Quale valore ha il nostro simbolo?
Sig. Renato Soru, Sig. Presidente della Regione,
sono la madre di Pier Franco Devias, un detenuto nel carcere di Buoncammino
appartenente all’organizzazione indipendentista a Manca pro s’Indipendentzia, in carcere ormai da quasi sei mesi
ancora in attesa di conoscere le accuse per cui è meglio che stia sotto
custodia cautelare.
Nel frattempo che i detenuti di questo gruppo ed i loro genitori continuano
a chiedersi, come nei romanzi polizieschi: “chi ci guadagna dalla loro
carcerazione?”, molta gente si è avventurata per le strade addobbate con i
“simboli natalizi” alla ricerca di un regalo simbolico, anche di pochi soldi,
come segno di affetto. Anche io, perchè mio figlio potesse sentire l’affetto
della famiglia, ho voluto portargli, in prigione, un regalo di pochi soldi ma
che sapevo assai gradito: una bandiera.
Ci sono migliaia di bandiere, ma questa non si presta a sventolare fuori
dai finestrini, nelle corse spericolate dei vincitori alla fine delle partite
di campionato di calcio o ai giochi dei lupetti. Per ciò che rappresenta questa
bandiera sono morti migliaia di sardi e in ricorrenze di avvenimenti storici
viene spiegata al vento perchè tutti facciano memoria. Questa bandiera è issata
su aste nella facciata principale degli edifici più importanti in cui vengono
espletate funzioni regionali, comunali o di rilevanza pubblica e
sociale……………ma, la stessa bandiera non può entrare dentro una cella!
C’è da rilevare che la bandiera che intendevo regalare a mio figlio è in tessuto
leggerissimo, di forse due millimetri di spessore, con solo quattro visi di
profilo separati da una croce di color rosso, che appare innocua sia per
l’immagine rappresentata, sia per l’uso che se ne potrebbe fare, in quanto non
taglia e non si annoda.
L’oggetto simbolico che mi è stato restituito dalle guardie carcerari è la
bandiera della Sardegna.
So che chi profana la bandiera “nazionale” italiana può essere accusato di
vilipendio e capisco che la mia bandiera sarda può avere valore solo per una minoranza
che crede in questo simbolo che ci rappresenta davanti al mondo intero, ma non
mi sembra il caso di restituirla senza una spiegazione!
Nessuno fra gli interpellati nel servizio di controllo ha saputo o voluto
fornirmi una motivazione per il rifiuto, ed i superiori, con i quali ho chiesto
di parlare, guarda caso erano tutti impegnati………..prima di andare via ho
comunicato che avrei scritto una lettera e mi è stato risposto: “fa bene!”, ed io sono di parola………
Forse è il caso di riflettere, Sig. Presidente Soru, sulla faccenda del
rifiuto dei simboli che, per paura degli individui troppo suscetibili, sta
svilendo ogni iniziativa. I simboli sono i segni che contraddistinguono i
popoli, le religioni, le culture, le tradizioni…..mi chiedo: l’anno prossimo ci
sarà ancora il natale? Qualcuno infatti potrebbe magari pensare che non sia il
caso di portare avanti questa festa che potrebbe offendere la sensibilità di
coloro che non condividono la tradizione cristiana.
Io sono cattolica e mi chiedo cosa proverebbe un credente se gli
impedissero di ricevere un rosario o una bibbia.
Può una bandiera che rappresenta un Popolo, Sig. Presidente, esser negata a
chi l’ha eletta simbolo della propria identità davanti al mondo?
La madre di Pier Franco Devias.
