
Tra
il 16 e il 19 settembre lo stato spagnolo ha inferto l'ennesimo colpo
mortale alla democrazia in Euskal Herria e gettato l'ennesimo barile di
benzina su un conflitto armato il cui prolungarsi all'infinito, per via
della tanto evidente quanto ovvia disparità delle forze in
campo, non può che rappresentale un sostanzioso e significativo
tornaconto a favore dello stato spagnolo nella sua cinica operazione di
negazione delle libertà democratiche e del diritto
all'autodeterminazione del Popolo Basco. In questi giorni infatti sono
stati dichiarati illegali dalla magistratura spagnola, applicando la
cosiddetta liberticida "legge sui partiti", i due principali partiti
che sono andati a ricoprire quel vuoto di rappresentatività
creatosi con l'illegalizzazione di Batasuna, Accion Nacionalista Vasca
(ANV) e il Partito Comunista delle Terre Basche (EHAK). Il motivo che
ha permesso alla vergognosa legge in questione di illegalizzare i due
soggetti è, per l'appunto, la semplice affinità politica
e ideologica con Batasuna, ergo il progetto della sinistra
indipendentista (che, per rendere meglio l'idea a chi pensasse che si
stia parlando di forze irrilevanti, nei Paesi Baschi può contare
su una base sociale di circa il 20% della popolazione) della creazione
di uno stato basco sovrano, democratico e socialista. Ora non vogliamo
entrare nel merito del presunto rapporto braccio politico - braccio
armato fra Batasuna e ETA (quest'ultima si pone comunque
indubbiamente come movimento armato dell'area politica e sociale in
questione in un contesto in cui la fine formale del franchismo non ha
significato la fine della repressione e in cui la tortura contro i
prigionieri politici e gli omicidi extragiudiziari sono ordinazia
amministrazione), ma il fatto che tutti i partiti, le organizzazioni e
le piattaforme elettorali che appartengono alla sinistra patriottica e
fanno quindi proprio il progetto indipendentista e socialista, debbano
irrimediabilmente essere criminalizzati, perseguitati e infine
illegalizzati pur senza praticare, nè promuovere, nè
propagandare la violenza come mezzo politico ma per il semplice fatto
di presentare delle affinità politiche e ideologiche con
Batasuna e con la stessa ETA è qualcosa di a dir poco
agghiacciante, che dovrebbe far rabbrividire prima, e ribellare poi,
ogni sincero democratico. E' l'ammissione intimidatoria, terroristica e
neanche tanto velata, che a essere perseguibile non è la
violenza politica in sè ma la stessa idea indipendentista e
socialista. E' l'ennesimo tentativo di alimentare lo scontro e rendere
sempre più un miraggio il processo di pace, utilizzando la
repressione e la violenza militare e poliziesca come unico modo per la
risoluzione della questione basca. Se poi si aggiunge che il 17
settembre, nell'ambito della stessa
operazione che ha portato all'illegalizzazione di ANV e EHAK, 21
attivisti delle associazioni per i diritti dei
prigionieri politici sono stati condannati a 200 anni di carcere
complessivi senza l'accusa diretta o indiretta di alcun atto di
violenza ma semplicemente per una presunta e indefinita
"complicità
ideologica" con ETA, inizia a delinearsi il sospetto che la concezione
che si ha della democrazia nelle stanze dei bottoni di Madrid non sia
poi così dissimile da quella di un rotolo di carta igienica
della più
infima qualità.
Quante innocenti vittime basche e spagnole dovranno ancora essere
piante prima che lo stato spagnolo capisca che non esiste repressione
capace di sradicare un sentimento nazionale e sovranista tanto radicato
come quello del Popolo Basco? Prima che i dirigenti spagnoli si
decidano di mettere fine a quelle pratiche che a Madrid sono morte con
Franco ma a Bilbao continuano senza differenze poi così
sostanziali da quelle franchiste, per combattere le quali nacque la
stessa ETA? Prima che gli Zapatero di turno si decidino ad avviare un
processo non dissimile da quello a suo tempo avviato da Blair
(tutt'altro che un sostenitore del diritto all'autodeterminazione dei
Popoli, ma a quanto pare dotato di un buon senso di gran lunga
superiore a quello spagnolo nel tentativo di risoluzione dei conflitti
nazionali interni, laddove l'IRA storicamente non si è certo
rivelata meno determinata di ETA nell'eseguire deprecabili atti di
violenza anche contro civili) che portò alla pacificazione
dell'Irlanda del Nord con il decentramento dei poteri a favore di
irlandesi, scozzesi e gallesi e che porterà con ogni
probabilità entro pochi anni la Scozia al conseguimento di
un'indipendenza del tutto pacifica?
Intanto a dimostrare che il conflitto basco-spagnolo non è un
conflitto tra uno stato responsabile e democratico e una banda di
terroristi esaltati slegati dal proprio tessuto sociale, bensì
tra la volontà di indipendenza di un intero Popolo e l'odiosa,
irrazionale e inaccettabile pretesa di negargliela di uno stato che
tutto può dirsi fuorchè realmente e pienamente
democratico (con buona pace della patetica e penosa sinistretta
politicamente corretta italiota che pensa che basti legalizzare i
matrimoni omosessuali per definire democratico uno stato e ha per
questo eretto il socialfranchista - definizione che alla luce dei
fatti esposti risulta solo in parte provocatoria - Zapatero a proprio
idolo) ci arriva la notizia del fatto che la Corte costituzionale
spagnola ha, negli stessi giorni, rigettato il progetto di referendum
per l'autodeterminazione (del tutto analogo a quello previsto in
Scozia) stilato dal governo basco, formato dagli indipendentisti
cristianodemocratici del PNV e socialdemocratici dell'EA (forze che
governano ininterrottamente la Comunita Autonoma Basca dalla caduta del
franchismo), storicamente rivali interni di Batasuna e della sinistra
indipendentista, tanto da spingere lo stesso premier basco Juan
Josè Ibarretxe ad annunciare un ricorso all'Unione Europea per
"abuso di democrazia" da parte dello stato spagnolo.
Crediamo che ogni commento sia superfluo di fronte alla terribile
oggettività dei fatti. L'unica cosa che possiamo fare è
manifestare tutta la nostra vicinanza e solidarietà a questo
Popolo fratello che è un costante esempio di tenacia e
dignità per tutti coloro che nel nostro Continente così
come in tutto il mondo lottano per la libertà.
ORAIN HERRIA, ORAIN BAKEA! IMOI SU POPULU, IMOI SA PAXI!