CARTA DI BREST
I. Situazione imperialista in Europa
a. L’imperialismo sistema
universale. In quanto fase dell’economia, l’imperialismo moderno si situa
fondamentalmente allo stadio monopolistico del capitalismo. Si tratta di un
sistema mondiale che trae un sovrapprofitto dai paesi colonizzati mentre
sfrutta il proletariato dei paesi imperialisti.
Essendo l’imperialismo un sistema
universale, numerosi popoli, in gradi diversi e in situazioni storiche
particolari, soffrono l’oppressione coloniale, la dominazione neocoloniale e
altre forme di oppressione nazionale. L’Europa non fa eccezione a questa regola
e ciò significa che oggi esistono ancora, alla periferia del sistema
capitalistico europeo, alcuni popoli che sono sottoposti allo sfruttamento da
parte di diversi gruppi monopolistici. Questa oppressione esiste dunque, e in
gradi diversi:
- sotto la forma di un supersfruttamento diretto,
nell’ambito del capitale monopolistico di Stato;
- sotto la forma dei monopoli europei, che scavalcano
sempre più il ristretto ambito dei vecchi Stati europei nella misura in cui
avanza l’integrazione capitalistica, nel quadro del Mercato Comune;
- sotto la forma, infine, delle grandi imprese
multinazionali, la cui strategia si basa sull’adattamento alla crisi attuale
del capitalismo mondiale di fronte alle difficoltà monetarie.
b. Gli effetti dell’imperialismo.
Per queste ragioni, il capitalismo provoca l’instaurazione di un sistema di
oppressione nazionale e sociale di cui soffrono, in modi e in gradi diversi,
alcuni popoli:
- Il colonialismo
si manifesta con tre aspetti principali che sono interdipendenti: aspetto
economico, aspetto politico e aspetto socio-culturale. L’aspetto economico
appare quello fondamentale in quanto gli aspetti politici e
socio-culturali provengono dagli interessi economici del capitale
monopolistico. La dominazione politica, e perfino militare, non possiede
altro obiettivo che quello di permettere la penetrazione capitalistica. La
distruzione della cultura di alcuni popoli è una conseguenza di questo intervento
politico ed economico. Una volta realizzata tale distruzione,
l’introduzione della cultura dominante faciliterà tutte le oppressioni
sociali, al primo posto delle quali si situa, evidentemente, lo
sfruttamento economico da parte del capitalismo.
In questo
contesto, sappiamo che:
- il popolo
irlandese soffre direttamente gli effetti del colonialismo al Nord e del
neocolonialismo al Sud (anche se questa situazione tende ad una integrazione
coloniale pura e semplice anche al Sud);
- il popolo galego
soffre l’oppressione fascista che garantisce la dominazione dei gruppi
monopolistici dello Stato spagnolo;
- il popolo bretone
soffre direttamente la dominazione colonialista nel quadro del centralismo
politico che è il miglior supporto del capitalismo monopolistico di Stato in
Francia. Lo stesso accade ai popoli basco
e catalano del Nord;
- il popolo gallese
soffre gli effetti del colonialismo e del centralismo dello Stato britannico;
- il popolo sardo
soffre gli effetti della dominazione coloniale e dell’oppressione nazionale da
parte dello Stato italiano e la Sardegna, per la sua posizione strategica, è
inoltre sottoposta all’occupazione militare da parte dell’OTAN-USA e funge
pertanto da base di aggressione contro il proletariato e i popoli d’Europa.
- Nei casi della Catalogna-Sud e di Euskadi-Sud, l’imperialismo si manifesta sotto un
aspetto diverso che non può essere definito come coloniale. Si tratta di
un imperialismo di sfruttamento, dove il dominio persegue l’obiettivo
della conservazione della riproduzione delle condizioni che permettono
l’estrazione permanente di plusvalore, favorendo così lo sviluppo
capitalistico dell’economia.
II. La questione nazionale e il socialismo
Nello studio attuale dell’imperialismo, la situazione coloniale nella
quale si trova la maggioranza dei nostri popoli provoca l’impossibilità di una
evoluzione che segua i modelli dei cosiddetti paesi sottosviluppati
contemporanei. In effetti, le borghesie autoctone si trovano nell’impossibilità
di accumulare il capitale necessario per la loro espansione: pertanto il
surplus economico creato nei nostri paesi viene drenato dalle metropoli
attraverso i meccanismi bancari. Conseguentemente, l’esistenza di una borghesia
nazionale si rivela totalmente impossibile. Le borghesie dei nostri paesi sono
destinate a svolgere il ruolo di “borghesie compradore”:
sono gli agenti attraverso il quale il capitalismo esercita il proprio dominio
sui nostri popoli. Anche nel caso che esistano residui o inizi di formazioni
borghesi dai caratteri più o meno nazionali, questi possono svolgere soltanto
un ruolo marginale.
Da ciò si deduce l’impossibilità, da parte della borghesia cosiddetta
“nazionale”, di svolgere un ruolo dirigente nel movimento di liberazione
nazionale. Crediamo che la lotta contro l’imperialismo sia indissociabile dalla
lotta contro i suoi agenti locali: le “borghesie compradore”.
Diversamente, in Euskadi-Sud e in Catalogna-Sud, lo sviluppo
capitalistico dell’economia permette l’esistenza di una borghesia nazionale che
può mostrare contraddizioni secondarie rispetto all’imperialismo oppressore.
Tuttavia queste borghesie, allo stadio attuale dello sviluppo delle forze
produttive e di concentrazione monopolistica, non possono svolgere alcun ruolo
dirigente nella lotta di liberazione. Le loro contraddizioni nei riguardi del
proletariato si sono sviluppate a un tale livello che diventano principali
rispetto a quelle esistenti nei confronti dell’imperialismo. Nell’epoca
dell’imperialismo, la borghesia non ha più carattere rivoluzionario.
La lotta per la liberazione nazionale non è una lotta diversa da quella
per il socialismo. Non è più possibile sostenere soltanto che la lotta di
liberazione nazionale è legata a quella per l’emancipazione sociale: entrambe
sono una sola ed identica lotta. La lotta
di liberazione nazionale è soltanto l’aspetto particolare che assume la lotta
di classe nei paesi oppressi e sottoposti ad uno sfruttamento coloniale; la
lotta per il socialismo assume, per i nostri popoli, la forma di una lotta di
liberazione nazionale.
Giunti a questo punto, vogliamo denunciare gli opportunisti di destra e
di sinistra. Quelli di destra sostengono: “liberiamoci prima nazionalmente e
poi instaureremo il socialismo”. Lo Stato è, sempre, uno strumento di dominio
da parte della classe che si trova al potere. Uno Stato al di sopra delle
classi sociali, uno Stato “senza carattere di classe” non può esistere. Questo
Stato “senza carattere di classe” nel quale gli opportunisti di destra vogliono
farci credere, non può essere una cosa diversa dalla continuazione, più o meno
mascherata, del dominio imperialista mediato dai suoi agenti locali, sotto un
regime di indipendenza puramente formale come è il caso dell’Irlanda del Sud.
Gli opportunisti di sinistra dicono: “instauriamo il socialismo e poi il
socialismo libererà i popoli oppressi”. Il socialismo non è una cosa astratta:
esso deve adattarsi alle condizioni specifiche di ciascun paese.
La storia ci insegna che la via al socialismo non è stata percorsa nella
stessa maniera dai diversi paesi (URSS, Cina, Cuba, Vietnam ecc.). Coloro che
negano l’ambito nazionale della via al socialismo sono fautori, nella maggior
parte dei casi, dell’assetto attuale degli Stati imperialisti.
L’internazionalismo proletario
non significa la negazione dell’esistenza di popoli diversi ma l’affermazione
della fraternità e dell’uguaglianza di tutti i popoli del mondo.
III. Mezzi di lotta rivoluzionaria
Tenendo conto delle condizioni esistenti nei paesi oppressi dell’Europa
occidentale, dove i caratteri delle borghesie nazionali rendono impossibile la
separazione della lotta di liberazione nazionale da quella per l’emancipazione
sociale, è soltanto attraverso la mobilitazione di tutto il popolo in un
movimento di massa e di resistenza diretto dal proletariato (mobilitazione
costruita sopra questioni che interessano direttamente il popolo e che dividono
il più efficacemente possibile gli imperialisti e i loro alleati), che è
possibile arrivare alla liberazione nazionale. Il dovere principale
dell’avanguardia rivoluzionaria dei popoli oppressi dell’Europa occidentale è
quello di lavorare per questa unità essenziale del popolo. Il movimento
rivoluzionario deve dirigere la lotta delle masse senza separarsene mai e senza
mai porsi a lato della propria base popolare. Dobbiamo opporci tanto a chi
vuole sostituire questo lavoro di lotta massa in favore di un militarismo
elitario e isolato, quanto agli estremisti che intendono saltare le differenti
fasi del processo rivoluzionario in favore della retorica e dell’avventurismo.
La violenza, tuttavia, esiste e proviene dagli Stati imperialisti.
L’emigrazione, la miseria, la rapina delle risorse naturali e la repressione
formano lo sfondo dell’imperialismo che tenta sempre, mediante la violenza
aperta, di mantenere e di giustificare il suo dominio. Nessun popolo ha mai
raggiunto la propria liberazione se non attraverso la lotta di massa quale
risposta alla violenza dell’imperialismo.
I partiti firmatari affermano il diritto dei popoli oppressi ad opporre
la violenza rivoluzionaria alla violenza controrivoluzionaria. Non dobbiamo
però dimenticare che la violenza rivoluzionaria è la risposta di un popolo
oppresso ma organizzato nella resistenza: questa violenza non è mai, in
effetti, la risposta di individui irresponsabili che non sono in grado di
sostenere una lotta politica dura e prolungata.
La storia di tutti i movimenti unicamente militari e senza un fondamento
politico nella lotta di liberazione nazionale, è la storia di una sconfitta
o, al massimo, una storia che ha portato
ad un cambiamento nelle sovrastrutture della dominazione imperialista ma che
non ha minimamente alterato le basi della situazione di oppressione nazionale e
sociale.
IV. Dichiarazione finale
Partendo dall’analisi appena compiuta della situazione europea e dalla
risposta rivoluzionaria che abbiamo deciso di dare per la liberazione nazionale
dei nostri popoli e per la costruzione del socialismo, proponiamo i punti
seguenti come base teorica di una prassi rivoluzionaria conseguente nella battaglia
per una Europa socialista fondata sull’uguaglianza dei popoli che la
compongono:
- Riaffermiamo il diritto inalienabile dei popoli
all’autodeterminazione nazionale.
- Lottiamo contro l’oppressione economica, sociale,
politica e culturale dei nostri popoli e perché essi raggiungano il potere
in tutti i settori della società.
- Lottiamo contro tutte le forme e le strutture che
perpetuano l’alienazione, lo sfruttamento e la degradazione della persona
umana, in particolare contro il fascismo, il razzismo e il settarismo.
- Auspichiamo che ciascun popolo oppresso si dia la
propria organizzazione rivoluzionaria nel proprio ambito nazionale, quale
mezzo indispensabile per portare a termine la propria battaglia nazionale
e rivoluzionaria.
- Riaffermiamo la necessità della distruzione di
tutte le strutture capitalistiche e imperialistiche e combattiamo per
l’appropriazione da parte del popolo di tutti i mezzi di produzione, di
distribuzione e di credito.
- Ci pronunciamo per la costruzione, nei nostri
paesi, di un regime democratico e popolare nel quale le classi lavoratrici
assumano il potere.
- Ci pronunciamo per la costruzione di una economia
socialista pianificata, al servizio dei lavoratori e sotto il loro
controllo democratico e popolare.
- Lottiamo per l’uso ufficiale, presso i nostri
popoli, delle loro lingue e delle loro culture nazionali, stabilite su
basi popolari e scientifiche, considerando questa rivendicazione come
parte integrante della costruzione del socialismo nei nostri paesi.
- Solidarizziamo con la lotta di tutti i popoli del
mondo contro il colonialismo e l’imperialismo, per l’instaurazione delle
libertà nazionali e per la costruzione del socialismo.
- Ci appelliamo alla solidarietà rivoluzionaria di
tutti i popoli oppressi e di tutte le forze progressiste del mondo con le
lotte che conduciamo contro il nemico comune: l’imperialismo mondiale in
tutti i suoi aspetti e le sue realtà.
- Ci pronunciamo per la costruzione di una Europa
socialista di tutti i popoli che la compongono, su un piano di
uguaglianza, di rispetto e di riconoscimenti reciprochi.
Sopra la base dei punti e delle analisi stabilite e nel nome dei nostri
sette popoli, ci appelliamo a tutte le organizzazioni rivoluzionarie dei popoli
oppressi d’Europa perché si uniscano a noi nella lotta per la costruzione di
una Europa socialista dei popoli.
PROLETARI DI TUTTI I PAESI E POPOLI OPPRESSI, UNIAMOCI!
VIVA L’INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!
UPG – Union do Pobo Galego / Unione del Popolo Galero [Galizia]
UDB – Unvaniezh Demokratel Breizh / Unione Democratica Bretone [Bretagna]
IRM – Irish Republican Movement / Movimento Repubblicano Irlandese (Sinn Fein & IRA ufficiale) [Irlanda]
CG – Cymru Goch / Galles Rosso [Galles]
EHAS – Eusko Herriko Alderdi Sozialista / Partito Socialista del Popolo
Basco [Euskadi Nord]
HASI – Herriko Alderdia Sozialista Iraultza / Partito Socialista
Rivoluzionario del Popolo [Euskadi Sud]
ECT – Esquerra Catalana dels Treballadors / Sinistra Catalana dei
Lavoratori [Catalogna Nord]
PSAN-P – Partit Socialista d’Alliberament Nacional dels Paisos
Catalans-Provisional / Partito Socialista di Liberazione
Nazionale-Provvisorio [Catalogna Sud]
MPS – Moimentu de su Populu Sardu / Movimento del Popolo Sardo [Sardegna]
Brest, 3 febbraio 1974
Mur de Bretagne, 18 aprile 1976
Parigi, 19 luglio 1977