de Abrili, pur
nella radicale differenza di contesto geopolitico, non può che
essere di buon auspicio per tutti noi. Infatti i valori e i programmi
di cui siamo portatori e che, a partire dalle elezioni del 15 e 16
febbraio e per gli anni a venire, proporremo al Popolo Sardo fino al
conseguimento della sua totale emancipazione nazionale e sociale, si
impongono pacificamente e si mostrano vincenti ed efficaci in un intero
Continente: dal riconoscimento e la salvaguardia delle identità
etniche e degli idiomi locali e “indigeni”, al diritto di
autodeterminazione e sovranità dei popoli e delle nazioni; dalla
valorizzazione e sostegno dei prodotti locali e delle loro peculiari e
uniche forme di produzione, con decisi interventi pubblici di
incentivazione, alla lavorazione interna delle materie prime con la
conseguente opposizione a ogni tipo di depredazione esterna; dallo
sviluppo di un modello di organizzazione socio-economica incentrato
sull’uomo e non sul mercato, compatibile e funzionale alla tutela
e alla strenua difesa dell’ambiente e dell’ecosistema, alla
crescita qualitativa dei settori della sanità e
dell’istruzione e del diritto di accesso gratuito a queste in
ogni ordine e grado; dalla sperimentazione di innovative e originali
forme di partecipazione democratica (che superino radicalmente il
modello occidentale e “americanizzato” di democrazia basato
sull’esclusione e la negazione del potere decisionale delle
comunità e sulla delega di oligarchie politiche totalmente
estranee ad esse), come l’utilizzo di referendum consultativi per
le decisioni di maggior rilievo e importanza per la cittadinanza, alla
netta opposizione al pensiero unico neoliberista, allo sfruttamento
neocoloniale dei popoli, dei territori e delle risorse del Terzo mondo
e delle “periferie” del Primo mondo (come la Sardigna) e
alla guerra come strumento dell’imperialismo per difendere e
rafforzare la sua supremazia a livello mondiale.
Quindi, rafforzati nella nostra convinzione che l’
alternativa anticolonialista
di società è possibile, e naturalmente coscienti che
quella sarda dovrà avere forme originali, consone e in simbiosi
col nostro tessuto nazionale, ribadiamo il nostro massimo impegno al
suo conseguimento e ci appelliamo a tutti i giovani sardi, lavoratori
precari e disoccupati, studenti e operai, pastori e impiegati,
contadini e artigiani, pescatori e commercianti, affinché
inizino da subito a contribuire al proprio riscatto nazionale e
sociale, scegliendo e rafforzando alle elezioni del 15 e 16 febbraio
Unidade Indipendentista.
EST ORA DE UNIDADE INDIPENDENTISTA!!!
EST ORA DE SA JUVENTUDI INDIPENDENTISTA!!!