CON IL POPOLO PALESTINESE E CON LA GAZA CHE RESISTE CON GRANDE VALORE

Il 28 de Abrili, Organizzazione della Gioventù indipendentista e socialista sarda, esprime tutta la propria fraterna e calorosa solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini del glorioso Popolo Palestinese in seguito alla tragica e sanguinosa settimana appena trascorsa che ha visto lo sterminio di oltre 120 fra civili e partigiani (di cui quasi un centinaio nei soli giorni di sabato e domenica) nel corso dell’infame offensiva dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza, che prosegue la sua eroica Resistenza all’assedio sionista e a un embargo che priva i suoi abitanti di viveri, medicine, elettricità e altre primarie fonti energetiche e di sussistenza.

Questo ennesimo barbaro attacco dimostra una volta di più la realtà, sbattendola in faccia a una opinione pubblica occidentale sorda, cieca e muta nei confronti dei crimini sionisti per via dei propri sensi di colpa per la persecuzione e lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, sensi di colpa che cerca di espiare con il complice appoggio al criminale e colonialistico progetto sionista. Realtà che, come confermato ancora una volta, vede l’illusorio specchietto delle allodole di fumosi e indefiniti negoziati (l’inseguimento dei quali equivale più o meno all’inseguimento dell’illusione ottica di un orizzonte fisico, che sembra allontanarsi man mano che si ci si avvicina) come mezzo da parte della entità colonialistica e confessionale sionista per rinviare all’infinito la tanto decantata soluzione dei “due popoli due stati” continuando il massacro del Popolo Palestinese fino al tragico punto di non ritorno in cui sarà impossibile parlare di due popoli perché quello palestinese sarà stato totalmente annientato dall’olocausto sionista.

Denunciamo quindi l’ipocrisia e la malafede che sta dietro alla posizione maggioritaria in Occidente secondo la quale la soluzione dei “due popoli due stati” sarebbe dietro l’angolo ma resa impossibile dal presunto fanatismo di determinate fazioni della Resistenza palestinese: lo stesso Movimento popolare antimperialista Hamas subito dopo la trionfale vittoria elettorale del gennaio 2006 si disse pronto a una tregua di lunga durata finalizzata alla costruzione di uno stato palestinese entro confini del 1967, pur rifiutandosi di riconoscere lo stato israeliano avvallando e legittimando l’olocausto subito negli ultimi 60 anni dal proprio popolo, operazione che invece è sarà sempre l’obiettivo dei sionisti che rifiutarono con sprezzo la proposta. La soluzione dei “due popoli due stati” era a portata di mano: sarebbe bastato che le forze di occupazione sioniste si fossero ritirate (come hanno fatto anni fa con la sola Striscia di Gaza) da tutti territori occupati nel 1967 e permesso all’ANP di crearvi il proprio stato. E invece no. Oltre a non accettare i suddetti confini per via della presenza di Gerusalemme Est (e l’irrazionale e arrogante volontà di tenersi per intero questa città dal fondamentale valore storico, religioso e simbolico è indicativa della reale volontà sionista circa la positiva conclusione di un qualsivoglia processo di pace), si voleva che il Popolo Palestinese riconoscesse, avvallasse e legittimasse lo stato israeliano e con esso il cruento genocidio subito (e tuttora in corso) per mano dell’occupante sionista.

L’unica soluzione che pertanto auspichiamo, per quanto ci rendiamo contro di quanto il clima di odio e diffidenza reciproco innestato dalla colonizzazione sionista la renda illusoria nel breve e nel medio termine, è quella di un grande stato palestinese laico, plurietnico e pluriconfessionale in cui cittadini di ogni nazionalità (araba, nordamericana, tedesca, russa, ecc.) e religione (musulmani, ebrei e cristiani, nonché atei) possano convivere pacificamente liberi da progetti xenofobi e colonialistici quali quello sionista. Ben venga la soluzione dei “due popoli due stati” (nonostante quello ebraico non sia da considerarsi un popolo bensì una comunità religiosa) con l’accettazione dei confini del ’67 come fase intermedia della soluzione dello stato palestinese unitario plurietnico e pluriconfessionale. E soprattutto ben venga una tregua di lunga durata che possa porre fine al genocidio del Popolo Palestinese. Ma, lo ribadiamo ancora, non si pretenda che questo riconosca i suoi aguzzini e la legittimità dell’operazione di colonizzazione della propria Terra e sterminio dei propri figli.

Intanto, preso atto della volontà dello stato israeliano di osteggiare ogni reale possibilità di risoluzione equa e pacifica del conflitto, non possiamo che ribadire l’incondizionato appoggio alla Resistenza di questo eroico e martoriato Popolo fratello mediterraneo, ed esprimere l’augurio affinché la lotta fratricida fra Hamas e Al-Fatah cessi quanto prima per una lotta unita, più forte e quindi vittoriosa.

BIVAT SA PALESTINA LIBERA!
INTIFADA FINTZAS A SA BINCIDA!


Casteddu, 5 de Martzu de su 2008

28 de Abrili - Organizadura de sa Juventudi Sarda
po s’Indipendéntzia, sa Democratzia direta e su Sotzialismu